L’altra

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Immagine dal web

Ero seduta al tuo fianco, quando la vedemmo passare, con il golfino stretto al petto e il passo veloce. Lo sguardo lo tenne basso per tutto il tempo, per non provare imbarazzo mostrando di averci visti. Aveva compreso di dover sparire e in fretta, che non era quello il luogo dove stare, non in quel momento. Ci aveva sperato nel tuo amore, l’aveva venerato e tenuto nel cuore, così stretto da credere che sarebbe durato per sempre. Il destino, però, era stato crudele e le aveva presentato il conto dei momenti felici che non avrebbe dovuto avere. Perché non eri suo, ma mio, ma di questo l’avevi tenuta all’oscuro, avevi fatto il doppio gioco e sostato in due vite allo stesso tempo. Chissà per quale misteriosa alchimia avevi creduto che tutto ti fosse permesso e non ti eri limitato ad una storia segreta, ma l’avevi resa ufficiale, con tanto di famiglia indaffarata e pronta a riceverti come un figlio, felice per quel giovane così innamorato e premuroso.

La notizia, naturalmente, con l’immaginazione che anche un bambino avrebbe potuto avere, mi era arrivata, con tanto di nome e luogo di lavoro. E mi era stato detto che lei sarebbe passata di lì, a fine turno, come ogni sera. Per questo avevo fatto in modo di trovarci davanti a quel bar con i nostri amici di sempre, volevo marchiarti con la mia presenza e segnare il territorio che mi apparteneva con diritto di prelazione. Ero io quella legittima, quella che da anni frequentava la tua casa e i tuoi amici, quella che non avresti mai lasciato. Sapevo di avere il potere nelle mie mani e non volevo perdere l’occasione di ribadirlo, mostrandole la realtà del nostro rapporto.

La guardai bene mentre si avvicinava, sempre più incerta, finché non le fu chiara la situazione. E guardai i suoi occhi riempirsi di lacrime, mentre le labbra si piegarono verso il basso in una smorfia che non riuscì a controllare. Anche tu l’avevi guardata, sorpreso, perché non te l’aspettavi, e l’unica reazione che ti venne in mente fu di lasciare in fretta la mia mano, quasi a tentare di cancellare l’evidenza. Eri nervoso, quanto rosso in viso, e farfugliavi, cercando di riprendere la conversazione. Speravi che io non me ne fossi accorta, credevi di aver perso su un solo fronte, e chissà magari hai pensato di poter riparare a quel danno con qualche scusa o col tuo fascino in cui credevi oltre ogni misura.

Io, però, mi ero accorta del suo amore, del suo tormento, e mi ero accorta anche di te, dell’emozione che avevi provato vedendoti scoperto, e questo mi aiutò a capire cosa io volessi veramente, cosa provassi per te.

Il giorno seguente l’attesi da sola, davanti a quello stesso bar. Le andai incontro dicendole che le dovevo parlare. Il suo sguardo era carico di stupore e l’aria un po’ preoccupata. Sicuramente si aspettava che le illustrassi ciò che pensavo di lei, che le parlassi te, di me, della sua inopportuna presenza.

Le lasciai il tempo di smaltire le sue ipotesi quindi le chiesi: “Ne sei innamorata?”
“Sì!” mi rispose con la voce bassa.
“Allora tientelo, perché io non so cosa farmene!” le dissi con sicurezza. Poi, per avvertirla riguardo una verità che non avrebbe mai visto da sola, aggiunsi: “Però non credere che durerà per sempre, fra non molto ti lascerà!” e mi allontanai assaporando la sua perplessità.

136 pensieri su “L’altra

      • esattamente… accadono quando non c’è il coraggio di guardarsi dentro e con onestà e chiarezza dire come stanno le cose, quando manca il coraggio e la gentilezza d’animo di andare e lasciare andare…

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      • Non solo, ma manca anche la logica e il buon senso… A cosa serve tenere intrappolato un amore che non ti vuole? Non esiste nessuna soddisfazione. L’amore non può basarsi sulla costrizione, sull’illusione…

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      • esattamente… e il peggio accade quando chi non ha più questo amore se ne rende conto, comprende e decide di lasciar libero l’altro… mentre la persona in questione non ha coraggio e onestà per prendere in mano il proprio tempo…

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      • questo è vero e comprensibile ma puro e becero egoismo… si preferisce fingere tenendo schiacciata e costretta una persona per la propria sicurezza invece di andare più in là e magari lasciarla soffrire per poi riprendere in mano il proprio tempo…

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      • Sì è egoismo, ma anche poco rispetto per se stessi, e non si fa nulla per ottenere qualcosa in più, di vero. Si vive alla giornata rattoppando le falle, con la mente distratta e il cuore in perenne agitazione. Quante donne, quanti uomini, preferiscono il vittimismo al lasciare andare? Sembra quasi che nell’aria ci sia un tacito compromesso che permetta alle coppie di sopravvivere in questa maniera. Naturalmente questo riguarda solo alcuni…

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      • concordo, in ogni virgola ( e lo sai)…
        Riguarda solo alcuni ma non sono così pochi e ne aggiungo un pezzo… tanto di questo atteggiamento nasce dal considerare l’altro un qualcosa che ci appartiene… terribile! spaventoso

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      • E’ il timore di essere abbandonati a influire. La libertà in tal caso diventa una incognita spaventosa… Ci si aggrappa con tutte le forze come se quella fosse l’unica ragione di vita, l’unico appiglio che ci permetta di non cadere. Perché vivere solo per se stessi non è nella natura umana in fondo…

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      • su questo concordo ma io pensavo al pensiero che porta a pensare al proprio “piacere, soddisfazione, placamento delle paure” senza soffermarsi per un micro momento se sia giusto per l’altra persona, in questo intendevo “pensare solo a se stessi”…

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  1. Un uomo come quello che dalle situazioni descritte appare giovane, e che fa il doppio gioco sarà stato ben felice di essere stato “abbandonato” dalle sue due “fiamme” effimere. Perché in un uomo così solo se effimere possono convivere.
    Mi sono sempre augurato che le donne non incappino mai in uomini simili, ma se capita loro, abbiano la dignità di sapersi riprendere il proprio rispetto.

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  2. Read the post in translation, so some things in the story are not very clear to me, however let me say that to let go it may the proper thing to do, for these things, but this may seem to be easy for some, but not for every one, in fact some never do..A matter .of circumstances, and character I believe.

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  3. Di quando si sta una spanna sopra il mondo che ti circonda: hai saputo toccare il cielo con il classico dito, sovrapponendo la dignità e consapevolezza alla piccolezza imperante…
    Ma quel che più ancora mi piace è che non c’è compiacimento o autoincensamento nella narrazione: quasi asettica, con un certo gusto per lo studio dei caratteri e delle azioni dei tuoi personaggi. un piccolo gioiello di narrativa…
    Un abbraccio scintillante di stelle serene…..

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