Giovane a chi?

“Se fosse necessario innaffiare le piante…” mi disse convinto.

“Certo, sarà il mio primo pensiero.” Risposi guardando le due piante presenti nella stanza.

Si alzò, mi strinse la mano e mi accompagnò cortesemente alla porta. Non seppi più nulla di lui, della sua piccola impresa edile né delle piante che tanto gli stavano a cuore. La cosa però non mi stupì, non era il primo a lasciarmi senza risposta, in un mare di lettere e colloqui fatti mal volentieri, senza sapere neppure dove colpire precisamente, ma provando in ogni caso, per qualsiasi occasione si presentasse. Ero cosciente di avere in mano un diploma che non mi serviva a nulla, specialmente per gli anni che mi separavano dal giorno in cui avevo finito le superiori. Ad Avellino la vita era trascorsa senza stimoli né speranze, in un clima di depressione in cui mi si era presentata solo una proposta di produzione di borse da fare in uno scantinato, per un numero imprecisato di ore ed un salario ancora più imprecisato.

Anche per questo mi ero trasferita a Torino, per respirare possibilità mai avute prima, per staccarmi dai legami famigliari imposti dalla necessità. Lì dove il diploma era visto addirittura come un ostacolo, perché mi identificava con una specializzazione che in realtà non avevo, i miei ventitré anni mi impedivano di essere assunta per qualche apprendistato.  Me lo aveva detto chiaramente anche il mio amico di quel caffè in via Po dove mi recavo la sera prima di tornare alla pensione in cui alloggiavo. Bastava che mi guardasse in faccia per avere il resoconto della giornata e senza infierire con domande mi metteva sul bancone il solito bicchiere di latte caldo. Un atto rassicurante, una coccola che accoglievo con gratitudine, anche se onestamente avrei preferito un lavoro, uno qualsiasi che mi permettesse di cominciare.

Questo è stato il mio inizio a Torino, fatto di incertezze continue e disillusioni. Ci ero arrivata immaginando un lavoro che mi avrebbe concesso autonomia e sicurezza economica, sufficiente per non dipendere da altri a questo mondo, dato che ad altri non volevo più affidare la mia vita. Le cose purtroppo non furono così immediate e il tempo trascorse inesorabile, minando la fiducia in me stessa e nelle mie capacità.

Ripenso spesso a quel periodo, alla mia gioventù trascorsa attendendo giorni migliori, passeggiando per le strade di Torino, nella speranza di trovare una via che mi facesse intravedere il mio futuro. Volevo solo un piccolo lavoro che mi permettesse di avere una casa tutta mia, dove far entrare solo chi era invitato, un luogo dove rintanarmi magari, o dove poter cominciare la mia vita finalmente. Ma le uniche risposte che ricevevo dagli adulti erano riguardo alla fortuna di avere la mia età. Secondo il loro pensiero avevo tutto il tempo, perché ero giovane e come tale inoltre non mi rendevo conto delle problematiche, cosa che avrei potuto capire solo quando avessi raggiunto la loro età.

Ora che ho la loro età ne sono contenta, perché finalmente nessuno mi può più zittire dicendo che sono giovane e che non conosco la vita. La realtà è che non siamo capaci di prenderci cura dei nostri giovani, li buttiamo nel mondo con la ricchezza dei nostri fallimenti, le paure, le insicurezze. E impediamo loro di vivere per timore di perdere quell’opportunità da cui non vogliamo staccarci. Sembra quasi che imploriamo ancora un attimo di vita prima di mollare: “Ancora un po’, ma cosa ti costa, tu sei giovane, ne hai di tempo…”, e non comprendiamo che la loro vita non esclude la nostra, ma il nostro prevalere invece impedisce la loro. No, questo non è un mondo per giovani, tanto che per non sentirne più i lamenti siamo diventati tutti giovani a nostra volta, allargando la fascia d’età di riferimento a dismisura.

Dedico questo post a lea2509, che con i suoi 15 anni è di sicuro la blogger più giovane di WordPress. Ripenso ancora al suo articolo I Giovani e La Cultura riguardante la confusione di certi adulti riguardo la cultura dei giovani.

E lo dedico anche a Cristian Faro, giovane cantautore che con la sua musica cerca di farsi ascoltare e di dare voce a chi non ce l’ha.

88 pensieri su “Giovane a chi?

  1. Non dobbiamo mai dimenticare le nostre esperienze giovanili, solo così riusciremo a comprendere i giovani di oggi. Non mi piace chi spara a zero sui ragazzi, trovo che l’epoca in cui vivono sia ancora più complicata è difficile di quella della nostra “verde età”.

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  2. Non è questione di età, di giovani o “vecchi”, che anche questi restano per strada, eccome – e peggio con carichi di famiglia. La questione è se c’è il lavoro o no, e questo a sua volta dipende dall’economia se tira o no, dal Sistema Paese, e il nostro Pese è fermo se non in regresso da vent’anni.
    I giovani – sì, proprio loro – per combinare qualcosa vanno ormai all’Estero, e – vedi le statistiche – dal Sud verso l’Estero è in corso un’emorragia di uscite verso altri Paesi.

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    • Non è solo una questione di lavoro, ma di interferenze in ogni modo. Il messaggio che trasmettiamo loro, le pretese che abbiamo nei loro confronti. Non siamo un bell’esempio e se si ribellano cerchiamo di zittirli in ogni maniera. Ogni fascia di età ha i suoi problemi, ma verso i giovani abbiamo una grande responsabilità, dovuta alla nostra scelta di metterli al mondo…

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      • D’accordo sulle interferenze. Non ci piove. Ma qua non porrei la contrapposizione NOI e LORO, così accentuata. C’è caso e caso. Non generalizzerei.
        Io vedo esempi, dove i ragazzi hanno anzi ampio spazio. E qui direi dipende dall’intelligenza e dalla sensibilità dei genitori. Essere presenti (vigilanti, sì, perchè occorre) ma senza pesare. Che d’altra parte, molto spesso, ahimè, sono loro, i genitori, in condizioni di disagio, per vari e tanti motivi: famiglie disunite, ragioni economiche, troppo lavoro e impegni, ecc. Ecco, per concludere, è un discorso molto articolato, dove i fattori in gioco sono tanti. E le sfumature di cui tener conto, sono ancora di più.
        (Ciao, Dora, adesso torno al mio lavoro 🙂 )

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      • E’ questo il punto dove volevo arrivare, la famiglia, il luogo dove tutto ha inizio…
        Non ho intenzione di generalizzare, ma scuotere. La società è formata da famiglie, di varia natura e composizione. Il noi e il loro c’è sempre, anche quando le cose funzionano bene. Noi che abbiamo superato quella fase e loro che l’attraversano. E nel bene e nel male siamo noi che quella fase l’abbiamo superata (in termini di età) che operiamo condizionamenti. E ad un certo punto i giovani si troveranno a chiedere conto delle incongruenze e dovranno scegliere se adeguarsi o ribellarsi. Naturalmente io parlo di questo perché inevitabilmente condiziona la società tutta…

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  3. Molto bello, purtroppo è così. I giovani sono troppo giovani, e i vecchi troppo vecchi. E la voglia di fare finisce nel niente, si perdono le speranze, sempre di più…
    Ricordo anche io il post di Lea, e credo sia anche una delle poche quindicenne con voglia di fare, che però data la sua età, non può!

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  4. Come mai, Dora, scegliesti Torino? Conoscevi già qualcuno, oppore ti venne suggerita?

    Riguardo i giovani ed il lavoro: le leggi non li favoriscono, con una marea di contratti a termine, a progetto, con apprendistato o a chiamata. Laureati che lavorano in Call Center o che sfornano panini al Mac. Sottopagati, o pagati con voucher. Così non va, ovvio.

    Riguardo l’autismo: conosco e non per sentito dire.

    Ciao

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    • Ho scelto Torino, perché dopo essere venuta qui per cercare la mia famiglia ho scelto di restarci.
      Come ho detto a Guido, non è solo una questione di lavoro, ma di ciò che insegnamo ai giovani e cosa pretendiamo da loro. Non siamo un bell’esempio da seguire, ma poi alla fine gli errori e le responsabilità li addebitiamo solo a loro. Come si suol dire “nessuno nasce imparato”, tutto sta a cosa vogliamo farne di loro, in ogni senso.
      L’autismo è un argomento che sta molto a cuore a Cristian Faro, ragazzo che io apprezzo per il suo dedicarsi a tematiche sociali. Perché parlando di giovani non si deve fare riferimento solo alle problematiche che fanno magari vendere libri a qualcuno, ma anche ai pregi e a ciò che chiedono davvero…

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  5. Le interferenze è logico che ci siano. È necessario che noi adulti trasmettiamo il nostro sapere ed arricchiamo con la nostra esperienza, i giovani. Ma spesso il metodo comunicativo non è efficace. Sì hanno solo pretese. Senza tener conto delle loro effettive capacità e potenzialità. Bisogna”accostarsi” a loro, in punta di piedi. Per poter ascoltare, per motivare e successivamente gratificare.
    Inoltre eliminerei dal vocabolario degli adulti le frasi, tipo: ” Io alla tua età…..”, oppure” Scusa, ma chi pensi di essere! Io ho sempre fatto così…”.

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    • No, non tutta, e per fortuna direi. Certo che ci sono persone valide, ma la voce che viene data loro è sempre minore.
      Anni fa ho assistito ad un convegno, erano presenti un noto psichiatra e un sociologo. Lo psichiatra che tendeva a rimarcare le negatività e le problematiche dei giovani ebbe più voce del sociologo che invece avrebbe voluto sottolinerane i pregi, quale per esempio il volontariato. Ci sono molti giovani che fanno volontariato, cosa di cui non si parla molto, perché non fa notizia… E’ questo il punto, non un discorso di numeri che separi i buoni dai cattivi, ma la presenza predominante di argomentazioni, quasi come se si volesse uniformare tutti.

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      • Già! E quando parlo di società tutta lo faccio perché delle responsabilità le hanno tutti coloro, me compresa, che non fanno abbastanza e che lasciano che le cosa vadano in un certo modo, asserendo che non sono fatti loro o che non possono farci nulla. Ma qualcosa la possiamo fare tutti, cercando di rimanere noi stessi, nonostante tutto, e insegnando ai figli che solo la verità dà effettiva sicurezza, perché nel tempo essa è solida e non perde mai valore…

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  6. Ciao Dora. Un bel racconto (come sempre lo sono i tuoi), e molto profondo. Io però non credo molto alla storia delle difficoltà, della gioventù, ecc.ecc. Il mondo ha passato periodi ben più duri di questo. Se tutti prendessimo ad alibi “il tempo in cui stiamo vivendo”, Eddai!!!! Un po’ più di entusiasmo, un po’ meno di vittimismo (porte in faccia ne abbiamo prese tutti). Forza ragazzi!!! Il mondo è in mano a voi!!!!!!!

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    • Carla le difficoltà della vita non si possono misurare solo in base a questioni economiche o battaglie fatte nel corso del tempo. Certo, i vecchi sono abituati a pensare “una volta si mangiava pane e cipolle, non c’erano molti soldi in tasca e ci si accontentava…”. Logico era l’accontentarsi, perché quello era il mondo e quelle le richieste. Ora però devi guardare ad aspetti soprattutto psicologici e a condizionamenti continui dove non ha più forma solo il volere dei genitori, la morale o la scelta migliore. In questo tempo si sta perdendo sempre più di vista la crescita, la sicurezza, la personalità dei giovani che subiscono continui martellamenti. Se prima un figlio significava forza lavoro per la famiglia, con un ruolo ben definito e giustificabile, ora i giovani non sanno più neppure cosa dovrebbero volere. E in certe occasioni mi chiedo il motivo per cui sono stati messi al mondo… Di sicuro ci sono ragazzi che non hanno voglia di far nulla, ma comunque, sempre, non si sono fatti da soli…
      A questo proposito mi viene in mente un mio vecchio post: Il professore Luongo. Era un insegnante che aveva capito da tempo il danno che gli adulti dell’epoca stavano operando sui giovani. All’epoca non esisteva internet e l’unico modo per dire la sua era viaggiare in tutta Italia con il suo cartello dove appuntava i suoi pensieri. I più lo consideravano un folle e passavano oltre, qualcuno si è soffermato e ha compreso il messaggio…
      https://almenotu.com/2015/09/12/il-professore-luongo/

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      • Infatti era la conclusione alla quale volevo arrivare!!!! Tanti condizionamenti, pensieri, modi di ragionare, arrivano dalla famiglia!!! Se anche tu ti chiedi perché li hai messi al mondo!!!!! Ma ci deve sempre essere un motivo per tutto??? Ci devono essere sempre dei punti ai quali si deve arrivare? E lasciarli vivere questi benedetti ragazzi? E lasciarli arrivare da soli a quella sarà la loro strada? Non sparire dalle loro vite, questo no, ma farsi un po’ da parte???????

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      • Farsi da parte è una scelta per taluni difficili. Ho visto genitori senza una vita propria che viveva attraverso i figli, come se fossero un’estenzione della propria vita. E non si può voltare la faccia dall’altra parte, distogliendo l’attenzione. Perché i figli di altri si troveranno a convivere con i nostri condizionando inevitabilmente la loro vita. Siamo legati gli uni agli altri, ma questo non l’abbiamo ancora capito…

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  7. E’ un tema molto articolato e complesso, forse mi sento talmente immersa con una figlia in piena adolescenza che non saprei esattamente dire la mia, con lucidità…Vedo tanti giovani un po’ disorientati e talvolta adagiati e tanti altri con voglia di fare e di proporsi. Mi chiedo ogni giorno quale sia il modo giusto per star loro vicina in modo non ingombrante eppur presente. E’ una riflessione ampia che tocca inevitabilmente anche temi sociali ed economici. Di certo quello che più apprezzo e condivido è dare voce ai giovani, dar loro spazio e che emergano e vengano valorizzati, anche nella rete, voci positive, che siano di esempio e di ispirazione! Buona serata Dora!!!

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    • Hai pienamente ragione, che siano da esempio e ispirazione. Ed è vero il tema è complesso e se ne possono toccare solo alcuni punti. Certamente è complicato trovare una soluzione, ma uno scuotimento ogni tanto ci vuole per risvegliare i nostri cuori assopiti e smuovere le idee in ognuno di noi…

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  8. Un racconto molto bello e intenso. Ogni generazione trova difficoltà o facilitazioni a seconda del momento storico, delle condizioni economiche, della morale, delle mode etc etc.
    Come ebbi già a dirti in altre occasioni io vedo in giro tanti bamboccioni convinti di avere pieno governo delle proprie cose. Quando sono in difficoltà, tornano inevitabilmente alla base: la famiglia d’origine.
    Ad alcune generazioni del passato, questo “pronto soccorso”, oggi aperto 7/24, era del tutto sconosciuto o impedito. Grazie. Ti abbraccio. 🙂

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    • Ricordo bene quel confronto in cui ci ritrovammo in disaccordo per alcuni versi. Quello che però mi dà fastidio è l’idea a cui ci stiamo adeguando tutti che si è giovani anche a 40 anni, 50, 60…. Per me i giovani sono al di sotto dei trenta… E credo che questa abitudine sia pericolosa e ci si ritorca contro, perché alibi di un continuo rimandare…

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  9. Diciamo che tu hai avuto due sfortune a 23 anni. Avere quell’età – ma questo ce l’hanno tutti – ed essere donna in una società maschilista, dove la donna è vista con sospetto.
    I nostri giovani? Sono gestiti male da noi adulti. O li lasciamo liberi senza guida oppure siamo iperprotettivi.
    Ma spesso li guidano pensando alla nostra gioventù, alle nostre delusioni e ai nostri fallimenti. Diciamo il mestiere di genitori è alquanto complicato e dovremmo andare a scuola per impararlo.

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  10. Di lavoro se ne vede poco.
    Non parlerò della classe politica perché mi viene il voltastomaco ma grazie a tante pecche di questo paese siamo tutti quanti messi in un frullatore e ci fanno girare e girare e ancora girare fino allo stordimento.
    Giovani che sperano in un futuro che a fatica si dovranno inventare.
    Noi nella fascia dei 50 anni che ci marcameniamo
    Anziani che non riescono a sopravvivere
    Cara Dora, sono tante le cose che non vanno
    Un abbraccio…..

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      • Sai quali sarebbero le soluzioni reali?
        Onestà, interesse pieno per qualsiasi classe sociale,
        interesse a far sì che un paese possa essere produttivo permettendo, a chi ha realmente voglia di lavorare, di poterlo fare senza essere mangiato vivo da tasse esorbitanti.
        Sto uscendo fuori tema, quindi mi fermerò, ma mi sembra che ci abbiano scambiati per i soldatini di risiko, e sicuramente vorrei per le mie figlie un futuro leggermente meno incerto…
        Una serena notte Dora

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  11. Ed ecco un altro frammento della tua vita che va a infilarsi, perla, nella collana scintillante dei tuoi racconti. Forse ti preoccupi troppo per i ragazzi. Dovresti saperlo che, ognuno, è figlio del proprio tempo. E, nel proprio tempo, trova la propria strada. E’nell’ordine delle cose che sia così. Anche tu hai dovuto faticare prima di trovarla. Ecco, penso che sia questo che si possa dire ai giovani, ciò che tu narri con sentimento. Ovvero di non lasciarsi sopraffare dalle contrarietà e nemmeno dalla bonaccia che non batte chiodo….
    Un abbraccio di nuvole di raso…

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  12. Bellissimo e delicatissimo racconto su un pezzo del tuo passato Dora. Come al solito sai far breccia. Bella anche la tua condivisione per i giovani, anche verso quelli come me 😉 p.s. Poi ho letto quella cosa e non senza inquietudine :-/ Speriamo bene

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  13. Accidenti dora… tiri fuori certi temi che sfiorano la voglia di presentarli a quegli adulti che nn curanti continuano a dire si.. che capisci tu. .. sei ancora giovane…. ma il giovane con esperienza diverrà adulto e con maggiore esperienza diverrà vecchio e se l’esperienza ci viene negata…. come potro essere nonna dei miei ipotetici nipoti che faranno riferimento a ciò che i vecchi insegnano? Forse un po contorto… ma non sono brava come te ad esprimere tutto ;*

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