La purificazione – parte 2

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“Anima intrappolata”Cecilia Gattullo

Per chi non avesse letto il precedente post “La purificazione“, avverto che questo ne è il seguito. E’ stata la blogger Pierretlesanbitter del blog Come da una finestra a stuzzicarmi e farmi pensare ad una seconda parte.

Chiuse gli occhi, serrando i pensieri nell’oscurità. Quell’uomo le aveva promesso l’appagamento dei sensi e l’annullamento di ogni altra aspirazione. “Ti farò raggiungere vette così alte che non avrai più voglia di lui!”, le aveva assicurato. E lei ci aveva creduto. Ci contava su quel piacere anestetizzante. Lo voleva, lo pretendeva, così come si può ricorrere ad un farmaco per quietare la ragione. Voleva qualcosa da ricordare e desiderare ancora e ancora, qualcosa che la distraesse per sempre. Un’ossessione che potesse sostituire quella presente, e liberare la sua anima intrappolata in un sentimento che la stava consumando.

Sentiva le mani di lui, ruvide, che le graffiavano la pelle. L’umidità delle sue labbra ne segnava il passaggio, lasciandole l’istinto di ripulire il ricordo di quell’avida esplorazione. Il respiro affannato le rammentava il rantolo di un moribondo e i suoi lamenti si insinuavano in lei come lame fredde e sottili. Non udiva la sua carne gemere. Non sentiva quel piacere osannato, ma solo il pulsare del sangue nelle tempie, e il freddo che impediva alla sua carne di rilassarsi, di lasciarsi andare a quelle carezze. Era certa che in altre occasioni avrebbe potuto richiedere ripetutamente quelle premure, perché sensuale era quel tocco sapiente, ma in quel momento provava repulsione, soprattutto per il motivo che l’aveva portata in quel luogo. Se era l’amore il suo tormento, come poteva pensare di tacitarlo soddisfacendo il corpo? Perché stava facendo di quell’uomo l’obiettivo dei suoi giorni? Era questa l’esaltazione che cercava? O era un risarcimento che si concedeva per quell’amore mancato?

Aprì gli occhi, si fece spazio tra le lacrime che le annegavano la vista, e lo guardò. Era chino su di lei, intento a cibarsi della sua debolezza, come un animale affamato. “Sì, fai di me ciò che vuoi!”, pensò tra i singhiozzi. “Perché io non so cosa farmene di questo corpo che mi mortifica con il suo reclamare…”, e ripensò all’amore rifiutato. Ripensò all’uomo mai avuto, che l’aveva esaltata riportandola in vita, per poi lasciarla sola nelle spirali di quel desiderio ostinato. Perché era questo ciò che la stava distruggendo, lo desiderava oltre ogni contenimento e il non averlo le rendeva insopportabile vivere ancora quella vita. E lì, su quel divano, sperava di dimenticare di esistere, di non sognare altro che un amplesso. E ci sarebbe riuscita, doveva solo volerlo ad ogni costo. Sapeva per certo che, se si fosse lasciata andare godendo di quell’uomo, sicuramente avrebbe dato meno peso ai sentimenti provati, riuscendo a liberarsene… Se solo il pensiero l’avesse favorita desistendo dal tornare a lei così insistente. Più restava lì, più ritornava a ciò che non le era stato concesso di avere, e sempre più si rendeva conto che non era la soddisfazione del suo corpo a pretendere, ma l’amore, sempre vivo, sempre acuto e fermo nel persistere vigile nel suo cuore.

“Basta!”, urlò all’improvviso, senza quasi rendersi conto di aver aperto bocca. “Non voglio più!”
L’uomo la guardò stupito e con una punta di tristezza nello sguardo, al pari di un bambino a cui si interrompe un gioco. “Sei sicura?”, le chiese, sperando in un ripensamento, gli occhi rossi per l’eccitazione e le mani ferme su di lei, quasi a bloccarla, a tenerla ancora un momento.
“Sì, voglio andar via!”.
“Così ti arrendi!”, fece lui, cercando di convincerla a restare, e la tirò a sé con dolcezza.
“Questo è solo il tuo punto di vista!”, rispose lei, guardandolo fisso negli occhi. “Lasciami andare!”, gli ordinò seria. “O ti odierò!”. Nel suo cuore c’era rabbia verso se stessa e per quella maledetta convinzione di poter ridurre l’amore che provava a semplice pulsione sessuale. Una convinzione non sua, e che ora riconosceva come vana, perché non esisteva modo per uscirne, forse il tempo, di sicuro non un orgasmo pianificato, ad opera di un fantoccio.

No, non era lei che si sbagliava, ma colui che il suo amore non aveva voluto, tentando di ridurne il valore. “No, l’amore non si cura, ma si protegge, si ostenta, si coccola!”, si disse, fiera del suo ripensamento.

Di nuovo ringrazio Cecilia Gattullo per aver accettato di abbinare il suo quadro “Anima intrappolata”  al mio post. I suoi quadri mi parlano, mi dicono di me

276 pensieri su “La purificazione – parte 2

  1. Non solo nella sfera sessuale, ma anche in molte altre situazioni si cerca ‘qualcos’altro’ per soddisfare una carenza.
    Il fermarsi all’ultimo momento è indice non solo di ripensamento, ma di vera e propria riconquista dei propri valori e pensieri. Di noi stessi.

    In un mini-parallelismo, è come quando ci si strafoga di Nutella per coprire una delusione (che può essere affettiva, ma anche scolastica o di altro tipo).
    Il fermarsi all’ultimo momento è il primo passo per trovare la vera soluzione al nostro problema.

    Ciao

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    • Il non arrendersi, il non lasciarsi convincere a guardare strade false e comode ad altri, porta di sicuro ad un rafforzamento di ciò che siamo e vogliamo. I surrogati possono alleviare un sintomo, ma non risolveranno il problema, non cureranno il male che tornerà finché non cercheremo un rimedio reale…
      Bacio

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  2. saggia la tua idea di proseguire il primo racconto,e la conclusione non poteva avere una fine migliore.C’è sempre un tempo,anche al limite, per capire i propri errori commessi per debolezza o confusione mentale.
    Molto brava,come sempre
    Daniela

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  3. Per niente male anche la continuazione, anche se ti dirò che l’uomo di questa continuazione mi suona vagamente poco credibile rispetto al passato. Ne hai tirato fuori quasi una sua remota redenzione, come se, nel profondo, avesse un’anima … e così si sminuisce un po’ il riscatto della nostra eroina. Io avrei preferito lasciarlo immobile nella sua insensibilità, l’avremmo odiato ancora un po’ di più, ma saremmo stati più sicuri che da quel fantoccio ci sarebbe stata veramente lontana nel futuro. 🙂
    Ma la mia è solo una sfumatura letteraria, al solito, il racconto è molto ben scritto! 🙂

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  4. Più che una continuazione è il complemento all’altro post. É la sua naturale conclusione con la protagonista che riesce a vincere quel torpore insano e innaturale che l’aveva spinta a cercare una soddisfazione carnale. Credo che lei volesse punirsi per non essere riuscita a coinvolgere l’altra persona ad amarla.
    Ribadisco i concetti già espressi. Molto reale e ben scritto con tono e stile narrativo che segue l’andamento della storia.

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  5. Questa parte la trovo leggermente spiazzante. Sarà perchè nella prima è il punto di vista del latin lover ad avere la meglio, descrivendone gli sforzi per superare la refrattarietà di lei. Invece, in questa parte, è la visone di lei che ha la meglio. Come se il mulino a vento si fosse risvegliato, scoprendosi in possesso di un’anima, quindi respingendo il Don Chisciotte che lo stava insidiando.
    Sì, mi è piaciuta questa narrazione da due punti di vista diversi. Anche perchè contribuiscono a chiarire ed ampliare la sostanza della storia. Certo, avesse trovato un playboy meno comprensivo, avrebbe potuto rischiare parecchio, la giovinetta. Ma tutto è bene ciò che finisce bene. Ed io ho apprezzato molto il racconto…
    Bacio e fiore con complimenti…

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  6. La forza si deve sempre trovare dentro noi stessi!
    Bellissimo Dora, scusa l’assenteismo e scusa se non ho ancora risposto alla mail.
    Non era mia intenzione ignorare il tuo cortese messaggio, appena posso ti racconto.
    Un bacio grande

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  7. Ho tirato anch’io un sospiro di sollievo!!! Mi piace come hai dato voce a lei, mi piace la sua presa di posizione, la sua ribellione, la sua forza nell’opporsi…mi piace soprattutto il messaggio che fai passare!
    Ti sei fatta stuzzicare 😉 hai fatto proprio bene a regalarci questo finale!

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