L’abuso su minori e la sessualità

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Immagine presa dal web

L’abuso su minori esiste, perché sottovalutato, paragonato a un semplice rapporto sessuale. E il silenzio cala e il parlarne diventa difficile, perché parlare di sessualità è sostanzialmente ancora difficile.

E parliamo allora di sessualità, sforziamoci di comprenderla nel suo vero significato, perché solo questo aiuterà a comprendere che abusare di un bambino non è come fare l’amore con un adulto.

Non è leggendo un libro pruriginoso né legittimando certi schemi televisivi, che tanto appagano la vista e la fantasia di alcuni, che si parla di sessualità. Parlare di sessualità significa tener conto delle difficoltà di ognuno ad interagire con l’altro, significa tener conto anche di quel che significa regalare le proprie emozioni a un’altra persona.

Un giorno un amico mi disse che ci sono due momenti per cui l’uomo sente l’esigenza di nascondersi, per proteggersi perché momentaneamente indifeso, mentre sta defecando e quando fa l’amore. Avere un rapporto sessuale, significa abbassare le difese e mettersi nelle mani di qualcuno. Significa mostrarsi per ciò che si è, e per farlo bisogna fidarsi e accettare l’altro.

Per un bambino, l’abuso equivale a morire dentro. Non è pronto per un carico grande come sono le emozioni dovute ad un rapporto sessuale, e ne esce distrutto, privo della consapevolezza di quel che è veramente.

Se si parla tanto dell’amore, dell’importanza di essere in sintonia con l’altro, della prima volta che “non si scorda mai”, allora bisogna pensare che al bambino il diritto di avere la sua prima indimenticabile volta viene tolto. Perché non dimenticherà mai che qualcuno si è intromesso e gliel’ha rubata. Sì, un adulto si è appropriato di quelle emozioni, gliele ha strappate, per cibarsene e sentirsi più importante, con un ruolo più forte nella società.

Un bambino si affeziona e dona il suo cuore in maniera incondizionata. Anche per questo tendiamo ad avere figli, per sentirci amati veramente, perché l’amore di un figlio è vero e indiscutibile, mentre anche l’amore più grande e appassionato finirà prima o poi per procurarci dei dubbi.

Ma il bisogno di appagamento fisico, visto come rapporto sessuale, è una necessità dell’adulto e non del bambino. Ed è all’adulto che spetta l’unica responsabilità per il danno che al bambino viene fatto.

Per chi proprio non vuole intendere, faccio un esempio semplice semplice: abbiamo un cesto di frutta matura ed un cesto di frutta acerba. Quale dobbiamo scegliere per ottenere una buona marmellata? La frutta matura, dolce e morbida, oppure, quella acerba, aspra e dura?

Certo il bambino ha le fattezze di un adulto, ma così come non è pronto per decidere delle sorti del mondo e non ne facciamo un presidente o un amministratore delegato, in questo modo non ne possiamo fare l’amante adatto a soddisfare i nostri bisogni erotici…

Identifichiamo l’abuso sessuale su minori per quello che è realmente: una perversione, che porta a soddisfare le proprie fantasie e non ha importanza se si ha di fronte un bambino, un animale o un oggetto. L’unica differenza sta nella soddisfazione di aver sottomesso un essere umano. Soddisfazione che porta l’adulto a sentirsi principe in un mondo dove in realtà non sa essere nessuno.

Vi chiedo di indignarvi di fronte all’abuso su un minore. Vi chiedo di informarvi, di dire la vostra, di partecipare, di pretendere un intervento. Una pretesa questa che dovete avere soprattutto con voi stessi, perché l’abuso riguarda l’intera società e anche chi non vuol vedere o sentirne parlare può venirne colpito in qualche modo.

Guardate l’immagine in evidenza. Come quella bambina mi sono ritrovata innumerevoli volte, sola, con l’ombra dell’uomo che mi ha usata per soddisfare se stesso.

Ed è per spiegarvi cosa ho provato, cosa significa essere abusati che vi invito al Circolo dei Lettori a Torino il 19 aprile alle 18. Con il mio libro Le mie pagliuzze  vi parlerò della verità.

61 pensieri su “L’abuso su minori e la sessualità

  1. Si tratta di perversioni, frutto di menti malate e deviate, con il presupposto tuttavia che chi compie queste azioni è consapevole della brutalità che sta commettendo.
    Ma non capisce, o finge di non capire, quale danno possa arrecare al minore.
    Accecato dal desiderio di sfogo sessuale, e trionfante (come dici giustamente tu) per il fatto di avere in un certo qual senso sottomesso un corpo ed una persona, per questi ‘mostri’ lo scopo è raggiunto con la loro soddisfazione fisica.
    Omertà paure minacce connivenza e ignoranza fanno da contorno.

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  2. Da anni mi domando come può un adulto abusare sessualmente a un bambino? Ho letto in un articolo in un giornale un paio di anni fa una frase che non dimentico mai.. Si tratta di bambini venduti in Romania per giochi sessuali.. lo poi già averli da due mesi in poi, a partire da 1000 euro con 5000 euro lo poi anche ucciderlo durante il stupro.. … Chi nutre una perversione così non è degno di vivere.. un argomento tropo doloroso 😦

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  3. Non posso aggiungere altro a quanto hai scritto, hai espresso appieno quanto tutti dovremmo capire. Per me non esiste al mondo una motivazione, neanche la pazzia – sono tutti pazzi?!? -, che possano giustificare qualsiasi atto di violenza psicologica e fisica, di manipolazione, nei confronti di un bambino. Sono una madre e ho sempre pensato che ogni donna, ogni uomo, deve sentirsi genitore di ogni bambino, siamo responsabili di quanto accade e non possiamo non guardare e ignorare.

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  4. il sesso con un minore non è mai tale ma una prevaricazione di chi non è ancora maturo a cogliere questo frutto.Non esiste un’età per cui si è maturi ma esiste la consapevolezza di quello che si fa. A volte il minore crede di fare all’amore ma di certo non ne comprende le istanze fa solo sesso. Istigato o plagiato da un adulto che forte del suo potere lo mette in soggezione. E questo avviene molte volte tra le mura domestiche che sono sorde alle istanze del minore.

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  5. Per spiegazioni più psicologico che danno per questo tipo di comportamenti aberranti, non si può capire che ci sono persone con tale devianza sessuale in cui le vittime sono bambini. Si tratta di un tema molto delicato e controverso, ma lo hanno esposto molto bene. Come sempre molto professionale e molto istruttivo.

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  6. Lessi, tempo fa, che una psicanalista, definì l’abuso su minori, l’assassinio dell’anima.
    Mi è rimasto impresso, come un tatuaggio.
    La persona che io conosco, che ha subito molestie, spesso mi dice che è come essere sporcati dal fango.
    È essere impotenti, perché non si ha niente per ripulirsi. Solo il tempo, le ha dato la forza di trovare acqua, sapone e mani energiche per spazzarne via la secchezza che ha ricoperto come squame , i suoi giorni passati…..

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  7. La cosa che più sconvolge è l’animalità d’istinti di questi individui che abusano di minori: è come se ricordi atavici prendessero il sopravvento, finendo per far tornare animale colui che si pregia d’essere umano ed evoluto…
    In bocca al lupo mia dolce amica e tantissimi auguri anche per queste festività a venire…….

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      • Sono quelli che si potrebbero definire come rigurgiti,come istinto a reiterare,proprio di coloro che non hanno ancora superato le fasi di crescita. E, del resto: guardandoci in giro, anche nel nostro paese, possiamo vedere quanto ancora ci sia da fare per superare problemi come l’omofobia, la misoginia, il classismo, la pedofilia che è così intrecciata anche con le mode, con un certo modo di fare pubblicità e tv, con il consumismo che ha individuato nei minori un mercato ampio e molto promettente di guadagni certi. Anche a scapito del buon senso e di quella cura che si dovrebbe avere per gli individui più fragili e plasmabili della società……….

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  8. Ogni qualvolta che leggo di questi abusi, o che se ne parli dal versante letterario, psicologico o di altro tipo mi si accappona la pelle. Sono perversioni come giustamente sostieni anche te, perversioni che le bambine e i bambini si portano dietro per la loro intera esistenza e che si fondano sul potere, altro concetto che hai espresso e che io (scusami ma la penso così) colloco nel più ampio sistema patriarcale. Nelle culture matristiche questa cosa era assolutamente condannata come lo era lo stupro, erano concetti assurdi per loro figurarsi se qualcuno li avesse praticati. Controllo e potere, sottomissione e uccisione del sentimenti. Cara Dora fai un lavoro eccezionale, hai la mia stima completa ma questo in realtà conta nulla, conta il tema e questo tema secondo me è ancora troppo poco sviscerato e fa indignare molto poco rispetto al passato, oggi anche ragazzine di 11-12 anni per ottenere lo smartphone ultimo modello si prostituiscono perché recepiscono loro stesse (in un crescente odio nei loro riguardi e che elargiscono da sole verso loro stesse) come merci tra le merci, e questa errata percezione di loro stesse – che non giudico ma vedo e analizzo senza colpevolizzare le donne che vivono in una società che è essa malata – poi le fa agire in questa maniera perché la cultura esterna è permeata di una sessualità patristica dove i sentimenti sono un orpello, dove il tutto e subito e la regola, e nella pedofilia vale l’impulso strappando così la bellezza di un età, la gioia di vivere quella bellezza che c’è solo in quell’età e che poi muta in altre forme di bellezza se qualcuno non le uccide.
    Ti voglio mandare un abbraccio perché mi hai emozionata. Grazie.
    S.R.

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    • Forse proprio perché il valore personale ha perso consistenza che io sento ancora più necessaria la mia presenza. L’abuso comunque, anche se in misura minore, esiste anche da parte delle donne. In questo caso però è più psicologico e spesso non viene preso in considerazione nella sua effettiva gravità

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      • E sono le donne le prime nemiche del cambiamento, talune intendo… Basta guardare alle madri che fanno in modo di non capire o quelle che orientano le figlie secondo le proprie aspirazioni… questi sono solo esempi

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      • Vedi io non riesco a dire che sono le donne è il patriarcato che per loro è la loro cultura, ma il patriarcato nasce dagli uomini non dalle donne, e nasce per aiutare a mantenere specifiche società fondate sulla disuguaglianza, quindi per me nemici del cambiamento sono le culture e mai le donne sennò da vittime pllagiate e lo siamo fin da bambine da una cultura appunto, diventiamo i carnefici e le donne separandosi e colpevolizzandosi reciprocamente non aiutano il cambiamento perché automaticamente non fanno la guerra alla cultura patriarcale ma trovano un capro espiatorio come vuole lo stesso patriarcato.

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      • Sono cresciuta al sud, dove erano le donne le più grandi nemiche del cambiamento, quelle che crescono i maschi che godranno della tradizione… Non è ovunque così. Ci sono società dove la donna fa fatica a liberarsi, ma ce ne sono altre dove credo non lavori nel modo giusto… Ho visto madri che aizzavano i padri contro i figli. Già la sola frase: “Lo dico a tuo padre!” dovrebbe far pensare…

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      • La vediamo diversamente, poco male, io vivo in un paesino dove una mia amica è stata violentata e una ragazza che conosco dall’età di 10 anni disse: “ha provocato è logico che abbia subito violenza” ecco io queste cose le attribuisco al patriarcato ad una cultura, psicologicamente si dice che la società ci forma, e le donne che non conoscono il loro femminino perché fin da piccole hanno loro insegnato che valevano nulla ma che il maschio vale di più, sono plagiate e violentate psicologicamente poi diventano quello che te descrivi, beh io non mi metto dalla parte di chi violenta, sto dalla parte delle donne plagiate sempre e comunque anche quando esercitano un comportamento patriarcale perché so cosa significa liberarsene e lavorare su se stesse per farlo, so quanto è difficile e quanto è sfiduciata questa prassi. Grazie per il confronto e buone cose.

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      • In realtà non la pensiamo diversamente. Sono d’accordo con le tue parole e le faccio mie, ma cerco di vedere anche lì dove il plagio è tutto al femminile. Io ho subito abuso da un uomo, ma le donne che mi hanno cresciuta mi hanno quasi annientata. È solo una responsabilità diversa quella di cui ti parlo, ma che a volte favorisce o non impedisce l’altra. A mia madre l’ho detto di essere stata abysata, ma ha preferito non credermi per non prendere decisioni e cambiare il suo mondo. Ti assicuro che avrebbe avuto ogni possibilità e forza di carattere per aiutarmi… Mi sa che prima o poi farò un post per parlarne…

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  9. Guarda ho avuto una situazione similare alla tua, ma sono stata sostenuta da mia madre a differenza di ciò che è accaduto a te però mia nonna paterna disse che era normale per un uomo fare quell’atto quindi una figura femminile che mi ha criticata dicendomi che avevo sbagliato io l’ho avuta, è una figura differente da una madre e so quanto dolore possa generare un genitore che non ci comprende e non cerca di capirci, perché mio padre è questo, è un uomo che chiama Put…. le donne cosa che io non faccio mai perché la prostituzione anche nasce con il patriarcato, la responsabilità di cui parli io la identifico nella cultura e nel non conoscere loro stesse, te dici che una donna (e quindi escludi se ho ben capito quanto una cultura dominante possa tangere sulla formazione celebrale e comportamentale di un soggetto donna) ha lei sola la responsabilità di comportamenti come quelli che ti hanno ferita e che ti portano a condannare le donne. Se fosse vero il discorso che fai te una donna in un sistema dove non esiste violenza, stratificazione sociale, dominio, cultura della sopraffazione sarebbe come dici te e si comporterebbe alla stessa maniera, i popoli ancora matrifocali che esistono oggi smentiscono la tua versione. Resto dell’idea che la responsabilità è e resta sempre del patriarcato.

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    • Credo tu non abbia compreso le mie parole. Non giudico la donna responsabile per ciò che le accade e non giustifico nessun atto di violenza, ma non tutte le donne di cui parlo sono state plagiate. Ci sono donne che per loro scopi personali tendono a demolire la libertà di altre.

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  10. Il plagio agito da una donna per me è derivante da una cultura specifica introiettata dalla donna e fatta sua, l’ho detto e lo ripeto, e quella cultura nasce con i Kurgan popoli patriarcali, i primi popoli patriarcali, da allora ne hanno avuto di tempo per far disconoscere alle donne quelle che possono essere. 3000 anni di storia non sono pochi, purtroppo spesso proiettiamo le nostre aspettative Dora, io ho smesso di farlo con mio padre da poco tempo, ho capito che ha assimilato una cultura, che gli fa comodo averla e che non vuole rinunciarvi, non ci può essere confronto con lui perché ha fatto una scelta, ma quella cultura gli appartiene, mentre alle donne quella cultura è stata imposta. Si pensi allo stupro punitivo per farle tacere, è una prassi che esiste da 3000 anni, una donna stuprata e abusata psicologicamente sviluppa un rapporto perverso con chi la aggredisce, e cerca in genere successivamente persone che siano similari a colui o colei che l’hanno abusata e ferita, odiandole-i e amandol@ al contempo e lo fa proiettando un aspettativa di riconoscimento, un riscatto che non arriverà mai, ma questo è appunto uno strumento patriarcale ovvero nato da culture della sopraffazione.

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