Prossima presentazione 24 novembre – PAN – Napoli

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Dedicato a chi vuol saperne di più riguardo all’abuso di minori e alle ripercussioni che un gesto così vile può avere nell’animo di un bambino.

Dedicato a chi non ha paura di ascoltare la voce di un innocente usato per scopi personali, con un atto frutto di un istinto lasciato libero a se stesso.

Dedicato a chi vuol parlare di sentimenti, quelli veri, che legano un’anima all’altra.

Dedicato a chi ha bisogno di un’ancora che lo tiri su dall’abisso del senso di colpa in cui è intrappolato.

Dedicato ai genitori che vogliono ricordare il significato di infanzia e di adolescenza e guardare da un punto di vista diverso il mondo che rivivono attraverso i figli. Un periodo che non gli appartiene, ma di cui sono responsabili dal momento in cui hanno dato inizio alla loro vite.

Per questi e tanti altri motivi, vi invito alla presentazione del mio libro Le mie pagliuzze, il 24 novembre al PAN a Napoli.

Constaterete di persona quale sia l’intento della mia scrittura e l’urgenza con cui vi invito a non limitarvi all’indignazione.

L’abuso esiste ed esisterà fino a quando non ne pretenderemo la fine. L’abuso non riguarda solo chi lo vive, ma tocca la vita di tutti noi. Non è una malattia che possiamo fare a meno di notare e non è un incidente di percorso che per fortuna non è capitato nelle nostre vite. L’abuso striscia nella società, come aria malsana, minando la tranquillità di ognuno.

L’ho detto più volte, lo ribadisco, non ho conti in sospeso, non chiedo compassione e non ho come primo obiettivo l’ambizione della fama. Non è la veste di vittima che cerco per me né una pacca sulla spalla o una lacrima versata al mio passaggio. Io chiedo e pretendo di essere ascoltata. Non mi bastano le belle parole, voglio i fatti. Voglio che di abuso si parli con l’intenzione di debellarlo e non per indossare la veste di eroe per un giorno. Le lodi lasciamole a chi non ha altro a cui ambire. Rimbocchiamoci le maniche, invece, e pretendiamo istruzione, empatia e un senso di comunità che spinga tutti noi a prenderci cura dei giovani quale eredità dell’intera società.

Non ci sono discorsi politici né di religione da fare. L’abuso non riguarda solo certi settori della società. Soprattutto non limitiamoci a creare dei mostri che distolgano dalla realtà. Non limitiamoci ai “casi” che ogni tanto vengono alla ribalta, perché sono solo una minima parte di ciò che accade realmente.

Nei mesi scorsi è girato un video che ha sconvolto molti, perché ha obbligato a vedere in maniera diversa un grande del giornalismo, Indro Montanelli. In quell’intervista, egli parlava di una moglie dodicenne, comprata dal padre…

Montanelli aveva esordito dicendo che in Africa era diverso… Io vi chiedo: “In Africa era diverso, perché in Italia non era uso o perché non era permesso? Se fosse stato il cannibalismo l’atto “diverso”, l’avrebbe accettato e fatto suo? I bambini sono bambini in ogni luogo e le idee che abbiamo in proposito, le convinzioni su cui basiamo le nostre vite, non possono variare in base alle circostanze in cui veniamo a trovarci. Se Montanelli, e tanti come lui, ha agito in quel modo è stato perché lo ha legittimato come possibile e piacevole, e perché veniva da una società che lo legittimava prima di lui. Lì, in Africa, è stato libero di vivere le sue fantasie e di farne anche un vanto. Se così non fosse stato non ne avrebbe parlato con naturalezza e un sorriso compiaciuto.

Non sto a fare un’analisi del giornalista, non ne avrei le competenze, preferisco attenermi all’uomo e alla società. Questo video riporta ad anni passati e deve farci anche riflettere sul fatto che le cose non sono cambiate, perché l’uomo è sempre lo stesso. Non voglio fare di Montanelli un pedofilo, ho vissuto in una società gestita da suoi coetanei e ricordo bene il pensiero che regnava allora, quando a tredici anni ci si poteva anche sposare con il consenso dei genitori. Ma adesso tale atteggiamento non è più ammissibile, non abbiamo più l’alibi dell’ignoranza.

 

50 pensieri su “Prossima presentazione 24 novembre – PAN – Napoli

    • Ed hai ragione quando dici che ascoltare è difficile soprattutto quando non lo si vuole, perché richiede impegno ed evidenza di come stanno le cose.
      Le persone invece chiedono e mirano ai sogni, come rifugio, e vi si aggrappano con tutte le forze, senza sapere che solo ponendo delle basi solide e vere alla vita i sogni possono divenire realtà

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  1. Quello che più mi fa rabbia,è sentire sempre da quando sono nata nel “47” che per “loro”tutto era, ed e normale,prendere tutto…anche con la forza per soddisfare il loro ego di maschio.
    Adesso,si ricomincia con un altra era, le coscienze si stanno svegliando. ..già poterne parlare è una vittoria,ci sarà da lavorare molto…io ci sto lavorando da quando sono nata…mamma mi chiamava la “ribelle”in più bilancina.
    Ti mando il mio appoggio con infiniti auguri…non mancherò di pensarti quel giorno.
    Abito in Puglia,altrimenti verrei♥
    Ti abbraccio dandoti una parte della mia forza…per un mondo migliore.♥
    Baci.

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    • Grazie Caterina, il tuo appoggio mi sostiene.
      Certo, adesso se ne parla, se ne può parlare, ma vorrei che non diventasse solo una moda da usare e gettare all’esaurimento del suo scopo.
      A volte ho l’impressione che ci sia un monopolio di idee e voci che trasformano il diritto di parola in una mera competizione persa già in partenza.
      Ti abbraccio

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    • E io spero che tu ci sia Laura, per rivederti e abbracciarti ancora.
      Non credo che sia più difficile parlare di abuso, ma è difficile riuscire ad avere la possibilità di farlo. Il discorso è sempre lo stesso: non sono nessuno, per cui non ricevo l’attenzione che verrebbe data facilmente ad una vittima “famosa”. E non mi riferisco solo a quei lettori che si alimentano delle informazioni a riguardo per gusto e soddisfazione personale, ma soprattutto a quei media che si ritengono impotenti nel momento in cui chiedo conto. E non ha valore la qualità della scrittura, i contenuti proposti e gli obiettivi generosi, perché nulla di tutto ciò può competere con quel che si può trarre da una qualsiasi notizia proveniente da una fonte più proficua… almeno secondo il punto di vista di chi detiene la decisione delle notizie da divulgare…

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  2. I bambini hanno il diritto di vivere la loro vita da bambini, non da piccoli adulti costretti a sentirsi colpevoli delle brutture di chi ha la mente malata e deviata. Cara Dora, anche se non fisicamente sarò al tuo fianco venerdì 24 sosterrò sempre il tuo voler accendere un faro potente su questo tema che lo illumini sempre di più fino a farlo diventare incandescente, fino a quando qualcuno farà davvero qualcosa per spegnerlo definitivamente svegliando le coscenze di tutti coloro che adottano il facile metodo dell’omertà. Un abbraccio amica cara

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  3. Ciao Dora. Arrivo a te tramite Primula. Leggendo questo tuo post, come sempre d’altronde, mi convinco di quanto e come nulla sia mai un caso (con passione ed amore sono entrata nel 2004 come volontaria in una comunità protetta dove queste realtà sono all’ordine del giorno, come tu ben saprai.
    E da un paio di anni a questa parte sono entrata a far parte di un’Associazione che si occupa, tra le altre cose, di minori maltrattati). Preferisco non parlare di Montanelli, ma del tuo post quando scrivi “Dedicato a chi vuol parlare di sentimenti, quelli veri, che legano un’anima all’altra” perchè è ormai così chiaro che sono i sentimenti a vincere,a prevalere, a fare la differenza, a portare avanti il mondo e a far muovere il meccanismo che contrasta il sistema.
    Ti ringrazio per quello che fai. un abbraccio e spero di poter leggere presto altri tuoi articoli e i tuoi libri.
    A presto.
    Un abbraccio 🙂

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