Romolo

romolo

Nel post La rinuncia, vi ho accennato a un esaurimento che mi ha costretta a fare una scelta, mettendo da parte ciò che mi piaceva. Ma non vi ho detto che il motivo per cui ho rischiato, ciò che mi ha indebolito di più, è stata la morte, mai accettata, di un amico.

Romolo era un ingegnere aeronautico, un ragazzo pieno di vita, con mille sogni da realizzare. Sposato, una bambina di tre anni e un’altra in arrivo, stava pensando di cambiare lavoro, di diventare un insegnante, per avere più tempo per se stesso e riuscire a esprimere ciò che era.

Non ha fatto in tempo a realizzare il suo progetto, perché un incidente lo ha portato via. È morto nella sua Ford Capri, auto che aveva amato e risistemato con le sue mani. È morto una mattina, andando a Caselle, verso quel lavoro che aveva cominciato a sentire un po’ stretto.

La sua morte mi ha demolita, lasciandomi nello sconforto, e ho impiegato anni per rasserenare il mio animo.  I primi mesi sono stati duri, perché avevo due figli piccoli a cui celare la depressione che mi cresceva dentro. Per evitare di tenere in casa l’agonia che vivevo, cercavo all’esterno un appiglio di rassegnazione, finendo per parlare sempre di lui. Come quella volta in cui mi sono rivolta a una sconosciuta con le lacrime agli occhi, informandola dell’ingiusta fine di quella vita preziosa. Non avevo mai parlato di quell’episodio, fino ad ora…

Romolo mi manca. Mi manca il suo saper sorridere per le cose semplici, la sua spontaneità, il suo amore per i viaggi e per la musica di Morricone. Mi manca la persona che era e il respiro delle sue emozioni. Mi manca perché la vita, nonostante tutto, è bella e a lui piaceva davvero tanto.

Dedico a Romolo la mia scrittura, il mio blog, il libro che fra non molto pubblicherò riguardo l’abuso su minori, perché se ho raggiunto questo traguardo lo devo anche a lui. Per primo mi ha incoraggiata a scrivere, riconoscendo in me ciò che io stessa non avevo ancora scoperto. Aveva letto la prima bozza del mio libro, quando ancora non sapevo quale potesse essere il fine di ciò che stavo scrivendo. E ogni volta in cui ho vissuto dei ripensamenti, sentendo tutto il peso di ciò che stavo facendo, ho pensato a lui e a quanto credesse in me. Indispensabile allora diveniva andare avanti, perché mai l’avrei deluso. Se lui aveva creduto in me dovevo farlo anche io.

La sua morte mi ha fatto capire quanto fosse importante guardare all’altro finché si è vivi, senza aspettare che sia troppo tardi e rimpiangere di non averlo fatto. È grazie a lui, al suo incoraggiamento, se ho compreso quanto sia importante la vita e tutto ciò che riusciamo a dare. Perché è quando sono in vita che le persone hanno bisogno di noi, del nostro affetto, della nostra amicizia, del nostro aiuto.

Non ho fatto in tempo a dirgli che gli voglio bene.

Questa è la pagina che alcuni suoi amici hanno aperto per ricordarlo.

Vi lascio una canzone che ben spiega come mi sento quando penso a Romolo. A lui sarebbe piaciuta molto questa versione. L’avrebbe accolta con la meraviglia di un bambino, perché non aveva timore di mostrare le sue emozioni, per lui la vita era un dato di fatto, da vivere per ciò che è, una fonte inesauribile, una continua scoperta.

140 pensieri su “Romolo

  1. Ho rivissuto la perdita di un caro collega.
    Amava la vita come Romolo. Non c’è giorno che la mia preghiera non lo ricordi.
    Credo in Dio. Ma la separazione, tra questa vita e l’altra faccio veramente fatica a digerirla.
    Spesso mi arrabbio con Lui, tanto.
    Ed allora, mi sforzo di pensare a quei momenti in cui si rideva, ed il mio collega, aggiungeva leggerezza a grande tensione.
    Posso solo abbracciarti forte. Stringerti fra le mie braccia.
    E stare in silenzio.
    Ciao, Dora

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  2. Anche a me è morto un amico quando ero ragazzo: era come un fratello maggiore una guida e un esempio. Ho portato dentro me il dolore per la sua morte e ancora lo porto senza mai essere riuscito ad esprimerlo.
    Con la sua morte mi ha insegnato per primo che siamo destinati a perdere tutto ciò che possediamo. Sono cresciuto e adesso invecchio con questa terribile e inconsolabile consapevolezza, che per paura non mi fa stringere tra le braccia nulla e nessuno.
    Questo tuo ricordo mi ha commosso e coinvolto a tal punto che ho narrato qui il mio vuoto segreto. Grazie, Dora.

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  3. … Ci sono storie che accomunano, mia dolce Dora e vite che si spezzano sulla linea del traguardo. proprio come quei nastri che si dovrebbero aprire al loro passaggio. Anch’io ho avuto un caro amico che, la casualità, ha fatto si che non vedesse coronato il suo sogno, venendo infranto da una spranga sfuggita ad un autocarro, viaggiante in carreggiata opposta sull’autostrada. E finita, chissà come, addosso a lui che viaggiava incolpevole sulla sua moto. La vita alle volte ha di quelle dinamiche che sfuggono a una qualsia logica. Noi possiamo soltanto prenderne atto, facendone lezione…
    Un fortissimo abbraccio

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  4. Sono passati tanti anni da quando un mio amico è andato via. 15 anni e 3 mesi per l’esattezza.
    Il dolore è stato forte, qualcosa di inspiegabile. L’ho pensato per tanto tempo tutti i giorni. Ora lo penso ancora anche se più di rado. Mi ha cambiata molto, in quel periodo ho preso coscienza di cosa è la vita, siamo qui ora e domani chissà.
    Lo sento sempre vicino e quel giorno non potrò dimenticarlo mai anche perché la mia piccola è nata 13 giorni dopo il giorno in cui lui è andato via. E io l’ho sentito vicino anche quel giorno.

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  5. Non penso della morte come una fine, ma credo che sia un nuovi inizio …
    ti lascio qui un pensiero di una nativa americana Susie Billie della tribù dei Seminole

    “Il corpo muore. Il corpo è semplicemente ciò che l’anima materialmente possiede. E’ il suo involucro. L’anima prosegue la sua vita”.

    bussi Rebecca

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