La signora Rosa e la fuga d’amore

“Dove sarà? Dove sarà finito?”, farfugliò la signora Rosa in preda alla disperazione.
“Non ha proprio idea di dove possa essere andato? Ha cercato bene ovunque?”, le chiesi, assecondando la sua preoccupazione.
“Sì! Ho guardato dappertutto. Non so dov’è. E’ sparito!”
“Vedrà che sicuramente è andato a farsi un giro”, tentai di tranquillizzarla. “A breve tornerà, stanco e affamato…”
“No, non tornerà. So bene dove è andato!”, e si passò le mani tra i capelli.
“Non deve stare così in pensiero…”, le dissi sicura.
“Invece sono in pensiero. No, non è normale per lui, non è abituato…”, fece, portandosi una mano alla bocca. “L’avevo capito che l’avrebbe fatto. Erano giorni che non faceva altro che passare da una finestra all’altra guardando…”.

D’improvviso, un grido straziante richiamò la nostra attenzione. Proveniva dall’esterno e non faceva presagire nulla di buono. La signora Rosa si precipitò fuori cercando di capire quale potesse essere la direzione verso cui prestare attenzione. Nulla, tutto taceva, fino a quando non si sentirono dei lamenti provenire dal tetto.
“Tesoro, sei tu?”, cominciò a chiamare sporgendosi quanto più poteva oltre la ringhiera, e guardando in alto verso il cielo. “Amore di mamma, rispondi”, invocò a pieni polmoni.
Se per il gatto il richiamo della sua padrona non sortiva effetto, questo non passò inosservato da parte del corniciaio che aveva il laboratorio in cortile. Sentite le grida, era uscito incuriosito e, alzato lo sguardo, aveva notato Rosa arrampicata in cima ad una scala nel tentativo di mostrarsi alla sua creatura, finendo per somigliare ad una tenda agganciata solo per metà.
“È lì!”, suggerì l’artigiano, indicando, con il cacciavite che aveva in mano, un angolo nascosto del tetto. “Sta litigando con un altro gatto, credo per colpa di una femmina!”
“Oh no!”, esclamò Rosa preoccupata.
Intanto, altri balconi si erano riempiti di pubblico all’udire quel richiamo disperato.
“Posso fare qualcosa?”, chiesi, fingendo partecipazione, mentre le reggevo la scala.
“Che dici, sarà il caso di chiamare qualcuno? I pompieri…”, mi chiese con il fiato corto per lo sforzo.
“Non credo proprio, quando si sarà stancato di litigare verrà giù”, e chiusi gli occhi, sognando di volar via da quella scena.
“Gli verrà sicuramente un infarto!”, sentenziò ad alta voce, come se l’animale, sentendo quelle parole, potesse spaventarsi.
Sentii Il fuoco impadronirsi del mio viso, mentre, con gli occhi bassi, osservavo i vicini intenti a ridacchiare. Rosa, intanto, continuava a chiamare, sperando in un ravvedimento del fuggiasco. Passava dalle promesse di pranzi luculliani a minacce esplicite, ma questi si guardava bene dal darle ascolto. Erano trascorsi solo dieci minuti, ma al confronto una prova di esami sarebbe risultata più leggera.

Quando ormai mi ero quasi rassegnata a subire quell’evento come infinito, ecco che si udirono versi che nulla avevano da invidiare al ruggito di un leone. I due rivali iniziarono a rincorrersi e, sfidando la sorte, sfrecciarono sulle tegole, facendone cadere un paio. E fu proprio cogliendo l’occasione del trambusto che la signora Rosa spiccò un salto intercettando la sua bestiola nell’atto di saltare sul balcone. Furono secondi che per il gatto dovevano esser parsi interminabili, trattenuto com’era per la coda dalla sua padrona, che con quella presa micidiale lo aveva obbligato a una brusca frenata e ad un atterraggio di fortuna sul pavimento. Ma fu anche un’occasione per dimostrare a se stesso inaspettate capacità di evasione. Si divincolò infatti con maestria e fuggì via, saltando sulla ringhiera come un acrobata nato. Continuò quindi la corsa, scomparendo sul tetto della casa di fianco. A quel punto, Rosa si guardò la mano e urlò nel vederla piena di peli.

Il fuggiasco tornò dopo tre giorni, con la coda un po’ spelacchiata, ma di buonumore. La sua padrona lo accolse con tutti gli onori e gli servì un pasto abbondante, dopo di che lo prese in braccio e lo coccolò. “E bravo il mio micione! Gliel’hai fatta vedere a quel cattivone che ti voleva rubare la ragazza!”, gli disse fiera, fissandolo negli occhi. “Ora però basta, chiudo tutto e non esci più!”, gli rivelò come accordandogli un favore.
Il gatto si girò verso di me e mi guardò.

215 pensieri su “La signora Rosa e la fuga d’amore

  1. povero gatto… comunque mi auguro che solo una tua fantasia altrimenti vado dalla signora Rosa …. 😀 … buona giornata carissima Dora ♥

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  2. Molti anni fa la mia micia S. adorata era pronta per la fuga d’amore con un bel micio che stazionava nel giardino davanti alla finestra chiamandola insistentemente e girando intorno a mia mamma quasi pregandola di farla uscire … INCREDIBILE. Noi, l’avevamo chiusa in casa per evitare l’incontro, pensavamo fosse pericoloso!
    Il corteggiamento di questo micio fu oltremodo umano, romantico, incredibile … una sera S. riuscì a sgattaiolare fuori ed io disperata la chiamai pregandola di tornare indietro e lei (giuro) si girò e si fermo’ guardandomi, io allora non ebbi dubbi e le dissi ‘vai amore mio ti copro io’ … lei strinse gli occhioni e si incammino’ fuori il cancello della nostra villetta. Quando tornò mi fece tante coccole e sapevo che mi avrebbe fatto un bel regalo …. pochi mesi dopo mise al mondo 4 cuccioletti, ne sopravvissero due. La femmina rimase con noi …. fu compagna e figlia fedele di S. per anni finché S. morì. Poi diventò la mia compagna fedele e onnipresente in ogni momento della mia vita, quasi consapevole che la sua mamma per me era stata così importante, cercò di colmare il vuoto e fu per me altrettanto importante quando mia mamma non ci fu più (a cui lei era tanto legata, era la sua padrona amata) miagolava in casa insistentemente come cercandola, poi quando nacque la mia bimba lei sempre li presente e delicata vicino alla neonata con quel rispetto umano che nulla aveva di felino…. diventò un peluche che non reagiva mai nonostante le manine di una bimba di un anno la torturavano inconsapevolmente stringendola forte forte … lei rimaneva paziente e ferma. Rimase con noi, educata e dolce nonostante la sua malattia fino ai suoi venti anni … fino a che, dopo una sofferenza visibile di 2 settimane, una mattina aspetto’ il mio risveglio per salutarmi e morire tra le mie braccia, io la tenni vicina a me accarezzandola fino all’ultimo respiro ringraziandola immensamente per quanto mi aveva donato un amore immenso ed incondizionato che va oltre il tempo e lo spazio.
    Ora è vicino a chi ha tanto amato la sua mamma e la sua amata padrona.
    Non è un racconto ma è la storia della vita delle mie due amate gattine.

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  3. Ciao Dora.
    Ho iniziato ad amare i gatti un paio di anni fa, quando salvai la vita a un micino piccolo piccolo che poi tenemmo chiamandolo Birillo.
    Ne ho raccontato spesso nel mio blog.
    E’ morto troppo presto, e ogni volta che lo penso mi viene da piangere come una femminuccia.
    Mai avrei pensato di voler così bene ad un gattino.

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  4. Non possiamo tenere nessuno legato a noi con la forza, né umani né animali. A questo aggiungici che se un gatto trova una porta chiusa protesta con i miagolii senza smettere un attimo. Ne so qualcosa. 😉
    Bel racconto, Dora, come sempre 😀

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  5. Ahahah 😀 Lei Rosa e tu rossa in faccia… Perché imbarazzarsi per colpa degli altri? Il fatto è che non si riesce a evitarlo… Chissà cosa pensava il gatto quando ti ha guardato… forse “Salvami, questa qua non è mica tutta a posto!” 😀
    E fra l’altro scommetto che è tutto tutto vero…
    Ogni bene 🙂

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  6. Appena smetto di ridere ti butto le braccia al collo e ti stampo un bel bacione in fronte: grazie infinite per questa vicenda così drammaticamente divertente. I gatti quando vanno in calore sono qualcosa di fantastico. Pensa che avevo un gatto che chiamavo silvestro per il suo manto assai simile alla star televisiva omonima. Una sera l’ho portato fuori di casa perchè dovevo uscire. Questo guerriero deve avere visto un suo rivale. L’ho visto partire a grandi salti manco fosse un canguro. Avrà fatto i cento metri in sei secondi, prima di ficcarsi un cespuglio,scatenando una gattara di quelle assordanti. Poi sparì nel buio…Non seppi mai come andò a finire: mai tornò a casa per farsi riabbracciare. Ma a me piace pensarlo felice e beato accanto alla sua amata gattina…………..
    Un bacio d’immenso…

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  7. Uno splendido racconto che mi ha divertito moltissimo. Vedevo la signora Rosa appesa alla coda del gatto, che stranamente è scappato solamente via.
    Hai una grande capacità nel narrare in maniera semplice ma piacevole le tue storie.
    Serena serata

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  8. Io devo avere due gatte non troppo normali … se apro la porta, guardano fuori, fanno retromarcia e poi vanno di corsa a nascondersi in qualche stanza, non ci pensano proprio ad uscire … Bellissima storia Dora, brava come sempre, leggerti è una gioia. 🙂

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  9. Bella la tua storia e altrettanto bella quella di Bea… mah!
    Amore è trattenere nel senso di tutelare o egoismo? O qualcos’altro?
    Più ti soffermi e analizzi, come del resto è giusto e tutti sempre dovremmo, e più ci si ingarbuglia.

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    • Ciao Guido! Ci interroghiamo sempre su cosa sia l’amore, ma è un argomento così complesso che non possiamo inquadrarlo in una sola definizione. Una cosa credo che sia certa, in amore dovremmo tutti ragionare con un’altra testa e non con la nostra, per poter essere più obiettivi…

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