La suoneria

Una sala d’attesa come tante, in un giorno d’estate. L’aria fresca del mattino dopo una notte di pioggia. Sulle sedie poste lungo i muri della stanza, otto persone aspettano insofferenti. Si può leggere sul loro viso la fretta, la noia, l’impotenza. Quell’attesa rende nervosi, chiusi e ostili. Ognuno guarda l’altro, lo scruta, ne fissa i movimenti fino a non vederlo più. Poi si rende conto di essersi soffermato troppo, distoglie lo sguardo, e per darsi un tono guarda le mani, come a controllare una vecchia ferita. C’è la signora che se ne sta immobile e sospirante, con la borsetta stretta in grembo e lo sguardo fisso al soffitto. Un ragazzo sfoglia una rivista, proteso in avanti e con i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Un uomo, in piedi vicino alla finestra, guarda il cortile. Ne osserva la grandezza, gli alberi, i giochi per bambini. Nei suoi pensieri solo ricordi d’infanzia, quando correva libero nel giardino di suo nonna. Ricordi che rattristano se messi a confronto della città in cui ora si trova, dimentica di quasi tutto ciò che è natura. Si gira a guardare i presenti chiedendosi se anche loro provano lo stesso disagio, la stessa malinconia per un mondo così lontano dalle loro vite. La città offre tante opportunità, compresi angoli di verde come quel cortile, ma non darà mai l’emozione che si prova vivendo in campagna. La città ti serra in un circolo vizioso fatto di lavoro, corse e oblio, la campagna ti calma, ti apre al mondo e ti rende più libero di essere te stesso. Preso dalla tristezza abbandona la finestra e si siede a sua volta, arreso a quell’attesa che inizia a sembrare infinita.
All’improvviso schiamazzi di galline e canto di gallo rompono il silenzio e tutti si voltano perplessi verso la finestra. Tutti uniti in un unico pensiero: “Ma come è possibile, qui in città ci sono animali da cortile?”.
Ma il dubbio dura poco, perché ben presto un vecchina, seduta in un angolo, tira fuori dalla borsa un cellulare e comincia a parlare. Gli astanti si guardano e si mettono a ridere. Ma di un riso allegro e leggero. Iniziano a parlarsi scambiandosi impressioni. Tutti, ma proprio tutti, avevano creduto che un pezzetto di campagna si fosse trasferito in città. E per quell’attimo avevano addirittura sperato che fosse vero, provando quasi delusione per quel fraintendimento. D’un tratto non c’erano più nervosismo e insofferenza. Ognuno aveva qualcosa da dire, ognuno voleva ascoltare.

21 pensieri su “La suoneria

  1. Magnifico! Sto ancora ridendo della scenetta… Da noi si usano suonerie anche più “aggressive” tipo “rispondi mocc a chitem***” ma preferisco di gran lunga l’illusione della campagna…Brava!

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  2. Che tu fossi brava a scrivere lo sapevo già, ma in questi racconti ironici e di fantasia ti stai superando!!!! Dai forza, continua così. Prima o poi…………….

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  3. già… come una volta! Proprio l’anno scorso ho fatto le ferie in campagna solamente per riposarmi, ricordando i miei nonni, sia paterni che materni. Ed è stato come un breve intervallo di sogno… Com’è strana la vita, crediamo di evolverci, invece non facciamo altro che allontanarci da noi stessi. Chissà se il mondo virtuale riuscirà a sostituire le nostre più profonde convinzioni?

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