Il pacco sbagliato

Una volta gli acquisti per corrispondenza si facevano consultando un catalogo cartaceo. L’ordine veniva spedito per posta e dopo un po’ di tempo arrivava a casa il pacco tanto atteso. Si sapeva benissimo cosa c’era dentro, ma aprirlo provocava le stesse emozioni di un regalo inaspettato. Si rompeva con foga la scatola, si controllava e, se il contenuto non soddisfaceva, si poteva pur sempre restituire.
Nel tempo tutto è rimasto uguale, tranne che per i mezzi usati e la varietà di prodotti offerti. Ed anche ora, come allora, l’opportunità di restituzione persiste e incoraggia…

Ma non è di questo che volevo parlarvi. Non di merci, del cui scambio è risaputo, ma di bambini. E chiedervi se sia ammissibile l’ordinazione e il successivo rifiuto di un bambino?
Lui veniva da un luogo lontano, un luogo senza pace, un luogo perso in una cartina geografica. Il suo arrivo era stato agognato, desiderato, implorato da una madre a cui la natura non aveva fatto dono di un figlio.
Fu accolto con feste e sorrisi, abbracci e coccole. Tutti, ma proprio tutti lo amarono, lo accettarono, tanto che per la prima si sentì voluto e protetto.
Nonostante le difficoltà che ebbe nell’inserirsi nella nuova realtà, ben presto provò una serenità mai conosciuta prima, mentre il ricordo dei tempi brutti non faceva più paura. Tutto nella nuova casa, e con la nuova mamma, era sicuro e irrinunciabile. E i suoi pensieri iniziarono a giocare liberi nella sua testa.
Ma un giorno tutto questo finì. Niente più scuola, niente più amici, niente più coccole né sorrisi. Niente mamma né casa sicura, perché come un pacco sbagliato egli fu restituito, senza dubbi né ripensamenti.

Non dico altro. Lascio a voi la parola.

41 pensieri su “Il pacco sbagliato

  1. Ma perché? Quali mostri possono aver fatto una cosa del genere? Ma per colpa dei genitori adottivi o per la burocrazia? Scusa per questa raffica di domande, ma quando sento queste cose mi sale una rabbia…e non dovrei, me lo sono riproposto. Stavolta mi hai lasciato l’amaro in bocca….

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  2. Purtroppo nella vita vincono le paure perché hanno più scusanti, mentre l’atto d’amore fatto precedentemente diventa uno” sbaglio”! E’ difficile capire certe cose, certi comportamenti soprattutto quando ci sono di mezzo i bambini. Non voglio giudicare, non mi piace, forse anche lei era sola, ma questo non la giustifica.

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  3. Una storia così è capitata anche qui in Liguria, ce ne hanno parlato con molto dolore. Nessuno è esente da errori, neppure chi deve valutare le coppie. Nel raccontarla dicevano che seppure in tanti anni fosse loro capitata solo quell’unica volta, è stato lacerante e si sono interrogati molto su cosa sia andato “storto” nel valutare quella coppia, per evitare che succeda anche solo una volta. Ma non si può davvero essere nella testa degli altri. In certi momenti ci vuole una forza che può sembrare persino al di là delle nostre possibilità. Ci sono casi di anaffettività grave, bambini aggressivi, problemi che possono per alcuni essere devastanti e per quanto ti mettano di fronte alle varie possibilità, viverci ogni giorno non è la stessa cosa. Si può arrivare a pensare di non essere i genitori adatti per quel bambino, sentirsi profondamente inadeguati. Personalmente non lo farei mai, non riesco quasi neanche a concepirlo, ma sono anche fortunata, perché con tutte le difficoltà del caso, noi abbiamo una famiglia, i nostri figli la costruiscono con noi ogni giorno, nessuna fatica è più grossa della gioia di volersi bene di più man mano che ci si conosce. Però, mentre una volta avrei giudicato anch’io dei “mostri” persone capaci di infliggere un secondo abbandono a un bambino, oggi giudicare diventa molto più complesso. Attenzione, nessun intento di “giustificare”, da parte mia, è chiaro che bisogna davvero “esserci dentro” pienamente, quando si fa una scelta come quella di avere un figlio. Bisogna essere anche capaci di mettersi in discussione, di chiedere aiuto “prima”. E non sempre questo lo si fa, purtroppo, ed è sicuramente una “colpa” grave. Ma oggi so l’enorme sofferenza che può esserci dietro questa “colpa”, il carico di sensi di colpa, paure e ferite. Ci sono persone più fragili di altre. Anche quelle che a prima vista appaiono e pensano di essere forti e che poi cadono lungo la strada e non ce la fanno a rialzarsi.

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    • Infatti, ci sono persone più fragili di altre… che però pretendono di avere in carico un’altra vita di cui ben conoscono la storia. Noi siamo adulti e “dobbiamo” ai bambini forza e coerenza. Non è un vestito sbagliato, ma è una vita quella con cui abbiamo a che fare. Se non siamo in grado, facciamo altro! E su questo son categorica!

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      • Io non riesco a essere così categorica, perché ogni storia è una storia a sé, ogni vita è una vita a sé. Certo che dobbiamo ai bambini forza e coerenza, ma ti posso assicurare che quello che credi di avere, di saper fare e di saper essere “prima” di avere i bambini è molto diverso da quello che poi capisci di te stesso “dopo”. E su questo non c’è molto che si possa fare. Ci sono le valutazioni, i corsi, gli aiuti e io credo che siano preziosi, ma non è veramente possibile sapere certe cose prima. Non resti uguale. Puoi scoprire risorse inaspettate come puoi scoprire, e immagino quanto possa essere distruttivo, che sei molto più debole di quanto credessi, e che quello che eri convinto di poter fare, in realtà non lo puoi fare. E da lì, non si torna indietro.

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      • Quando ho avuto i miei figli non avevo idea di come si tenesero in braccio, ogni cosa è stata una scoperta, un apprendimento che ho fatto insieme a loro. Di errori ne ho fatti sicuramente, ma non li ho mai negati… E sì, sono categorica, perché crescere una vita è la cosa più complicata che ci possa essere… ma è anche la cosa più semplice da ottenere, specialmente per via naturale…

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      • Ma vedi, è qui il punto, Anche per me è una scoperta, un apprendimento continuo, e come dicevo, la gioia è incomparabile. Eppure quando la sofferenza è grande (e ti assicuro che ci sono momenti che sono stata sull’orlo dell’esaurimento nervoso), ricordarti di questa gioia è uno sforzo immane. Devi farlo, se vuoi andare avanti, ma non è scontato per nulla. Non sono gli errori “normali”, il pericolo, il pericolo e cedere emotivamente, psicologicamente. E in questo senso, niente è semplice, mai. Su questo penso che possiamo “agree to disagree” 🙂

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      • Quel che devo chiarire prima di tutto è che io non faccio distinzione tra famiglie naturali e famiglie adottive. I figli hanno lo stesso valore, così come i genitori sono allo stesso livello. Quel che voglio dire è che se i figli crescono con dei problemi, prima di ricercare fuori i motivi sarebbe bene ricercare in famiglia… Si può sbagliare in molti modi, anche inconsapevolmente…

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  4. Io non ci dormirei la notte. Soprattutto per il pensiero di aver contribuito a fare in modo che una mente, già di suo complessa nella propria semplicità, di un bambino cementi il pensiero di essere sbagliato, basandosi sul fatto di essere stato rifiutato per la seconda volta, con i dannosi riverberi nella sua crescita personale.

    Certo, capisco anche il pensiero di Intempestivoviandante. Magari quella madre ha pensato che non fosse il genitore giusto per lui.

    Ci sarebbe tanto da dire ma concordo sul principio che per essere un genitore, naturale o adottivo che sia, bisogna sentirsi pronti. Pronti non solo al desiderio di avere un figlio ma anche ad incamminarsi su una strada che prevede difficoltà e responsabilità, se non rinunce.

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    • Infatti! Credo che avere un figlio, fare un figlio, sia fin troppo facile, così facile da mettere tutti nella condizione di credere di potercela fare. La mamma in questione non era adatta, non “abbastanza forte” per poter fare la mamma. In questo caso l’errore grande l’hanno fatto gli assistenti sociali. gli stessi che a volte tolgono i figli con troppa facilità o li affidano al genitore sbagliato.
      Non tutti possono diventare astronauta, ma tutti possono fare il genitore…

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      • Sai, questo è un discorso che mi tocca molto, la mia maternità è arrivata quando ormai non ci speravo più e queste poche parole nascondono dietro un mondo. Ma conosco da vicino una coppia che, con lo stesso intenso desiderio di un figlio, ha dovuto aspettare 4 anni per abbracciarlo e questa anima di Dio, invece di avere una madre ed un padre a due anni, ha dovuto aspettare, vedendosi negato quell’amore costruttivo proprio in una delle fasi della sua crescita personale fondamentale. Questo per dire che l’assistenza sociale a volte ritarda il bene di un bambino. ma ahimè, ogni caso è a sé. Ecco perché in un procedimento di adozione io sono fermamente convinta che l’affidamento durante quel periodo burocratico sia fondamentale, per entrambe le parti.

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      • Non sono contraria all’affidamento, ma solo in funzione di ciò che vuole il bambino e non per l’adattamento dell’adulto. Quando si genera un figlio non esiste affidamento, ti arriva e basta.
        Non voglio generalizzare, sono la prima a dire che sia controproducente e fuorviante, ma il bambino non deve mai essere responsabilizzato, non deve mai subire gli “errori” degli adulti… mai

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      • Certo, la parte debole in tutto questo è proprio il bambino. L’affidamento serve a dare a lui una stabilità almeno iniziale, non certo per far si che i fututi genitori si adattino. Si presuppone che siano già pronti ad accoglierlo e questo basta, con annessi e connessi di fermezza di decisione. Sarà che io per i bambini ho un rispetto particolare. Io li vedo come realmente sono, persone, persone che hanno bisogno più di tutti di essere amati, ascoltati e aiuitati a gestire quello che comporta il vivere, con il supporto amorevole di chi per loro darebbe l’anima. Non farlo da soli, in un’età in cui si capisce quello che le connessioni mentali deducono per associazioni semplici, è fondamentale.

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      • Infatti, quello dell’adulto dovrebbe essere un puro supporto, ma spesso diventa richiesta e interferenza… Questo perché in fondo siamo umani e tendiamo sempre a porre il nostro punto di vista come unico esatto e necessario…

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      • Supporto, è quello che spero di essere per mia figlia, senza le interferenze che invece io ho avuto crescendo. Cerco e cercherò di camminarle accanto, a volte parandola dai colpi, altre volte lasciandoglieli vivere. Magari a volte farò degli errori ma cercherò di non cedere alla mia “umanità” imperfetta per natura. Per restare in binari ironici, cercherò di evitare che mi distrugga casa!

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      • Assolutamente si. Già adesso non mi limito a dire “no, non si fa” ma le faccio vedere il perché e tento di farglielo capire, nei termini di una bambina di due anni. Esattamente come non è stato fatto con me :p mia madre è stata molto severa (non è colpa sua, è carattere) anche quando non era necessario, avendo io un carattere mite, anche io a volte lo sono ma a mio modo, altrimenti incapperei in errori contrari. Mio padre invece diceva no e basta, con una tranquillità estrema, lo faceva per proteggermi certo, ma non soddisfaceva quasi mai il mio insistere sul chiederne perché, così avrei avuto una motivazione completa da assecondare. Ecco, con mia figlia cerco di non farlo.

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      • Oh no, se le lasciassi fare tutto, col carattere che ha, sarebbe anarchia! Ci si prova cara Dora, nessuno è infallibile, ma mi limito a seguire il cuore e l’istinto, vivendo con lei ogni cosa, sebbene le lasci credere che lo stia facendo da sola.

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  5. Non ho parole… Pare che ormai i figli si facciano o si adottino solo per egoismo, per colmare un proprio vuoto o per mettere una spunta ad un’altra cosa fatta nella vita.
    Nella mia idea di famiglia che vorrei un giorno c’è quella di adottare un bambino anche avendo dei figli naturali, perchè penso che i legami di sangue valgano poco nella definizione di famiglia, ma cio’ che deve essere centrale è l’amore. Ma se avro’ dei figli, che siano naturali o no, spero di agire sempre chidendomi prima cos’è meglio per loro. Poi non è detto che non sbagliero’ ma almeno avro’ agito con il cuore.
    Un saluto.

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