Il viaggio

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CamminoCecilia Gattullo

“La bambina dov’è?”, chiese Anna, dopo aver guardato in tutte le stanze.
“Non c’è, è andata via…”, rispose sua madre, con lo sguardo basso.
“È andata via? E dove? I bambini non vanno via da soli!”, e si avvicinò a lei per guardarla negli occhi. “Perché? Avrei badato io a lei. Perché l’hai data via?”, continuò disperata, lasciandosi cadere sulla sedia. Si sentì tradita, messa da parte, senza alcun valore. Lei era la maggiore, quasi una donna, sapeva bene cosa fare, ma nonostante questo non aveva tenuto conto della sua volontà, mettendo in atto la propria decisione in sua assenza.
“Non dire sciocchezze! Sei una ragazzina, non saresti stata in grado di farti carico di una sorella!”, sbottò la madre.
“Una ragazzina? Lo ero anche tre anni fa, quando me l’hai messa tra le braccia dicendomi che dovevo badare a lei!”
“Che c’entra, era diverso, era piccola e si poteva gestire. Col tempo non saresti più stata in grado di starle dietro…”
“Questo lo credi tu! Ti fa comodo dire così per sentirti a posto con la coscienza. Di’ piuttosto che te la volevi togliere dai piedi…”
“Non è vero! L’ho fatto per lei, per farla stare meglio!”
“E perché allora non hai dato via anche me? Perché non hai trovato delle soluzioni anche per me? Non ho gli stessi diritti?”
“Tu sei più grande, sai badare a te stessa!”, si difese, aspettando un assenso da parte di sua figlia.
“Certo, so badare a me stessa, e senza di lei sono libera di andare a lavorare…”
“Adesso non fare la vittima. Non è questo il motivo. Aspetta di diventare madre anche tu, prima di giudicare me!”, e serrò le labbra, come per trattenere parole che sarebbe stato meglio non dire.
“Quando sarò madre non darò via i miei figli!”, replicò Anna sicura, e cominciò a piangere. “Per questo mi avevi mandata a stare dalle suore? Per poterti liberare di lei? Perché sapevi che non te l’avrei permesso…”. Le sue lacrime andavano oltre la perdita, perché non era solo la partenza della sorella ad averla sconvolta, quanto l’improvvisa consapevolezza dell’inutilità dei legami. Nulla aveva più certezza, e se prima aveva sempre creduto di poter affrontare ogni cosa solo stando insieme, ora si rendeva conto che nessuno in quella famiglia aveva importanza e che ognuno era libero di perdersi e di farsi dimenticare senza fatica. “Chissà come si sentirà spersa… senza noi, senza me”, pensò ad alta voce uscendo in cortile. Avrebbe voluto andare via, in qualsiasi luogo, ma non aveva un posto dove rifugiarsi, e quattordici anni non erano abbastanza per vivere da soli. Pensò a sua sorella, troppo piccola per affrontare il mondo, costretta ad affezionarsi a persone mai viste prima. E pensò al giorno in cui anche lei sarebbe andata via, non le restava che aspettare ancora un po’, il tempo sarebbe arrivato, di questo ne era certa.

Quel giorno qualcuno mi aveva caricato in macchina per portarmi via. Un viaggio che avrebbe totalmente cambiato la mia vita. Con la velocità di un respiro mi ero ritrovata in braccio ad una donna che non conoscevo. Non capivo cosa stesse accadendo, piangevo e chiedevo di mia madre. Mi era stato messo in mano un pupazzetto ed elargite canzoncine e vezzeggiamenti. La donna, nervosamente, mi chiedeva un sorriso, mentre mi prometteva che la mia mamma sarebbe arrivata presto. Dovevamo solo aspettare un po’…  Nel frattempo, perché non giocare?

Dedicato a mia sorella Anna e a ciò che ci è stato tolto. Dedicato a chi resta, con i suoi dubbi e le sue paure, perché all’improvviso le regole cambiano e con esse le certezze che lo avevano sempre sorretto.

Grazie Cecilia per il tuo disegno Cammino, quando l’ho visto ho ripensato a quel viaggio in un mondo a me sconosciuto che dal primo istante ha richiesto un impegno più grande di me.

216 pensieri su “Il viaggio

    • Ti ho trovata nella spam. Mi sono ricordata del tuo articolo e sono andata a controllare.
      Anche io come te sto cominciando a risentire del dolore di altri, ma credo che il dolore sia necessario per comprendere e trovare in noi stessi un motivo di ribellione…

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      • si, sicuramente. Ma vedi, cara, a lungo andare succede che alle volte logora, come una corda che seppur robusta dopo tanti e tanti anni si consuma e cede se non si corre ai ripari. Ecco, alle volte io mi sento cosi’, ma io ho 63 anni mentre tu, anche se hai sopportato un fardello enorme, terribile, sei ancora giovane e forte. I piccoli cedimenti li abbiamo tutti, ci fermiamo un attimo, respiriamo forte e ripartiamo un’altra volta. ☺

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      • E’ quello il punto, ripartire. Non possiamo fermarci a lungo, non abbiamo modo di evitare ciò che esiste… La mia forza non viene dall’età, ma dalla volontà di dire, perché è questo lo scopo che mi sono data…

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  1. Percorso difficile per tutti. Questa parte di te e uno scrigno di insegnamenti e di sofferenza. La malinconia incombe sempre, l’importante è che tu sappia sorridere. Nonostante tutto. T abbraccio, per quel che può servire

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  2. Cara Dora, sono io che ringrazio te. Aver voluto associare parte della tua vita a questo disegno mi inorgoglisce. É stato un viaggio difficile e non scelto il tuo, proprio come l’anima del disegno. A volte ci si trova di fronte a situazioni inaspettate, e nonostante ciò con forza si deve comunque “camminare”
    Un bacio cara Dora……..

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  3. “…quanto l’improvvisa consapevolezza dell’inutilità dei legami.”
    Quanto profonde e vere queste parole nel loro realismo doloroso e, preannunciante, una precarietà esistenziale anche in chiave affettiva.
    Sì non è proprio una vita facile. Ma tu sai dipingerla con le tinte dei sentimenti più veri e profondi…
    Un saluto con un fiore ed un bacio di brezza soave,,,

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  4. per la madre non ci sono scusanti. Non ci si può disfare di un bambino come se fosse un fagotto di stracci.
    Veramente forte e intensa è questa storia, che ritengo molto vicino al vero. Lascia al termine un gusto amaro, perché l’amore della sorella supera di gran lunga quello della madre.

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  5. Ciao Dora , come sempre i tuoi racconti mi commuovono perché sono storie di dolore e non sara stato facile a scrivere queste pagine del tuo passato . Non capisco per quale motivo tua sorella e i tuoi fratelli sono stati strappati dalle loro radici di casa , ma importante che a distanza di anni siete riusciti a ritrovarsi e ci vuole del tempo per cucire le ferite dei ricordi del passato . Ti abbraccio forte cara amica ❤️

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    • Ammetto che parlarne mi porta malinconia, ma non ho altra scelta se voglio porre l’attenzione sui bambini e sugli errori degli adulti.
      Se c’è un ricordo forte, il ricongiungimento risulta più facile…
      Ti abbraccio forte anche io Viola, con affetto 🙂

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  6. Meraviglioso Dora 😢 o meglio, meravigliosamente triste: meraviglioso perché arriva dritto al 💖 .
    Triste perché maledettamente vero. In particolare la tua ultima riflessione ” .. perché all’improvviso le regole cambiano e con esse le certezze …”

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      • Qualcuno potrebbe obiettare che ora le cose son diverse, che dei bambini si tiene conto e sono favoriti in ogni modo. Certo, è indubbio che questo accada, ma ritengo che nella maggior parte dei casi il discorso sia sempre lo stesso e si tenda a risolvere in fretta le questioni anche se in maniera diversa

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      • Mha, non è sempre vero che oggi è così … dipende dove, chi.
        A parole, lex scripta possono cercare di imporre, tutelare, ma poi nei fatti ieri era come oggi ed oggi sara’ come domani.
        Situazioni e magari luoghi o soggetti ‘carnefici’ completamente diversi ma la sostanza non cambia Dora: chi tiene conto di questi bimbi di oggi chiamati ‘profughi’ e di tutto quello che stanno passando? Nessuno e magari pur se i genitori volessero proteggerli non possono, perché son morti, dispersi, e a chi importa se domani la loro ferita sarà così grande che dovranno faticare tutta una vita per far si che le loro domande non diventino buio, follia o violenza??????

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      • Tanto la colpa ricadrà sempre sui bambini, perché solo a loro verrà riconosciuta la responsabilità di quel che saranno… Quel che ci si ostina a non capire è che siamo una comunità e in quanto tale la nostra felicità, il nostro benessere dipende da quello degli altri…

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  7. Sempre molto coraggiosa. E intelligente.
    Coraggiosa con te stessa e con il mondo.
    Intelligente, nel sapere analizzare e quindi, appurati i nodi, affrontarli.
    Che poi è il solo modo di riprendere la propria vita in mano, depurata da ombre, e proseguire in equilibrio. Equilibrio è serenità.
    C omplimenti. 🙂

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  8. una storia quasi irreale per chi la legge
    tremendamente reale per chi la vive, anzi la subisce …
    difficile trovare anche le parole giuste per esprimere tutto,
    la rabbia, la frustrazione, la paura, il risentimento e poi la gioia del ricongiungimento

    … un abbraccio 🙂

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  9. Ho letto e i miei occhi si sono riempiti di lacrime immaginando il tuo dolore anche nel ricordare quel momento di distacco. Mi rimane solo lo sconcerto pensando al coraggio di una madre che manda via una propria figlia. Come ha potuto? Quale giustificazione ha dato per il suo atto. Scusami ma io non ne avrei mai il coraggio, sarebbe una sofferenza che mi porterei per tutta la vita. Baciobacio cara TVB sempre

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  10. Mi fa rabbia non avere fiato per scrivere, soprattutto per coordinare i miei pensieri, ma a volte credo che tu capisca cosa penso anche se non ti scrivo, anzi, sento che è così, che tu sai che ci sono anche se sto in silenzio. Ricordo tutti i fatti di cui hai parlato perché, andando a ritroso, credo di aver letto tutto nel tuo blog, o quasi, e ogni volta che scrivi altri dettagli di te, mi commuovo profondamente … come vivessi in prima persona quello che leggo, mi immedesimo in te e riesco a “sentire” quello che hai dentro … la tua battaglia diventa ogni volta la mia, c’è come un filo che mi lega a te, invisibile ma forte, che non vuole essere spezzato … e sono certa che il merito è tuo, che l’hai creato tu, con la tua immensa umanità e capacità di trasmettere le emozioni … vado ad asciugarmi le lacrime, Dora, e a riprendere il mio riposo, è come per il tuo cuore, non devo forzare oltre … ma torno, presto spero … Un abbraccio ❤

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  11. Ciao Dora,

    Oggi ho scoperto il tuo blog, e il primo articolo letto e stato questo. E mentre leggevo, mi dicevo quasi con “invidia”(immagino che ti sorprende questa parola e che nessuno ti ha detto fin ‘ora che ti invidia :)) ), “si, e una storia triste e sconvolgente, pero almeno e cresciuta insieme alla sua famiglia” pensavo io, a differenza di me, e tanti altri. che sono cresciuti senza genitori. Poi ho letto l’articolo del terremoto, e li “l’invidia” se ne andata. Per non dire che mi ha messo k.o.

    Insomma, ne hai passate davvero tante, so di certo che non si puo dimenticare, so di certo che ogni esperienza vissuta ti ha fatto diventare quella che sei oggi… cioe una donna forte, una donna che ha molto da dire, una donna da cui si ha tanto da imparare. Con sincera ammirazione, Mihaela.

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    • Ciao Mihaela, benvenuta!
      Vivere senza genitori è difficile, spinge a crescere in fretta e con un vuoto che non potrà mai essere colmato. Sì, sono vissuta in famiglia, ma questo non mi ha aiutata, anzi ha richiesto da parte mia responsabilità troppo grandi per una bambina. Non mi lamento della mia vita, anzi mi sento ricca, per le cose che ho vissuto e per come le ho superate. Con i miei post cerco di far capire realtà che non tutti vivono.
      Sono contenta del tuo arrivo 🙂

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