Cara 127

All’inizio il nostro rapporto non era stato facile, fino alla fine mi ero dimostrata riluttante, diffidente. “Ho bisogno di conoscerti bene, devo sentirti parte di me prima di uscire da sola con te!”, pensavo mentre squadravo le tue forme. Eri mia, solo mia e con te potevo fare ciò che volevo. Non eri un granché, ma mi piacevi. Eri la mia macchina, la prima, a mio avviso la più bella del mondo.
Vecchia, cara 127 di color rosso fiammante, facevi invidia a una Ferrari. Ricordo ancora le tue tre porte, i vetri dei finestrini tenuti su da due zeppe, rigorose nella loro mansione, e le luci posteriori sorrette da spago incrociato. No, non eri bella con il corredo di acciacchi con cui eri arrivata a me, ma avevi fascino, quello della libertà che con te stavo conquistando. Mi accomodavo sul tuo sedile in finta pelle e mi abbandonavo alla musica del tuo motore. Perché il tuo motore era stato accordato da poco e dal profondo del suo cuore mi invitava alla fuga. Dolce, cara 127, quanti miei pensieri hai raccolto nelle sere d’estate, quando ci immettevamo per strade sconosciute, compiaciute della nostra solitudine. Sì, perché era di libertà che si trattava, di autonomia: insieme esploravamo luoghi deserti illuminati solo da pochi lampioni, nei nostri cuori una piacevole paura. Piacevole perché con te mi sentivo al sicuro, non mi avresti mai abbandonata, fedele fino alla fine,

Certo non è stato facile il nostro rapporto all’inizio, fatto di incomprensioni e prese di posizioni. Proprio così, non ricordi forse quando ti rifiutavi di far andare la retromarcia. Ecco quella è una cosa di te che non ho mai accettato. Rifiutarsi così senza motivo, obbligandomi a chiedere aiuto al primo che passava. Eh no! Non parlarmi di tradimento. Sì, lo so che hai fatto una figuraccia, ma te la sei cercata!
Adesso non tirare in ballo i miei errori. La mia era incapacità dovuta all’inesperienza. In fondo ti ho chiesto aiuto, ma tu non me l’hai voluto dare, lasciandomi fare da sola, perché secondo te avrei imparato prima. Quindi è stata soprattutto la tua ostinazione a farmi sbagliare il parcheggio. E se mi sono ritrovata di traverso invece che allineata, non è solo per colpa mia. Meno male che ho avuto l’idea di chiedere a quello che era dietro di me di parcheggiarti. E certo che lo ha fatto! Dopo di lui altre macchine aspettavano in fila, se non mi avesse aiutata sarebbero rimasti tutti lì in eterno.

Però, nonostante tutto, devi ammettere che ti ho amata tanto, che ti ho trattata sempre bene, cercando di non farti mai del male. Ecco, adesso tiri fuori di nuovo quella storia. No, ti dico che non è stata colpa mia. Senti, non l’ho mica fatto apposta! Ho sbagliato a fidarmi di mia madre, tutto qui. No, non scarico la responsabilità su di lei. Va bene, va bene, avrei dovuto calcolare meglio le distanze e non farmi prendere dal panico, ma mettiti nei miei panni, non ho avuto molta scelta: era una strada a doppio senso di marcia, su entrambi i lati c’erano macchine parcheggiate, tutto filava liscio, fino a quando non abbiamo incontrato quella 126 abbandonata in doppia fila. Hai notato anche tu che mi son bloccata, perché non vedevo il modo di continuare, ma poi quelli dietro hanno cominciato a suonare e mi son vista costretta a proseguire. E no, non dirmi che sono stata poco accorta, ho chiesto addirittura a mia madre che mi sedeva di fianco se lo spazio fosse sufficiente per poter passare. Ricordi, le ho domandato: “Che dici, tocca?”, “No, non tocca, vai!”, mi ha risposto sicura, e io mi sono fidata… Ci sto ancora male per l’urlo di dolore che hai emesso, interminabile e stridente, durato tutto il tempo di quella strusciata. Ma ancor più male sono stata per la macchina in doppia fila, che nulla ha potuto contro la tua forza. E inerme si è vista scrollare come un fuscello al tuo passare.

39 pensieri su “Cara 127

  1. Fortissimo 😀 molto bello,altri tempi quelli ….anche la nostra prima macchina era uguale rossa e 127 e la chiamavo la Ferrari rossa,leggendoti sorridevo provando le tue stesse sensazioni di libertà.
    Buona notte Dora.
    Caterina

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  2. Your posts are delicious, I know I don’t get many things – I want to believe that I understand most of them!
    Wonderful cars, almost human, capable of understanding our needs and fears, always supportive and trustworthy, explorers in the purest sense of the word. I also had one of those cars – a yellow Citroen Mehari, I regret the way I left it behind, sometimes I wish it could be with me again […]

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  3. La mia prima macchina era una 850 special, già di vent’anni e forse più. La prima uscita con essa, è stato un viaggio sentimentale a quattro, con conseguente fusione del motore e ritorno in carroattrezzi… Ahi que dolor! Ancora la rimembro puzzolente d’olio combusto e così romanticamente raggirata dalla sorte…
    Però il tuo narrare mi schiude le labbra ad un sorriso ed al piacere per la condivisione…
    Un caro saluto ed un fiore

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  4. Tutti siamo un pò legati alla prima auto, in cui ci siamo cimentati in una guida…..un pò insicura…
    Molto gradita la lettura di questo brano, buongiorno,silvia

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