Delirio

Se ne stava seduta sul letto abbracciata alle ginocchia, la schiena inarcata e la testa appoggiata al muro, immobile, ipnotizzata dal soffitto che stava fissando. Aspettava che le palpebre si chiudessero, intenta a coglierne l’attimo preciso. “Forse, se guardassi intensamente la lampadina, potrei diventare cieca.”, pensò spostando lo sguardo sul lampadario. “In questo modo non dovrei più vederlo!”. E fissò la lampadina, ostinatamente, finché non riconobbe più il confine tra gli occhi e la luce, poi si lasciò cadere sul fianco e cominciò a piangere. Sentì i muscoli contorcersi, il cuore accartocciarsi e dibattersi, come se una mano stesse tentando di stritolarlo. Pianse senza voce, in silenzio, per non attirare l’attenzione di sua madre che dormiva al di là del muro. Pianse dentro di sé, urlando al vuoto il suo dolore. Le lacrime le bruciavano il viso e il collo, per poi bagnare il cuscino. Si tirò su, escluse ogni pensiero e cominciò a camminare a piedi nudi per la stanza, girò in tondo, su se stessa, girò tra i lamenti del suo tormento. Aumentò la velocità finché non ne fu stordita, allora si sedette sul pavimento e chiuse gli occhi, cercando di calmarsi. Ma ottenne solo il ricominciare a piangere. Il corpo sussultava ad ogni suo muto singhiozzo, mentre il dolore cominciava a lasciare posto alla rabbia. “Come poteva lasciarla andare così facilmente, dopo tutto l’amore che le aveva dichiarato? Come poteva rinunciare a lei senza alcun dubbio?”. Ah, se avesse potuto strapparselo dal cuore! E se almeno avesse potuto gridare e sfinire il suo essere. Si avvicinò al letto, afferrò il lenzuolo e cominciò a strapparlo. Visse quell’atto come follia, se ne intinse l’animo, l’alimentò, lo favorì. Vide lo squarcio divenire sempre più profondo, sempre più facile nel suo progredire. Le pulsava ogni parte del corpo, e l’agitarsi del sangue nelle vene le rammentava il ribollire dell’acqua sul fuoco. Lo stesso fuoco che le bruciava dentro, che non la lasciava riposare, che la tratteneva in quella veglia di disperazione. “Perché non è venuto?”, si chiese, guardando oltre il vetro della finestra senza notare neppure il silenzio di quella notte di luna piena. “Mi ha detto che doveva pensarci, che i chiarimenti si devono fare con il cuore tranquillo, che è inutile tornare su un argomento se le idee non sono chiare. Per questo non è venuto? Ha deciso che non valeva la pena, che non gli interessava più, al punto da non farsi neppure vedere?”

Erano le otto del mattino quando il telefono squillò. Lo sentì, ma non pensò neppure di alzarsi, avrebbe risposto sua madre, come faceva sempre. Si era addormentata all’alba sfinita dal pianto ed ora aveva gli occhi pesanti e la testa dolente. Si sentiva debole e debole era tutto il suo corpo. Quella notte aveva combattuto una battaglia e l’aveva persa. Non l’avrebbe più rivisto, il suo amore non sarebbe più tornato. Come avrebbe sopportato tutto quanto? Come avrebbe…

“Al telefono c’è la madre del tuo ragazzo!”, la informò sua madre irrompendo nella stanza. “Dice che lui ha passato la notte in ospedale per un’intossicazione…”

164 pensieri su “Delirio

  1. al cuore difficilmente si comanda … quando ci si innamora veramente è difficile restare razionali, credo faccia parte del gioco che è bellissimo proprio per questo!

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  2. Appassionante, drammaticamente appassionante: della serie che è sempre meglio conoscere le condizioni, prima di tagliare giudizi. Ma si sa che quando si è giovani si ha sempre voglia di tagliare teste, prima ancora che cadano……Piaciuto assai…..
    Un fiore scintillante di stelle….

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  3. Forse perchè si pensa: le ho costruite io, dopotutto, vuoi che non reggano?
    Fra tutte le parti, quella che ho pubblicato oggi è quella scritta peggio, ma non posso toglierla, magari passerò in fretta al prossimo post…

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  4. A me è parso un brano bellissimo, quel disperarsi tipico dell’amore insicuro, forse dei primi tempi di frequentazione. Quel batticuore davanti al telefono chiedendosi: “chiamerà o non chiamerà” quello struggersi nell’incertezza dei sentimenti altrui … Per arrivare quasi alla rassegnazione della fine 😶 e poi… Tutto cambia… È l’amore ci riapre il cuore ☺️ complimenti 😘

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  5. Ci leggo tanta giovinezza. Quell’irrazionalità della fresca età, quella disperazione impulsiva e vigorosa, alla quale non ci si può sottrarre. E la nostra mente è talmente potente che ci fa perfettamente credere cose che non accadono. Quanto i pensieri possano sbaragliare la realtà e mandarci in subbuglio completo. Succede anche ora, ma in questo gli anni vengono un po’ in aiuto…
    Oh sono venuta a cercarti apposta, mi sono detta vediamo se Dora ha scritto qualcos’altro…primi segni di dipendenza 😉 buona giornata cara!

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  6. Bellissimo racconto, Dora, mi è piaciuto molto, hai la grande capacità di descrivere i sentimenti umani facendoli rivivere in chi legge. Ogni volta mi immedesimo nei tuoi personaggi, ritrovando emozioni che appartengono ai miei ricordi, ma ancora così vive in me. E sai dare spazio alla fantasia del lettore, lasciandolo in sospeso ad immaginare il “cosa sarebbe stato se” … povera fanciulla, dalla disperazione alla realtà molto diversa da ciò che pensava … ma se una volta uscito dall’ “intossicazione” lui fosse uscito anche da quella amorosa? … in fondo le aveva detto che era in fase di ripensamento … :mrgreen:

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  7. A volte siamo portati ad avere atteggiamenti impulsivi e drammatici, senza voler imprimere un briciolo
    di razionanlità ad eventi che ci sovrastano….
    Buon venerdì e un sorriso per te, Dora, silvia

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