Il mio primo amore

prima media

La recensione di Serena del mio libro Scrivo per te ha risvegliato nel mio cuore l’amore per quelle pagine, troppo presto messe da parte.

Non ho mai parlato molto di questo libro che per primo ha visto la luce con Le Parche Edizioni. Un libro che ha fatto strada a Le mie pagliuzze, che subito ha preso il posto d’onore.

Tutti sapete che Le mie pagliuzze è stato il motivo per cui ho aperto il blog, lo stesso motivo che mi ha fatto ritrovare la mia scrittura e l’amore per il raccontare. Se non fosse stato per l’urgenza di parlare di abuso forse non avrei mai preso questa strada e avrei continuato la mia vita portando con me solo una vaga idea della mia passione.

Non sapete, però, cosa ha ispirato veramente il libro Scrivo per te, anzi chi lo ha ispirato, a chi ho pensato scrivendo la maggior parte di quei racconti d’amore.

Certo i disegni di Cecilia Gattullo sono stati importanti, perché in loro ho trovato spunto e affinità di emozioni, ma c’è una persona che è sempre stata nei miei pensieri mentre scrivevo, una persona a cui non ho dedicato il libro per una sorta di pudore. Un dolce segreto custodito nel cuore, un amore lontano nel tempo, un rimpianto delicato e doloroso che lascerà sempre traccia di sé e di ciò che non è stato.

Giancarlo ed io eravamo compagni di scuola alle medie, anni in cui si cominciava a venir fuori dall’infanzia, anni di scoperte, di apprendimento e di amori. Ma di amore ne sapevamo poco e delle cotte si teneva ancor meno conto, lasciando campo libero ad una sorta di impotenza. Io poi, condizionata dall’abuso che aveva distorto la mia interpretazione dell’affettività, non mi sentivo legittimata a provare quel sentimento che ti lega a un’altra persona, perché in fondo non appartenevo neppure a me stessa.

Avevamo dodici anni, l’innocenza dei fanciulli e il cuore appassionato io per lui e lui per me, ma non ce lo siamo mai detto. Sicuramente sapevamo, avevamo intuito, ma abbiamo guardato altrove, non badando a quell’affetto che ci legava, perdendoci per più di trentasei anni. Unica traccia rimaneva il ricordo vivo di quei giorni passati a scuola, come tanti altri, riposti a caso in quella soffitta disordinata che è la memoria.

Poi, grazie a una sorta di rimpianto per l’età che avanza e che ti porta a dissotterrare il passato, ci siamo cercati su facebook. Così, una sera di dicembre, ci siamo ritrovati e all’improvviso ho ricordato tutto e capito cose a cui non avevo mai prestato attenzione: di Giancarlo ero stata innamorata, ma di un amore puro, a cui non avevo dato il diritto di esistere. E sempre quella sera avevo scoperto in lui lo stesso sentimento, dolce e vero quale può essere l’amore provato dai bambini. Perché eravamo poco più che bambini.

Per tutta la vita avevo serbato il ricordo di Giancarlo, ma non di ciò che avevo provato, sentimento che all’improvviso era venuto fuori prepotente, finalmente libero di essere dichiarato.

Quell’amore ora è un affetto profondo che ci legherà sempre con un’amicizia bella e forte. Certo il rimpianto rimane, perché non si può tornare nel passato e vedere cosa sarebbe stato di noi se avessimo avuto un pizzico di malizia in più, ma siamo felici per quest’affetto che ci lega in maniera solida e speciale.

C’è un altro motivo, però, che mi rende felice nel ricordare quell’amore: la consapevolezza che era sentimento vero e nient’altro. Ero ancora condizionata dagli insegnamenti dell’adulto che aveva abusato di me e mi vedevo sporca e incapace di amare. Per questo non avevo prestato attenzione, rimuovendo l’affetto che avevo provato per Giancarlo, perché credevo che fosse un desiderio “sporco”, da non ascoltare. E questo è anche il motivo per cui non mi do pace. Non è il desiderio di avere ciò che non abbiamo vissuto a farmi più male, ma la consapevolezza di non essere stata libera neppure di pensarci, influenzata com’ero da ciò che avevo subito da bambina, quell’abuso che da sempre e per sempre ha segnato la mia vita.

Ti voglio bene Giancarlo!

36 pensieri su “Il mio primo amore

  1. Amore puro, come sarebbe piaciuto a Platone ed al suo “mondo delle Idee”.
    Io amori “forti” adolescenziali non ne ho avuti. Prima troppo piccolo, poi troppo immaturo, dopo ancora troppo timido. Credo di avere sentito il cuore battere in un “certo modo” solo a 21 anni, ed ognuno di noi potrebbe davvero scrivere un proprio libro di quando ha incontrato il primo amore.

    Certo che raccontare così bene di Giancarlo… non è che fai ingelosire qualcuno?
    🙂

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    • Il rischio vale la pena, dopo tanti anni devo dare riconoscimento a quel sentimento. Sono orgogliosa nell’affermare che Giancarlo ora è tra gli amici più cari e per questo non ho problemi a parlare di lui. Si nascondono le cose che non sono degne di essere nominate…

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  2. Gli amori adolescenziali sono indimenticabili, specialmente quelli mai dichiarati perché conservano il sapore del sogno, di quello che poteva essere. Nel tuo caso era la dimostrazione che il tuo cuore non era stato intaccato dalle esperienze negative.

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    • Per questo i racconti del libro non ammettono rimpianti e invitano a credere in se stessi e nei propri sentimenti.
      Per troppi anni non ho voluto vedere la realtà. Dici bene amica mia: il mio cuore era puro, nonostante tutto, per questo quel sentimento mi è tanto caro

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  3. Davvero bello sapere come sia nato questo tuo libro. Purtroppo, spesso, non ci si rendo conto quanto una situazione o un comportamento possano segnare un bambino e la sua crescita, perciò cerco di capire al meglio il rimpianto di non aver potuto capire e goderti quei momenti che dovrebbero essere leciti per chiunque. Non posso che essere felice però, di notare quanto la vita restituisca quanto ha tolto, e che tu abbia ritrovato il tuo Giancarlo 🙂

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    • Sì, la vita a volte risarcisce, ma ciò che è stato perso non ti verrà mai dato. Ma sono felice della persona che ho ritrovato, la stessa di tanto tempo fa, a dimostrazione che nulla ci appare diverso da ciò che è, se abbiamo la capacità e la volontà di vederlo

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    • Infatti, anche se doloroso è stato scoprire ciò che non avevo vissuto, mi ha aiutataa a comprendere la mia innocenza, chi ero e chi sono davvero, nonostante ciò che è accaduto. Un ricordo bellissimo, intriso di dolcezza e malinconia…

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  4. I loved reading your post. We all have turning points in our life and we sometimes ask ourselves what would have happened if we have chosen the other path. Like in the Poem The Road not taken by Robert Frost
    ” Two roads diverged in a yellow wood,
    And sorry I could not travel both
    And be one traveler, long I stood
    And looked down one as far as I could
    To where it bent in the undergrowth

    Then took the other, as just as fair,
    And having perhaps the better claim,
    Because it was grassy and wanted wear;
    Though as for that the passing there
    Had worn them really about the same,

    And both that morning equally lay
    In leaves no step had trodden black.
    Oh, I kept the first for another day!
    Yet knowing how way leads on to way,
    I doubted if I should ever come back.

    I shall be telling this with a sigh
    Somewhere ages and ages hence:
    Two roads diverged in a wood, and I—
    I took the one less traveled by,
    And that has made all the difference.”

    But I think there is a master plan and in the end there’s a higher sense in everything.
    I was very impressed by the song and the lyrics. My wedding dance was the Shostakovich Waltz no. 2, so this song evoked a beautiful memory for me.
    Have a beautiful day!

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