La strana coppia

Sono sempre insieme, inseparabili, come una cosa sola. Lui ama vestire bene, fiero del bell’aspetto che sembra non risentire degli anni che passano. Lei dalla presenza modesta, schiva nel suo manifestarsi. La tiene amorevolmente sotto braccio, in una stretta protettiva e avvolgente, quasi a difenderla dal mondo, se non il contrario. Sì, perché lei non è altrettanto solare, il suo aspetto è cupo e trasmette l’indifferenza che sente dentro a chi incontra per strada, così come sembrano non riguardarla i luoghi dove lui la conduce, tanto che si lascia trasportare senza impegno, come un pacco inerte, ma infastidito dallo spostamento. Ogni tanto, un po’ stizzita e forse anche contrariata per chissà quale pensiero opprimente, gli cammina davanti, come a volergli mettere fretta e concludere quel tragitto al più presto, altre volte, invece, mostra riluttanza e quasi lo costringe a trascinarla.
E così, giorno dopo giorno, il rito si ripete. E non si può dire se in loro ci sia amore o sopportazione per quel legame intenso e, malgrado tutto, vissuto con devozione. Certo è che un tempo lei non era così. Ricordo ancora la sua allegria, la sua gioviale presenza. Il contatto ricercato e ripetuto con chiunque, l’evidenza di una felicità innata e alimentata dall’uomo che le stava al fianco e che non smetteva di venerarla. Non si poteva non rimanere estasiati dal messaggio di gioia trasmessa da quei grandi occhi scuri e veniva spontaneo darle confidenza, senza alcun timore. Poi, forse il pesare degli anni e qualche acciacco, o magari malcontento, l’hanno cambiata al di là di ogni aspettativa, facendo di lei una borbottante e scostante creatura.
“Sono legato a lei e non mi pento della mia scelta”, mi aveva confidato lui un giorno. “Fosse per me, però, non starei mai in casa e viaggerei, ma non posso far altro che qualche passeggiata. Per convincerla ad uscire devo faticare, e non ama rimanere da sola”. Quelle parole mi fecero riflettere riguardo all’impegno che si prende con se stessi nel legarsi ad un altro essere vivente. Di come i rapporti possono cambiare perché sono i protagonisti a cambiare. E tutto sarebbe così vano e triste se non fosse per quelle volte in cui li vedo passare in bici. In quei momenti sembrano diversi, liberi e spensierati. Lui pedala con vivacità, godendo dell’aria che gli carezza il viso, lei se ne sta tranquilla nel cestino anteriore, docile e serena, intenta a osservare i suoi simili dall’alto della sua postazione. Li guarda altezzosa mostrando loro la libertà dal guinzaglio e la fiducia che le viene accordata. Il suo musetto, intanto, è rivolto all’insù, concentrato sugli odori che le porta il vento, e sembra guardarti incuriosita e quasi propensa ad accettare una carezza. O almeno mi sembra, vista la velocità con cui li vedo passare.

80 pensieri su “La strana coppia

  1. Meravigliosa… Così elegante, dolce. Adoro gli animali per cui non posso che concordare. ❤
    Un pezzo squisito, i miei complimenti.

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  2. Annodare le proprie solitudini è il modo migliore per guardare in faccia il giorno che scorre. Del resto ho sempre pensato che adottare un cane è come mettere al mondo un figlio… Come sempre scrittura brillante.. Complimenti con una carezza di stelle cadenti….

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  3. Da qualche tempo, non molto, riferisco ai miei amici/che che il giorno in cui mi vedranno con un cane, dovranno preoccuparsi per me e (anche) per loro [in senso buono].
    Amo i cani, ne ho sempre avuti (prima del matrimonio), ma adesso se ne possedessi uno mi sentirei proiettato verso una solitudine più grande di quella attuale, significherebbe che “ho mollato”. Significherebbe la fine di questa mia esistenza ritmicamente e curiosamente serrata, incontenibile. Significherebbe che avrò [definitivamente] chiuso con le “cose umane”.
    Lasciatemi giocare coi vostri cani ma “aiutatemi” a non (dover) prenderne uno.
    Grazie.
    PS C’è una caratteristica che mi accomuna al comportamento di un cane.
    Un cane, quando l’umano torna a casa la sera, gli corre incontro e lo saluta, si fa accarezzare, fa le feste al “padrone” (che padrone non è) e non gli importa se lui è più ricco o più famoso, più pensieroso o meno; lo accoglie.
    Non gli interessa altro se non la sua presenza: anche se rimarranno (entrambi) digiuni.

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    • Non considerare il prendere un cane come un segno di resa. E’ un essere a cui dare affetto a prescindere dalla solitudine o dalla presenza di un’altra persona. Non può e non deve riempire una mancanza o non verrà mai amato come gli spetta. Se vuoi un cane prendilo, per il cane e non per il tuo bisogno. E poi chissà magari portandolo a spasso nel parco può capitare di incontrare qualcuno… 😉

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