Mamma Rosanna

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Te ne sei andata in una notte d’estate, nel caldo respiro di un’aria che ti ha stretto la gola senza darti scampo. Hai aspettato che io partissi per andartene, ancora una volta hai ceduto il posto a lei, all’altra, senza pretendere la posizione d’onore.

Eppure eri venuta a salutarmi nei miei sogni, ma non l’avevo capito o, comunque, non ci avevo creduto. Un sogno come tanti, di quelli che il pensiero ti propone tra le mille cose che sai di aver lasciato in sospeso. E con te in sospeso c’era una cosa soltanto, ma di grande valore, qualcosa che non troverà mai una collocazione precisa, un finale degno di ciò che ti sarebbe spettato. Un motivo per darti finalmente l’amore che avresti dovuto avere e che non ho mai saputo darti, perché ancora, ora che te ne sei andata, non so di che materia sia fatto, non ne conosco il significato. Ancora non ho imparato cosa vuol dire essere figlia. E non parlo di posizioni prestabilite per legge o romantiche illusioni di vita, bensì mi riferisco a quello che riporta i battiti al luogo dove tutto ha avuto inizio, al ventre che ti ha cullato, alle braccia che ti hanno protetto, alla mente che ti ha pensato, in ogni istante, con la priorità che solo una madre sa darti.

Di te ricordo la resa, il momento in cui mi hai lasciata sola nel mondo, quando a stento sapevo camminare e parlare, ma già responsabile di ricordi ingombranti e di un futuro che avrei dovuto imparare in fretta a gestire. Di sicuro volevi per me giorni sereni e una promessa diversa da quella che avresti potuto farmi tu. Hai quindi ceduto il posto a un’altra donna e le hai affidato la mia vita con la sicurezza che quella fosse l’unica decisione da prendere, malgrado tutto, un atto d’amore.

Ma io mamma non sono vissuta serena, ho sempre saputo che non era mia madre colei che mi ha cresciuta e l’affetto che ho imparato a provare viene dall’istinto umano di legarsi e non dalla certezza di un amore particolare quale può essere quello dell’avere lo stesso odore, lo stesso sangue. Di quello non so nulla, non ne comprendo le regole e i meccanismi mi sono sconosciuti.

Nemmeno quando ti ho ritrovata ho riconosciuto in te la verità di quell’amore incondizionato che avevo cercato negli anni in cui eravamo state lontane, ignare, ma presenti in un affetto catalogato come esaurito per sempre. Ed anche se insieme abbiamo riso, abbiamo pianto, ci siamo raccontate e scrutate in ogni angolo, non ci siamo mai potute dichiarare come avremmo voluto, perché tra di noi c’era lei, l’altra che, nonostante le rassicurazioni, temeva da parte mia una preferenza nei tuoi confronti. Per lei vivevo nella responsabilità che tu stessa mi avevi assegnato nel momento in cui avevi stabilito il mio cambio di identità. Questo ha portato ad un distacco necessario, che andava oltre l’amicizia che alla fine è nata tra di voi. Perché essere amica non ti libera dalla rivalità e dalla paura di essere abbandonati, rimpiazzati nel cuore di chi resta protagonista nella tua vita.

E anche ora che te ne sei andata tra di noi c’era lei, con il suo peggioramento, con il suo lasciarsi andare. Mi avevano detto che era al termine della sua vita, che non ne avrebbe avuto per molto ed invece la gara alla fine l’hai vinta tu, sorprendendo tutti nello stacco finale. E l’hai fatto in mia assenza, esonerandomi dalla scelta più difficile, quella che avrebbe regalato alla mia vita sensi di colpa a non finire.

Non saprò mai chi avrei scelto per l’ultimo saluto, non saprò mai cosa si prova perdendo una madre per sempre. E di te mi resterà il ricordo di quel pomeriggio di qualche mese fa, quando dal tuo letto, mi hai guardata in maniera diversa e mi sei entrata dentro, rispondendo a tutte le domande che non ti avevo mai fatto. Ho capito allora che non è necessario parlarsi, che basta guardarsi negli occhi e tu lo facevi ogni volta in cui venivo a trovarti, quando mostravi di riconoscermi e mi regalavi la tua gioia insieme ad un accenno di movimento, un protrarti verso di me che non ti era più possibile da tempo. Il rapporto particolare che non avevo mai voluto vedere prima, per potermi allontanare da te, come da un amore che non ci spettava provare.

Ti voglio bene mamma

 

90 pensieri su “Mamma Rosanna

  1. Cara Dora, ti abbraccio forte forte. Il tuo scritto è più che mai toccante e delicato, commovente, scombussola e scalda. Quando si tratta di sentimenti, hai una grazia e una maestria meravigliose e questo saluto ne è la riprova. La tua mamma se lo godrà da lassù!

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  2. “… come da un amore che non ci spettava provare” . Ecco. Dora, amica mia, l’amore ha trovato il suo posto, sono intrise d’amore le tue parole, non importa più il ruolo che si è dovuto “interpretare”, l’amore nasce e cresce anche quando lo neghiamo per un motivo o per l’altro. E non importa quando, il tempo è relativo e spesso non rispetta le nostre esigenze, importa averlo scoperto, ritrovarlo dentro di noi, esprimerlo anche senza parole. Voi lo avete fatto, tua madre te lo ha trasmesso con gli occhi e sono certa che le è rimasto dentro il tuo, diventato compagno di strada nel suo ultimo viaggio. E lo hai espresso a tutti noi come solo tu sai fare, facendoci sentire partecipi, facendoci “vivere” le tue parole, emozionandoci e coinvolgendoci. Ogni tua parola per me è un brivido sulla pelle. Ti sono vicina, cara, con tanto affetto, ti abbraccio forte … più che posso … Sei una delle più belle persone che io abbia mai incontrato. Un bacio, Dorina! ❤

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    • Con il tempo ho imparato a non tenere più per me i miei sentimenti, a rivelarli appena mi avvedevo della loro esistenza. Ho imparato che l’amore non ha bisogno di consensi, che esiste con vita propria e che non accetta prigioni. Con lei ho dovuto tenerlo confinato, mi son sentita in dovere di farlo, e questo è per me un rimpianto…
      Ti voglio bene Marianne

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      • No, non avere rimpianti, lei lo ha visto il tuo amore, perché era dentro di te, per quanto tenuto nascosto, esisteva. Non si ha sempre la possibilità di esprimerlo, per mille motivi, ma proprio perché, come dici, ha vita propria, l’amore traspare, non si può ricacciarlo indietro. Devi essere orgogliosa di te stessa, del percorso che hai fatto, di aver dato spazio nella tua vita a sentimenti puri e buoni, a scelte coerenti. Sei piena di sole e riscaldi il cuore di chi ti sta accanto. Grazie per il tuo affetto, lo ricambio con forza. Non sono sempre presente, ma sono qui, accanto a te, anche quando resto in silenzio, e il mio cuore si riscalda ai tuoi raggi. ❤ ❤ ❤

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  3. Solo vita, null’altro che vita, anche quando la morte la sostituisce, facendosi continuazione di vita in altre sembianze… E tu ne canti la dolcezza e tutto il rammarico con parole sgorganti dal cuore profondo…
    Un abbraccio più che mai…..

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  4. Qualunque siano gli eventi che sfilano le trame di un amore madre/figlia, esse mai si romperanno totalmente.
    È impossibile…
    E quando il tempo verrà a chiedere risposta, noi potremo decidere se riprendere tra le dita i fili e ridar loro consistenza.
    Tu ci sei riuscita. Ed io non posso che, con un velo di tristezza, esser contenta per te.
    Tanto.
    Ti abbraccio forte, forte.

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  5. Meraviglioso, Dora…Hai fatto un capolavoro del tuo patire, in tutti i campi…. Un abbraccio grandissimo, e che Dio ti accompagni sempre, così come tua madre, ora che non ci sono più ostacoli. Ancora grazie! mf

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      • Scrivere delle cose mi permette di metterle a fuoco, di comprenderle, di dare ad esse la giusta collocazione. Per quanto riguarda la sopportazione è un altro discorso. Sopporto le cose che riesco ad accettare, perché accettandole mi sento libera di trovare una distrazione che me le fa mettere da parte. Nulla di ciò che sento di non dover accettare diventa sopportabile, perché nel caso perderei di valore insieme al mio disagio…
        Accettare è una possibilità non un dovere…

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      • Non ho la tua stessa percezione del verbo sopportare. Non ci vedo una connessione con l’accettare. Sebbene accettare sia una possibilità e non un dovere, come tu ben dici, ho DOVUTO sopportare anche cose che non ho accettato. Perché sopportare significa anche mostrare una grande forza d’animo nelle avversità.

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      • L’errore sta nel considerarle legate l’una all’altra… Hanno vita propria… e comunque anche durante la fase della sopportazione, se non si è disposti ad accettare si deve tener conto che tutto può avere una fine ed essere attivi, cercando una soluzione, sempre e comunque. Perché una soluzione esiste sempre, magari occorre più tempo e fatica, ma esiste, solo che non sempre è quella che avremmo voluto e tendiamo a non riconoscerla…

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  6. Infatti sopportare ed accettare, come ho detto prima, li considero slegati. Sono, invece, d’accordo con te su quello che hai appena scritto. Pur non accettando determinati avvenimenti, li ho dovuti classificare “nella natura delle cose”. Perché tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Ma non a tutto c’è una soluzione. Purtroppo. 😊

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  7. Ciao, Dora, sono passata a salutarti e a darti un abbraccio mattiniero. Le giornate si stanno accorciando e c’è ancora buio, ma un altro giorno è passato e spero sia migliore di ieri per tutti. Che mi racconti tu? Buona giornata, cara, un bacio affettuoso. ❤ ❤ ❤

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