La signora Rosa

“Ma no, così non va bene!”, esclamò la signora Rosa vedendomi uscire dalla mia camera. “Non hai una gonna, dei tacchi?”
Mi guardai. Forse aveva ragione, scarpe da ginnastica e jeans non erano l’abbigliamento più adatto per il locale dove voleva portarmi. Ritornai in camera e mi cambiai. Non avevo molta voglia di seguirla, ma la sua ostinata disponibilità non mi permetteva di deluderla. Sì, era una persona molto presente, quasi invadente Continua a leggere

Delirio

Se ne stava seduta sul letto abbracciata alle ginocchia, la schiena inarcata e la testa appoggiata al muro, immobile, ipnotizzata dal soffitto che stava fissando. Aspettava che le palpebre si chiudessero, intenta a coglierne l’attimo preciso. “Forse, se guardassi intensamente la lampadina, potrei diventare cieca.”, pensò spostando lo sguardo sul lampadario. “In questo modo non dovrei più vederlo!”. E fissò la lampadina, ostinatamente, finché non riconobbe più il confine tra Continua a leggere

Farfallina

Erano lì, fermi, mi guardavano. Nessun dubbio aveva modo di esistere, mi stavano aspettando. Il cuore mi diceva di correre, di piangere, di abbracciarmi a loro, invece rallentai il passo e con le mani in tasca trattenni il tempo, prolungando quel momento d’attesa. Avanzai con un sorriso d’intesa, le spalle alzate quasi ad appoggiar la guancia. “Sono io, mi riconoscete?”, chiesi con lo sguardo e il corpo tutto. “Per favore, prendetemi fra le braccia e non lasciatemi andare Continua a leggere

A gamba tesa

Si guardò allo specchio con soddisfazione. Però, era stata brava, nemmeno una grinza o una cucitura mal fatta. Si girò a destra, poi a sinistra. Era venuto proprio come voleva, stretto al punto giusto, non vedeva l’ora di andare a scuola per mostrare il suo capolavoro.
“Ma dove credi di andare con quei jeans così aderenti?”, le chiese la madre, affacciandosi alla porta della sua stanza.
“Si portano così! Ce l’hanno tutte le mie compagne!”, rispose stizzita.
“Sarà! Ma non mi piace come moda. Sono troppo stretti e Continua a leggere

Due giorni

“Entra! Non temere…”, la prese per mano e la condusse in casa.
“Sicuro che poi non si accorgerà di nulla?”, chiese lei con timore.
“Starà via due settimane. Avremo tutto il tempo per mettere a posto!”
“Ma è tutto così strano…”, proprio non le andava di intrufolarsi così nella vita di un’altra. Le pareva una mancanza di rispetto.
“Vieni qui!”, fece lui deciso, tirandola a sé.
Stare tra le sue braccia le fece dimenticare Continua a leggere

Io, mammeta e tu

Come racconta una famosa canzone, ad uscire erano sempre in tre: i due innamorati e la mamma di lei intenta a vigilare sulla castità della figlia. Sempre secondo la succitata canzone, di cui potete leggere le parole qui, i giovani camminavano avanti e la madre dietro, pronta ad intervenire al primo contatto tra i due. Però, qualcosa non torna, perché…

Lei era alta, bella, fiera nel portamento e di fiori vestita. Sì, insomma, prediligeva abiti con fantasie floreali, vaporosi, coloratissimi, tenuti stretti da una cintura in vita, che ben evidenziavano la sue forme Continua a leggere

Grida nell’aria

Un grido, acuto e prolungato, lacerò il cielo. Alzai lo sguardo immediatamente e lo vidi: un passero inseguiva una cornacchia che volava via con un uccellino in bocca, forse un piccolo, forse un compagno o una compagna, forse un amico. Pensai alla creatura che gridava di dolore per la perdita, pensai alla vittima, ormai non più salvabile, e pensai al predatore reo di tale delitto.
Mi stupì l’audacia del passero, il suo coraggio, la convinzione di poter intervenire e cambiare le cose. E mi stupì la fuga della cornacchia, sicuramente più forte, ma indubbiamente timorosa di perdere la sua preda. Questa convinzione Continua a leggere