La mia stanza vuota

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“Una stanza” Cecilia Gattullo

Perdonami amore mio, sei passato nella mia vita e non ti ho visto. Ho sentito la tua voce, ho riso con te, ho camminato con te, ma non ti ho visto, non ho capito che eri parte di me. Non ho guardato nei tuoi occhi per parlarti con i miei, perché non sapevo si potesse fare. Ero prigioniera del mondo che avevo dentro, e che mi obbligava ad un abbraccio forzato, un ristagno delle certezze, prepotenti e menzognere.

Sono cresciuta pensando che l’amore fosse qualcosa da poter mettere da parte, in qualsiasi momento, qualcosa da gestire con facilità, da chiudere fuori da questo cuore che consideravo nulla di più di un meccanismo. Ho creduto per anni che esso fosse come un raffreddore, e che bastasse prendere uno sciroppo per farlo passare. Ed io ero brava, sai, nel non dargli peso, nel tenerlo lontano da me, e quasi non mi accorgevo della sua presenza, come per il solletico di cui non soffro neppure un momento. Le persone incrociate nella vita erano solo passeggeri del medesimo treno, facevamo un tragitto insieme, ma dovevo essere pronta a vederle scendere in qualsiasi istante, perché non mi era dato sapere quale sarebbe stata la loro fermata, e della mia vita non avrebbero fatto parte per sempre. Un affetto a scadenza, che, una volta finito, avrebbe lasciato il posto ad uno nuovo, come accade per i giorni che non sono mai uguali, mai gli stessi.

Cos’era in fondo l’amore se non un capriccio, una pulsione dei sensi, uno sfogo atto ad allontanare il mondo per un po’? Lo volevo, come si può desiderare ogni altra cosa, con la medesima intensità e fantasia, ma sempre con un margine di uscita, pronta a dimenticarne il pensiero e l’intenzione. Mi avevano insegnato così. Mi avevano fatto credere che c’è altro di più necessario e che l’amore resta solo un legante da usare per tenere insieme i corpi più che i cuori. E l’importanza delle persone si misura in presenza e utilità, mai in essenza e mancanza, perché la presenza è ciò che serve per non farci sentire soli. Null’altro che una compagnia fisica, un atto da regalare a chi ti è vicino per dovere e rigore.

Per questo non ti ho riconosciuto e ho fatto a meno di te. Per questo ho sorvolato la tua vita senza atterrarti dentro. Per questo non ho dato importanza al richiamo della tua passione per me. E sono vissuta rinchiusa in questa mia stanza che non sono mai riuscita a riempire. Ma ci ho provato, sai, con surrogati d’amore, con illusioni, con distrazioni. Ogni volta mi son detta che era quello giusto, ci ho voluto credere, ho tenuto e coccolato quel sentimento, pronta a battermi contro tutti per proteggerlo. Ho vissuto con passione, dando tutta me stessa, sempre. Ma ne ho ricavato solo la fotocopia di un amore, incompleto, come un piacere interrotto.

Ma adesso ho compreso perché il pensiero di te è così presente, amore mio, e ti verrò a cercare. Ti guarderò negli occhi e ti vedrò. Lascerò questa mia stanza vuota e mi riempirò di te. Respirerò la tua aria e rinascerò. Accarezzerò la tua pelle e ti sentirò. Ti terrò stretto e ti dirò di me, di noi. Il tuo cuore mi spiegherà cos’è l’amore, e tutto ciò che è andato perso non avrà più importanza.

Grazie Cecilia Gattullo per avermi concesso l’uso del tuo quadro “Una stanza”

218 pensieri su “La mia stanza vuota

  1. Lascia senza fiato Dora con un po’ di rammarico. La tua descrizione è così lucida e chiara da lasciare senza parole. Il finale ammorbidisce e lenisce un senso di dispiacere che mi ha pervaso durante la lettura…brava, brava!!!

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  2. Essenza e mancanza, in due parole “sentire amore” , penso che tutti maturando escono dalla propria stanza, è la condizione necessaria per amare l’altro, se si resta si incorre in falsi amori, ricerca illusoria e narcisismo

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  3. Uau. Forte, estremamente sincero, si vede che hai guardato dentro di te con onestà… E alla fine la speranza, il futuro che nessun passato può impedire, se c’è la volontà…
    Non so come fai, ma trovi sempre le parole giuste…
    Ogni bene! 🙂

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  4. Ogni volta che vedo un mio quadro associato alle tue parole mi rendo conto che esso forse era proprio in attesa di esse….
    Emozioni sempre cara Dora, ed io sempre più onorata che tu voglia unire le tue parole alle mie immagini.
    Un caro abbraccio amica mia.

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  5. Dolce e appassionata Dora, hai aperto la porta di questa stanza vuota e ci è arrivata la tua anima. E’ la seconda volta che leggo una lettera d’amore nel tuo blog ed era altrettanto intensa, ma triste, forse una presa di coscienza da cui partire per cambiare … Questa, adesso, è un’esplosione di felicità, di progetti, di vita da vivere, scusa il gioco di parole. Emozioni che arrivano direttamente al cuore di chi legge, che coinvolgono, che commuovono … che scatenano un processo di immedesimazione istintivo, immediato, che alimentano la speranza … splendida, amica mia, meravigliosa, non trovo altre parole … lascio solo che la lacrima che mi è spuntata scenda senza che io la freni … Brava, brava, brava! ❤

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  6. Quella stanza vuota ha un’uscita segreta.
    Sta a noi trovarla.
    E non è facile, no no.
    Cara Dora, torno con più calma. Sono stanchissima ora, ma ho letto e non potevo non lasciarti due parole vere.
    Ti abbraccio forte.
    Brava Dora coraggiosa che vuole vivere.
    gb

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  7. Molto intenso è questo post che gioca sul rimorso di un amore a metà, lasciato nel limbo dell’indeterminatezza.
    L’amore deve essere pieno da entrambe le paerti, altrimenti non c’è.
    Complimenti!

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  8. Chissà se tanta determinazione troverà conforto e rispondenza. Ma in ogni caso rimane tutto l’afflato ed il pathos d’amore espresso con tenerezza e forza d’altri tempi………..
    Una delizia più che mai sei…
    Bacio di mirtilli per una notte che sia più simile ad una crostata: dolce e fragrante…………

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  9. Tocca profondamente il cuore, non si riesce a rimanere indifferenti leggendo queste tue parole.
    E’ come essere coinvolti direttamente e sentirsi parte di quella stanza vuote.
    Bravissima Dora e grazie per le forti emozioni!
    Patrizia

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  10. Ciao Dora.
    Per certi versi, mi sono riconosciuto nel tuo racconto.
    Anni fa (parecchi) avevo fatto ‘colpo’ su una ragazza, ma non riuscivo a rendermene perfettamente conto.
    Forse la mia era un’età (avevo circa 26 anni) in cui cercavo più ‘divertimento’ che ‘sentimento’, pur senza aver mai approfittato di lei.
    Dopo averla snobbata ci perdemmo di vista (e qui c’è la differenza con il tuo racconto).
    E mi resi conto che a lei, in realtà, ci tenevo davvero.

    K!

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