La purificazione

Purificazione
“Purificazione”Cecilia Gattullo

“Non piangere!”, le disse premuroso, e le carezzò il viso.
“Non riesco a farne a meno…”, confessò lei, senza terminare la frase.
Continuò a carezzarla, la spogliò e la fece stendere. Restò a guardarla, affascinato da quel corpo giovane e armonioso. Fremette al sentire la sua pelle morbida e calda sotto le mani.
“Ti farò stare bene, vedrai!”, la rassicurò convinto, ed iniziò ad assaporare la sua presenza su quel vecchio divano.

Era stata la casa di sua madre, ormai disabitata da tempo. Aveva deciso di tenerla per avere un posto dove rifugiarsi ogni tanto, ma anche dove poter incontrare donne capaci di fargli dimenticare la sua solitudine. A casa, la moglie lo aspettava puntuale, ma l’abitudine di un sorriso scontato e il soprabito lasciato nell’ingresso a far presenza erano le sole cose che facevano di lui un marito. Sapeva di non piacerle, e teneva il conto degli anni in cui si perdeva la memoria del suo affetto, ma non ne faceva un cruccio, perché all’occorrenza sapeva come conquistare un cuore perso a cercare se stesso. Puntata la preda, la corteggiava con insistenza, ma discreto nel suo modo di agire. E, per non farla sentire assediata, evitava di proporre incontri e richieste di attenzioni. L’attirava, invece, con la sua disponibilità all’ascolto e, pari a un rappresentante, mostrava il suo campionario di analisi e suggestive introspezioni da raggiungere. La ubriacava con la speranza di una svolta definitiva, carpendone i punti accessibili, le porte con le serrature rotte, quelle nascoste nell’angolo remoto del giardino da cui accedere senza esser visto. Entrava nella sua testa come un chiromante, annunciando la futura espiazione e la conduceva nella stanza dove alla fine l’avrebbe avuta . Non fotografava mai le sue donne, non poteva, avrebbe spezzato l’incanto, ma le memorizzava nel cuore, tirandole fuori, all’occorrenza, per risentirne i gemiti che sapeva donarsi.

Era bravo a trovare di ognuna la sensibilità più nascosta, mai esplorata. Era attento alle minime reazioni con cui i loro corpi gli indicavano le più intime aspettative. Sapeva come calmarne i pensieri, perché questo calmava lui. Servirle, esaudendo i loro desideri, gli faceva dimenticare l’impossibilità di amarle come avrebbe voluto, di sentirle nella profondità della carne. Un compromesso ideale che aveva raggiunto col suo corpo, un modo per sentirsi ancora vivo.

Questa volta però, la donna che aveva innanzi era assente, priva di reazioni ad ogni suo tentativo. Le si inginocchiò di fianco, osservando quel banchetto invitante, e pensò che affrontare la disperazione che ella mostrava andava al di là di ciò che aveva imparato fino ad allora. Non era solo una donna, lei era anima, e questo lo attraeva, lo disarmava, lo imprigionava.

“Rilassati!”, le sussurrò all’orecchio, sfiorandole il viso con le labbra. “Ti farò felice, dimmi cosa vuoi che faccia…”
“Fai di me ciò che vuoi!”, rispose lei mostrando disinteresse.
Lui si irrigidì, la guardò negli occhi, erano pieni di lacrime e imploravano il silenzio. “Cosa vuoi che faccia?”, le chiese di nuovo.
“Annienta la mia mente, fammi dimenticare!”, rispose seria, sicura che quello fosse l’unico modo per liberarsi dalle catene di un amore sbagliato.
Si rilassò, sorrise, sapeva di non avere nessun valore in quel momento. Qualsiasi cosa avesse fatto non avrebbe portato a nulla, ma la voglia di rivincita verso chi quella donna l’avrebbe potuta avere e non l’aveva presa era troppo forte, troppo intrigante, per lasciar perdere tutto. Si abbassò su di lei e cominciò a prenderla come gli era concesso, incurante dei singhiozzi che la scuotevano. La guardò di nuovo, ne osservò il pianto, il viso, i pugni stretti. Sapeva che in quel momento lei lo stava odiando, che non avrebbe voluto essere lì, ma questo non lo fece desistere, sicuro di poterle dare quel che lei gli aveva chiesto, la purificazione da un amore che non la voleva.

Ringrazio la bravissima Cecilia Gattullo per avermi concesso l’uso del suo quadro “Purificazione”

251 pensieri su “La purificazione

  1. Complimenti… direi che leggo tanta tristezza e che i due protagonisti vivono, seppur in maniera differente, la stessa tristezza. Com’è chiaro quanto il fisico, la mente e l’anima siano scindibili per poi fondersi nuovamente… fantastico, brava ^_^

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  2. Mamma mia Dora, che brividi, che disperazione mista a forza ne viene fuori…hai usato le parole con grande maestria in un crescendo di tensione. L’ho letto e vissuto così, molto molto bello! Grazie!

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  3. Un’analisi precisa e… paziente. Paziente come il gatto col sorcio, hai percorso tutta l’escalation, passo dopo passo, il polso fermo. È un flash che sento hai molto maturato prima di affrontarne la scrittura. Perchè non può essere altrimenti.
    Sei di temperamento.

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      • C’è anche da dire che alcuni atteggiamenti vengono giudicati per come sono nel concreto , l’aspetto emotivo psicologico non viene preso in considerazione… Quasi come se spiegare certi pensieri e atti poi li possa in qualche comodo legittimare…. Mentre invece è solo un “capire di più”…

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      • … e il “capire in più” non serve a legittimare, ma a trovare un modo per contrastarli. La consapevolezza può far male, ma sicuramente porta con sé la possibilità di essere liberi 😉

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      • Sono in sintonia con quello che dici.. Concordo in pieno, il legittimare è riferito al fatto che con semplicità per esempio, quando vediamo film in cui il protagonista è un personaggio che ne fa di tutti i colori… Il fatto di essere protagonista quindi indagato in modo più approfondito… Lo rende più “positivo” agli occhi dello spettatore..

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      • Entra in campo una sorta di affettività. Quel protagonista è comunque “cosa che ci appartiene”, tutti gli altri, anche le vittime, sono intrusi… Per questo spesso si ha difficoltà ad immedesimarsi, proprio per non stare dalla sua parte. Questo ci renderebbe vulnerabili e responsabili

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      • C’è anche da sottolineare l’abilità dello sceneggiatore (parlando di film) nel dirottare l’affettività dello spettatore. E’ lui che decide chi deve essere amato e chi no. In fondo questo avviene in qualsiasi momento della nostra vita. L’amore è cieco, ma i sentimenti possono essere dirottati… Siamo tutti capaci di amare, per il come, però, dobbiamo guardare a ciò che abbiamo imparato

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      • io credo che sia ovvio nel momento in cui si decide di raccontare una storia, il personaggio protagonista sarà sempre più indagato rispetto agli altri, se ne conosceranno maggiormente pensieri, emozioni, sensazioni… le vicende saranno viste ovviamente dal suo punto di vista… per questo si comprenderanno meglio le sue motivazioni e per quanto le sue azioni possano essere terribili saremo portati a guardare a quelle con un occhio diverso… e a volte più “comprensivo” ( sottolineo “a volte”)

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  4. Ok, posso dire ufficialmente che ho pianto. Non me ne vergogno, i fin dei conti, sono un “animale” che vive costantemente travolta da emozioni, sensazioni, turbamenti, commozioni e questo tuo racconto ha tirato fuori tutto.
    Leggevo, e rivedevo l’anima mentre prendeva forma sulla tela, mentre cercava, la sua purificazione.
    Leggevo e riconoscevo l’anima da te descritta.
    Cara Dora, non ho altre parole…

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  5. Inchino pieno di ammirazione per lo stile narrativo delicato e incisivo, punta dritto dove deve arrivare.
    Un caro saluto

    P.s
    Ottimo anche l’accostamento con il dipinto. Brave!

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  6. Dora, come sempre sai stupirmi ed emozionarmi e mi commuovi con le tue parole. La donna che descrivi è una donna rassegnata al destino che non avrebbe voluto, tanto da volere annullarsi, mi sembra che lei abbia dentro quel freddo di cui parlo a volte. La vedo, mi pare di percepirla.
    Detto questo però,mi piacerebbe leggere di lei ancora, come se ci fosse un seguito alla sua storia. Dora, sarebbe bello farcela incontrare ancora una volta, Lei secondo me ha ancora da dirci e da darci qualcosa di sé!

    Devo però confessare che non riesco a vedere la stessa figura nel quadro di Cecilia, questa volta, forse perché ho visto nascere il quadro e quell’anima, secondo me, quella del quadro, è un’anima consapevole di sé e della sua essenza, a differenza degli altri quadri, in quest’ultimo percepisco serenità, non è più un’anima fragile. Ma magari mi sbaglio io. Scusa mi sono dilungata…

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    • Non ti sei dilungata affatto 🙂 Tutto ciò che hai detto è importante. Il quadro di Cecilia mi ha subito riportato alla mente questa storia perché la protagonista si trova ugualmente in bilico. Guarda la sua vita e sa di essere disarmata di fronte ad un amore così forte e impossibile. Non è rassegnata, sta cercando una cura. Ed è consapevole di ciò che le accade, perché è una sua scelta. Possiamo tranquillamente dire che è amaramente lucida. Non è la fragilità quindi che la spinge, ma il desiderio di scacciare il dolore con altro dolore…
      A un seguito non avevo pensato, ma mi hai stuzzicata e credo che ci penserò…

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  7. Ciao Dora.
    Un racconto per certi versi triste, struggente. Che parla della solitudine dell’anima e della disperata ricerca di riscatto attraverso la fisicità.
    Temo che sia una situazione più frequente di quanto non si possa pensare.

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  8. Bravissima, come sempre, Dora. Ma anche a me il quadro ha ispirato più serenità: mi pare che le lame di luce abbiano la meglio. Spero che anche i tuoi protagonisti lo scoprano, prima o poi… Buon anno a tutt’e due! mf

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  9. E’ uno spaccato di vita reale. sia l’uomo che cerca la preda per soddisfare il proprio ego, imprigionato in una vita familiare che gli va stretta, che la donna o la ragazza che si vuole autopunire per qualcosa che si può solo immaginare.
    Veramente ben scritto, da toni giusti, secondo me, e dal ritmo narrativoche sale e che scende a seconda delle circostanze.

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  10. Un bel narrare, per un incontro che disorienta sia il lettore che il personaggio: come si fa a combattere contro l’assenza? Di primo acchito, secondo la vulgata: è impossibile competere con chi si fa forte del non esserci. E’una guerra persa in partenza: alla fine ci si ritira a leccarsi ognuno le proprie ferite. Ma è anche l’occasione per dare di fondo a quella temerarietà che ci fa un po’tutti Don Chisciotte, nello slanciarci contro i mulini a vento dell’amore violato ed abbandonato. Ed è quello che trovo assai originale nel tuo racconto: ovvero quel non demordere di un consumato Dongiovanni, fiducioso di riuscire a venire a capo della “quistione”…..
    Te lo debbo dire che è splendido? E che è bello anche il dipinto?..
    Un abbraccione d’immenso con un bacio di petali vellutati…..

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  11. Lo trovo quasi un usarsi a vicenda, ognuno per dimenticare lo squallore (se così posso dire) della routine quotidiana che non riesce più a dare niente. Ma le lacrime di lei sono come stilettate al cuore, forse non è convinta di quello che fa, o meglio che non è quella la soluzione dei suoi problemi. Meno sensibile lui a mio parere, convinto di poterle dare quello che cerca e che va avanti nel suo fare nonostante le sue tante lacrime. Una cruda realtà, una brutta realtà a mio parere.
    Bravissima Dora, scritto benissimo arriva dritto allo scopo, mettere a nudo una faccia della realtà che non ha niente di bello!!!
    Serena notte, Pat

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  12. Che dire.. cosi intrigante, l’uomo in questione questione peró mi sembra che non abbia capito appieno, forse il finale è più voluto che una sintesi coerente di determinati gesti e fasi.. mi sbaglio?

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