Le mie pagliuzze di Dora Buonfino

Ringrazio Primula Bazzani, la sua più che una recensione è una dettagliata analisi del testo. A beneficio di coloro che ancora non sanno come sia strutturato il mio libro. Un libro da amare, non da temere…

Ma Bohème

Mercoledi 19 aprile 2017, h. 18, Circolo dei Lettori di Torino. Alcune persone entrano nella Sala della Musica, dove è presentato per la prima volta il libro di Dora BuonfinoLe mie pagliuzze pubblicato da Le Parche Edizioni nel marzo dello stesso anno. È il secondo lavoro di Dora Buonfino, il suo primo romanzo dopo la raccolta di racconti Scrivo per te(settembre 2016, Le Parche Edizioni). Si potrebbe definire Il libro della vita per il tema delicato e drammatico, l’abuso sui minori, che Dora ha purtroppo vissuto e subìto da bambina.

Le mie pagliuzze è un’opera autobiografica quindi, scritta in prima persona, in cui l’autrice evita tuttavia di mettere se stessa sotto i riflettori. Con un’accortezza tipica di molta narrativa di questo genere letterario, sceglie il personaggio fittizio circondato da altri tutti con identità inventate e corrispondenti a persone realmente esistite per personalità, caratteristiche e ruoli.
Alla…

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5 pensieri su “Le mie pagliuzze di Dora Buonfino

  1. La recensione di Primula Bazzani del romanzo di Dora Buonfino non solo ne fa “una dettagliata analisi” del testo ma, a mio avviso, ne rappresenta anche una perfetta sintesi. La violazione dell’infanzia, il senso di colpa, l’oscillazione perenne tra il raccontare e il tacere, l’urlare e il rimuovere, il chiedere aiuto e lo sconforto di non essere ascoltati. La Bazzani sottolinea l’assenza di ogni riferimento cronologico, temporale, geografico, affettivo. Assenza perchè l’abuso può inghiottire qualunque bambino nel drammatico vortice della solitudine e trafiggerlo nel cuore dell’identità tanto da polverizzarne anche il nome. E ancora evidenza l’omissione nel libro di ogni riferimento pruriginoso perchè non si vuole trasformare il lettore nella dirimpettaia che, dalla finestra dove trascorre tutto il suo tempo, ha visto qualcosa “ma ne vede solo ciò che vuole vedere” perchè “sarebbe troppo impegnativo porsi domande”. “Le mie Pagliuzze” vuole che il lettore le domande se le ponga.e che si assuma la responsabilità di darsi qualche risposta. L’abuso sessuale infantile è uno dei peggiori crimini contro l’infanzia e non è possibile stare a guardare dalla finestra e poi volgere lo sguardo dall’altra parte a smorzare il bollore della pentola sul fuoco.

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  2. Mi sembra di capire che il “non dirlo a nessuno” fosse il mantra ripetuto senza esitazione da quanti sapevano o facevano finta di non sapere.
    Un invito alla omertà ed al silenzio, che invece andrebbe squarciato con precise accuse.
    Ma un bambino non può accusare, non può denunciare.
    Ci vuole un adulto che lo accompagni e lo faccia uscire allo scoperto.

    Temo che queste vicende siano molto più frequenti di quanto ci si possa immaginare.

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