Resta con me

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Ancora un istante… Cecilia Gattullo

“Resta con me”, pensavi, lo sguardo fisso su di noi, perso nell’affanno di un rapporto forzato. Eri dentro di me, ma di tuo avevo solo un corpo sotto pressione. Era un esame quello a cui ti stavi sottoponendo, una prova di bravura, messa a disposizione di una scelta che avrei dovuto fare.

Avevi letto la sua lettera, insistente nel suo pretendermi. Sì, perché lui mi pretendeva e lo diceva chiaramente, con passione e con parole che sapevano stimolare i miei sensi. Non era la prima lettera che mi scriveva e non era la prima di cui tu rubavi la lettura. Ogni volta, però, non dicevi nulla, non rivelavi il tuo sapere e te ne restavi tra le mie braccia a fruire di quel gratuito desiderio che le sue parole facevano nascere in me.

Questa volta però era diverso, perché lui si mostrava deciso, non era più solo di sesso che parlavano le sue pagine, ma di amore, di necessità di avermi, di attesa di una risposta. All’improvviso ti sei sentito perso, hai creduto che sarebbe stata la fine, che ti avrei lasciato, preferendo il fuoco che bruciava in lui al tuo amore inerme e sottomesso. Così hai deciso di prendermi, come ritenevi che un amante dovesse fare. E mi hai tirato a te con disperazione, cercando di soddisfare ogni mia richiesta. Ma io di richieste da farti non ne avevo, perché non era ciò che volevo, che mi aspettavo da te. Pensavi di mostrarmi il tuo amore in quel modo, di far passare la tua resa per passione, ma non avevi compreso che non era quello l’amore che mi mancava, e che non era il corpo che prima d’ogni altra cosa miravo a soddisfare.

Ti ho guardato mentre facevi mostra delle tue qualità, con poco entusiasmo e nessuna aspettativa. Ho visto il sudore riempirti la fronte per quell’impegno sempre più vano. Ho assecondato il tuo bisogno di esprimere presenza, la tua non era solo offerta, ma anche contrassegno di possesso. “Sei mia!”, mi sussurravi, aspettando i miei gemiti come risposta.

Ti ho guardato mentre avvilivi te stesso e ti ho amato, come sempre. Avrei voluto dirti che non avevi rivali da temere, che per me l’altro non era che lettere, ma ti ho lasciato credere di aver vinto quella competizione, di avermi conquistata con il tuo ardore. A te premeva saperti scelto e a me servivano le sue parole, che mi svegliavano l’anima, aiutandomi ad aver voglia di te.

Grazie Cecilia per il tuo disegno Ancora un istante… 

145 pensieri su “Resta con me

  1. Una competizione non facile, quella tra lo scritto, quindi la fantasia, e una presenza fisica già corrosa da timori ed insicurezza dall’essere inadeguati. Una competizione che tu evidenzi proprio nell’amplesso. In quel momento in cui dovrebbero essere i sensi a parlare, sprigionando quella chimica, fatta di emozioni e sensazioni, proprie del linguaggio corporeo, a confondere l’anima dei personaggi. Invece, nel tuo narrare, nutrendosi di razionalità, finisce per determinare una sorta di cortocircuito che, paradossalmente, dà vita ad un nuovo equilibrio nel rapporto di coppia…
    Sì, decisamente molto interessante…
    Piaciuto assai
    Un saluto ed un fiore….

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  2. NOn era facile da raccontare, perchè non c’è azione, non succede niente.
    Il caso ipotizzato è interessante. A maggior ragione, se si considera che sull’amore si scrive dai tempi dell’invenzione della scrittura.
    Mi è piaciuto il finale:” A te premeva saperti scelto e a me servivano le sue parole, che mi svegliavano l’anima, aiutandomi ad aver voglia di te.”
    Sigla ed è la conclusione, la botta, la bocca dell’imbuto che chiude tutta una preparazione.
    In quel finale, ci vedo addirittura una nota ironica.
    Non vorrei sembrare fuori di testa, ma ho sorriso.

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  3. Dora, devo dire che ho visto il lato negativo di quel rapporto più forte dello stimolo “esterno” positivo che ha scosso la protagonista.
    Che dire?
    A volte anche i pensieri e le fantasticherie sono colpe che pesano in una relazione là dove, evidentemente ci sono lacune da colmare e terreni da bonificare.
    Bravissima!

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  4. Bravisssima, come sempre, Dora, anche se il tuo racconto m’ha lasciato un po’ di amaro…. e per Cecilia: a me l’immagine ha fatto pensare a una nuova nascita….Sarò grave? Buona giornata, e grazie, come sempre, a tutt’e due. mf

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    • No, non sei grave Mariluf 🙂 hai solo dato un’interpretazione diversa dettata da speranze o finalità diverse. Sì, lascia l’amaro, perché non c’è vittoria, per nessuno dei due…
      Una buona giornata anche a te, un abbraccio 🙂

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  5. Una pallottola. Potente, forte, vero, e amaro. Mirabile la delicatezza e le note con cui sai sempre trattare argomenti delicati. Ma tu sei Dora!!! Per quanto ti conosca e ti apprezzi, riesci sempre a sorprendermi con i tuoi pezzi. notte cara, un abbraccio fortissimo

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  6. Brava come sempre… Ci metto un sacco di tempo per trovare uno straccio di frase per commentare cosa scrivi 😉
    Mi mette molta tristezza… E un cercare nell’altro la propria completezza… Anziché ricercarla in se stessi… Arrivando quasi ad umiliarsi…
    Sei sempre delicata e precisa 🙂

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      • Io invece non credo proprio che la natura sia completarsi… Credo sia un migliorarsi… Un “di più”… Credo sia proprio questo il nostro errore, cercare qualcuno che ci riempia un vuoto creando in questo modo legami basati sulla dipendenza ( altrimenti si perde un pezzo) … Mentre due persone che “si bastano” ( nel senso di stare bene con se stessi) troveranno nell’altro un qualcosa in più e forse ci sarebbero meno “giochetti” basati sulla mancanza e sui se si di colpa…

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      • Migliorarsi certamente è una delle finalità, ma poiché siamo un insieme di carne e anima dell’altro c’è per forza necessità. Ognuno di noi poi sceglie il modo, i tempi, e la parte di sé da soddisfare. La nostra felicità dipende soprattutto dall’interesse che gli altri possono provare per noi e per quanto ci sforziamo di essere noi stessi e di star bene con ciò che siamo, in realtà viviamo con una struttura che non ha lunga durata se non possiamo condividerla con qualcuno. Quindi “completarsi” con l’altro non è dipendenza, perché non ci viene “permesso” di essere, ma viene condiviso e accettato, insieme a tutto ciò che possiamo dare. Completarsi è riconoscimento, è guardarsi allo specchio riconoscendo se stessi e non qualcuno che l’altro vuol modellare. Quando questo non avviene, ci viene a mancare una parte di noi.
        C’è chi scrive e chi legge, c’è chi canta e chi ascolta… c’è chi ama e chi accoglie il suo amore

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      • È proprio questo il punto… Davvero la nostra felicità dipende da altri?
        Concordo sul condividersi… Faccio fatica sul completarsi… Credo sia molto sottile la differenza tra la felicità dovuta ad una condivisione e quella che c’è perché l’altra persona ci da un pezzo che altrimenti non sappiamo trovare… Non dico sia semplice e immediato ma credo sia ben differente e che possa cambiare anche il nostro modo di relazionarci con gli altri…
        ( prima mi è rimasto l’abbraccio tra le dita 😉 )

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      • Purtroppo credo che sia proprio così: la nostra felicità dipende da altri, per lo stesso motivo per cui io e te stiamo parlando ora… per quanto il nostro pensiero possa essere giusto e la sicurezza in noi stesse solida, non avrebbe senso se fossimo da sole senza poter condividere tutto questo

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      • Sparpagli perché sennò ti senti scoppiare, non puoi più contenere… ma c’è sempre qualcuno che riceve la tua felicità. Pensa se qualcuno ne sminuisce l’importanza, te la demolisce in qualche maniera, o la costringe dentro di te, perché non disposto a riceverla… Sarebbe disastroso, come tappare un vulcano in eruzione. Ti scoppierebbe tutto dentro, distruggendo ogni cosa. La felicità non è fatta per essere contenuta…

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      • O forse bisogna solo imparare ad accettare il fatto che a qualcuno la nostra felicità possa anche non interessare.. È anche legittimo infondo, si tratta di scelte… E quindi la raccoglierà qualcunaltro… La felicità è difficile da trovare ma non è così devastante, lo è la nostra voglia costante di struggimento ed emozioni forti altrimenti pensiamo non abbia senso viverle…

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      • Certo, è quando ci ostiniamo a rivolgerci sempre dalla parte sbagliata che le cose diventano un non vivere.
        Sì, la felicità è difficile da trovare, per questo spesso ci si accontenta e ci si illude, non per le emozioni forti e lo struggimento, ma per avere l’opportunità di vivere almeno un po’. Perché è meraviglioso quel dolce dolore che ti nasce nel petto nell’istante in cui ti rendi conto (o credi) di aver trovato qualcuno con cui condividerlo. Senti la vita che ti nasce dentro e devi necessariamente farla uscire

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      • Certamente che è meraviglioso… E quello è un momento che bisogna vivere e sentire con tutte le forze…
        È proprio quello che intendevo: illudersi e vivere nell’illusione piuttosto che ammettere che quello che si ha non è quello che si vuole…

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      • Questa consapevolezza però non equivale a voler star bene con se stessi. Star bene con se stessi e “completarsi” son due cose diverse. Ritrovarsi, avere sicurezza in se stessi è necessario per vivere al meglio la nostra vita, ma la felicità la si trova solo condividendo

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      • Come no? Star bene con se stessi vuol dire avere ben chiaro cosa si vuole e avere il coraggio di lasciar andare ciò che non ci fa bene ( e per bene intendo ciò che non soddisfa, ci limita…)
        Se penso al tuo racconto… Da un lato c’è una persona intimorita al pensiero di non poter avere l’altra e quest’ultima che legge l’insicurezza e si dà per colmare quel vuoto ( ho letto male?)… Non per un personale desiderio ma per placare l’insicurezza altrui… Non so… Io lo trovo triste…

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      • Non hai capito male, si accontenta per non ferire l’altro che ama, nonostante non sia in grado di farla felice… Ma è più triste vedere lei che si accontenta per amore o lui che prende senza amare veramente?

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      • Se con l’altra persona non sei felice non è amore, non stai amando te stessa/o è con quel presupposto non è amore, secondo me… Non so dire chi dei due mi mette più tristezza ( nel senso vero e proprio del “mi dispiace – mi rende triste”)… Perché entrambi si negano la felicità …

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      • Prima di interpretare al meglio l’amore dovremmo darne una definizione precisa. Cosa vuol dire amare? Perché si ama? Difficile da delineare quando ti ci trovi dentro. Ti rendi conto che non sei felice, ma anche che uscirne è complicato…

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      • Dare una connotazione mi viene complicato… Quello che so è che troppo spesso si maschera da amore la paura di ferire e in quel momento non c’è onestà, verso l’altra persona e nemmeno verso se stessi… Ed evitare dolore non è necessariamente amore… A volte c’è bisogni di un passaggio di dolore per capire chi siamo e cosa vogliamo …
        È complicato, difficile e faticoso ma non credo impossibile… Detto questo, ovviamente si deve anche fare in base alle proprie forze ed energie…
        ( tesoro mio…. Buona notte.. È stato un piacere fare due chiacchiere, magari continuiamo domani?) un abbraccio grande :-*

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  7. non so se riesco a spiegarmi…
    a volte un uomo ha bisogno di sentirsi un lottatore, e lottare per la sua donna se crede di stare per perderla…. ha fatto bene la sua donna stavolta a fargli credere di avere vinto…

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  8. Bonjour
    Mon passage sur ton joli blog
    Ce sont mes 2 mains sur mon clavier
    Sur un profil une belle image
    Qui derrière cet écran se trouve une personne de gentille
    La ou je retrouve une de mes meilleurs amies ou amis
    Je te fais un énorme sourire même si tu ne vois pas
    Dans le fond de mon cœur je te l’offre
    Passe une agréable journée
    Surtout ensoleillé ,chez moi le temps pas extra
    Bise amicale Bernard

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