Lo sconosciuto

“Buongiorno!”, esclamò una voce alle mie spalle. Mi voltai, senza riconoscere quel viso.
“L’ho vista altre volte parcheggiare qui la macchina. Sapevo che era la sua!”, esultò, contento per l’informazione data.
“Ah sì?”, gli chiesi stupita. Non conoscendo le sue intenzioni preferii non deluderlo con un’assenza totale di parole.
Ma chi era, cosa voleva da me? Non l’avevo mai notato prima. Guardai i palazzi circostanti per cercare un ricordo che potesse dirmi chi fosse. Per fortuna si allontanò dopo un rapido saluto, scomparendo oltre l’isolato. Non ero spaventata. Più che altro provavo un senso di fastidio, soprattutto per la mia incapacità di ricordarmi di lui.
Il mese che trascorse confinò l’episodio nei meandri più remoti della mia mente, ma inutilmente, perché, mio malgrado, mi capitò di rivederlo da lontano mentre saliva in macchina. Anche lui mi notò e lo dimostrò elargendomi un largo sorriso ed un saluto con la sua manona aperta. “Povero!”, pensai. “Già ha le labbra sporgenti e gli occhi bovini, i capelli dritti e le orecchie molli, se aggiungiamo, poi, le mani così grandi e il corpo tozzo, ne ricaviamo proprio un bel figurino”.
Purtroppo, questi pensieri leggeri ebbero breve durata, perché vennero immediatamente sostituiti da un dubbio atroce: a quell’uomo io piacevo?
“Come può essere?”, mi chiesi allarmata. “Non lo conosco. Quindi non posso avergli inviato dei segnali per sbaglio. È vero, mi piace parlare con la gente, avere una parola da scambiare, ma lui non l’avevo mai incontrato né incoraggiato”.
Era venuto fuori dal nulla dimostrando non solo di avermi notata, ma anche osservata e magari seguita. Cos’era? L’inizio di una condanna? Ero destinata a ritrovarmelo tra i piedi estasiato e carico di speranze, per sempre?
Non ci furono giorni più stressanti di quelli che seguirono. Uscivo di casa guardando intorno a me con circospezione, ormai vivevo nel terrore di incontrarlo di nuovo. Avevo male agli occhi tanto stavo attenta a scrutare in ogni macchina e in ogni portone. Non esisteva palazzo che sfuggisse ai miei controlli. Ero divenuta la mia attenta guardia del corpo.
Sennonché, tutto ciò fu vano ed io subii uno shock da cui non mi sono più ripresa e forse mai mi riprenderò.
Capitò una domenica, all’improvviso, inaspettato e praticamente dimenticato.
Lo vidi mentre usciva da un bar, ma non feci in tempo a sfuggirgli. Anche lui mi vide, mi guardò serio e mi mandò un bacio con labbra così protese e tremanti, che mi sembrò che la bocca si stesse staccando dal resto della faccia.
“No!”, gridai nel profondo di me stessa. “Ora mi si appiccicherà nella mente e rivedrò quel bacio e ne sentirò lo schiocco, continuamente!”.

17 pensieri su “Lo sconosciuto

  1. Vorrei tanto dire che sono deliziato da questo brano, ma comprendo che non è una bella esperienza per chi l’ha vissuta e neppure immaginarla. Ma l’arte è l’arte e questo è davvero un bel racconto…Un saluto ed un fiore.

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