Noi

anima-seduta-1
AttesaCecilia Gattullo

“A chi tocca stasera?”, chiese al portiere, appoggiandosi mollemente al banco.
“All’ingegnere…”
“Ma al dodici mancano ancora quattro giorni!”, fece lei sorpresa.
“Non so che dire, ha fatto pressioni per anticipare e non ho avuto motivo per dirgli di no, visto ciò che paga”, rispose lui strizzando l’occhio. Un ammiccamento, quello, che la urtò parecchio. Preferì non dire altro, raccolse in fretta le chiavi e corse in camera. Una volta dentro chiuse la porta alle spalle ed iniziò a piangere. Lui sarebbe venuto, inaspettatamente. Non si sentiva pronta ad accoglierlo, aveva addosso ancora l’odore degli ultimi incontri, non ce l’avrebbe fatta a sentirsi pronta in poche ore.

Aprì la finestra e si affacciò. In strada non c’era anima viva, la temperatura era scesa parecchio negli ultimi giorni e la gente preferiva rincasare prima. Respirò profondamente l’aria gelida della sera, cercando di controllare le sue emozioni. Un brivido le percorse la schiena e forti dubbi cominciarono a erodere i suoi pensieri. Perché aveva deciso di anticipare l’appuntamento mensile? Forse aveva dei problemi con sua moglie, o si avvicinava una partenza improvvisa. Iniziò ad agitarsi e a convincersi di dover temere qualcosa. Che fosse stata la fine di tutto? I cambiamenti nella sua vita non avevano portato sempre a buone risoluzioni.

Accese la televisione e cercò un canale su cui fissare i suoi occhi, un film che non pretendesse la sua attenzione. Voleva solo la presenza di voci capaci di illuderla di una sorta di compagnia, immaginando di trovarsi nella sala d’aspetto di una stazione. Si sedette sul letto, chiuse gli occhi e cominciò ad aspettare.

L’aveva conosciuto tre anni prima, lui era già sposato e lei una vicina di casa. Tra loro c’era stata subito attrazione, una storia di sguardi, fiati scambiati e corpi che premono l’un contro l’altro in ascensore. Ma non erano andati oltre quegli incontri casuali, perché lui non voleva un affetto con cui fare i conti al di fuori del matrimonio, non se la sentiva di innamorarsi ancora. Lei allora, per averlo, gli aveva proposto un accordo: “Pagami!”, gli aveva detto convinta. “Sarò la tua puttana e potrai fare di me ciò che vorrai!”. Lui aveva rifiutato, perché quello non sarebbe stato un pagamento, ma una specie di regalo per un’amante che non voleva avere. All’inizio si era sentita persa, sconfitta, ma alla fine avevo deciso che puttana lo sarebbe divenuta davvero e che egli non sarebbe stato l’unico, non sarebbe stato un amante, con la libertà che solo un vero cliente può sentire.

Ed ora era lì che l’aspettava, come ogni mese, per la sua razione d’amore, perché lui l’amava, ne era convinta, ma preferiva non saperlo.

Ringrazio Cecilia Gattullo per avermi concesso di usare il suo quadro Attesa. Le sue opere sono il mio sentire.

272 pensieri su “Noi

  1. si viene a patti con se stessi come se fosse un modo per assolversi dai propri errori.
    Non so se, in questo bellissimo racconto, definire “amore vero” quello di questa donna o assoluta mancanza di autostima.
    Un altro pensiero mi turba da sempre, ma siamo veramente disposte, per amore, a perdere la nostra dignita’ di donna?
    Bravissima come sempre, sai scavare nell’anima

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  2. Molto bello il tuo racconto breve, frase dopo frase porta avanti la trama fino all’epilogo che resta aperto a tutte le interpretazioni e fantasie possibili. Colpisce per la forza della storia d’amore “particolare”, sconvolge alquanto…

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  3. “Non si sentiva pronta ad accoglierlo”…
    Qui é racchiuso il suo sentimento, la sua passione per lui, il suo volerlo vivere in realtà in maniera differente da quei brevi incontri.
    Pur di averlo, ha fatto scelte difficili…
    Bellissimo Dora, e grazie per aver scelto questo quadro…..

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    • E’ vero, la premura, il timore di non essere pronta è ciò che racchiude l’amore che lei prova…
      I tuoi quadri sono fonte di sensazioni che mi crescono dentro. Ti ringrazio tanto per l’uso che mi consenti di farne nei miei post

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      • Questo è vero… Ma a volte ci si convince di cose che non esistono e ci si fa del male… Vivendo di pensieri… Ad un certo punto credo si rischi di cercare il tragico a tutti i costi invece di aprire gli occhi e guardare la realtà per ciò che è …
        E se si rendesse conto di aver evitato di vivere quella che è realmente la sia storia?.. Semplice, leggera…

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      • Se si esce fuori dalla storia, dai sentimenti, si comprende che la tristezza sta proprio nella sua consapevolezza. A volte son le illusioni a orientarci, questo è vero, ma spesso è la realtà che viviamo a non lasciarci scelta. Forse la sua scelta la porterà a consapevolezze molto più forti e tristi, ma è ciò che vive ora, il mentre, ad essere determinante

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      • Ok… Posso capirlo… Solo se penso ad una storia d’amore… La trovo solo tragica e anche un po’ inutile… Nel senso : i sentimenti di amore, affetto… Sono Bellezza… La tragedia non lo è … Non so inizio a pensare che sia un po’ da sciocchi continuare a pensare che la consapevolezza possa essere raggiunta esclusivamente attraverso la grande tragedia… La tristezza ci sta… Ma attorcigliarsi così … Non so… Mi pare tanta sofferenza inutile

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      • La consapevolezza non si raggiunge solo con la tristezza, ma attraverso la realtà che si vive. E cos’è l’attorcigliarsi se non un modo per superare il vuoto?

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      • Non rinunciamo forse a qualcosa nel momento in cui facciamo una scelta? E se la scelta impone uno svendere se stessi poco importa se è l’unica via percorribile… Non per tutti però il metro è identico

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      • Quando non ci sono alternative, sì. Guardando dal di fuori è facile proporre soluzioni alternative, ma se è la tua vita ad esserne condizionata allora la scelta estrema a volte diviene vincolante…

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      • Questo perché viviamo in percorsi da seguire, e se li abbandoniamo veniamo accusati di superficialità e disprezzo per se stessi. Ma qual è il confine? Quando veramente ci rispettiamo?

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      • Ehm allora… Il rispetto di sè stessi forse dipende da un modello personale più o meno chiaro di come vorremmo/dovremmo essere, e più ci si avvicina a esso meglio ci si sente con sè stessi… E quindi se per raggiungere ciò che desideriamo ci allontaniamo dal modello, allora sentiremo di avere sbagliato, di esserci “abbassati”… a meno che le nostre azioni non ci convincano che quel modello non sia più quello “giusto”…
        Ripeto, ne so poco di vita eh, però l’hai voluto tu 😛

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      • E lo sapevo che i tuoi pensieri premevano per uscire 😀
        Ma i modelli derivano da un attento esame di noi stessi o da percorsi prestabiliti dalla società in cui si vive? Come si fa a dire che le scelte ritenute nocive per alcuni lo siano effettivamente anche per altri? In fondo le anime son tutte diverse, così come diversi sono gli obiettivi e ciò che si è disposti a fare… E ciò che è degradante per alcuni non lo è per altri

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      • Per modelli personali intendo proprio personali, poi da cosa questi dipendano… beh dipende! 🙂 Comunque non sono così sicuro che basarsi esclusivamente su noi stessi sia saggio, non sono convinto che “bisogna seguire il proprio cuore” sia saggio… Dopotutto Hitler seguendo il suo cuore ha combinato un disastro…
        Insomma mica è detto che i “modelli prestabiliti” siano per forza sbagliati. E poi se non ci sono dei modelli largamente condivisi, o almeno accettati, la società non esiste più e resta il caos… Almeno mi sembra

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      • In realtà nel momento in cui ci troviamo a dover prendere una decisione siamo soli e tutto ciò che ci eravamo preparati sepsso non ha più valore perché messo da parte o perché poco si adatta alla questione che si sta vivendo. E la società a volte pone regole che servono per la massa, ma che poco tengono conto del singolo e delle sue esigenze. Porre regole è facile, ma considerare gli eventi per se stessi non sempre è cosa facile o prioritaria e generalizzare diviene più rapido.
        Certo alla base di ogni decisione ci deve sempre essere un’informazione adeguata, ma poi spetta al singolo decidere cosa sia giusto per sé… badando naturalmente di non ledere ad altri

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      • Vero, si è soli, e non sempre la teoria ha previsto quello a cui la pratica ci mette di fronte… Certo ognuno decide per sè, non si può pretendere però che ogni decisione sia accettata/apprezzata dagli altri, perché se è vero che non si dovrebbe giudicare è altrettanto vero che è praticamente impossibile non farlo, al massimo si può essere indifferenti (che non so se è preferibile)

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      • Perché limitarsi a questi due estremi: giudizio o indifferenza? Si può anche assistere senza prendere le parti di nessuno tanto meno delle proprie idee. E’ forse questo che dovremmo imparare, ma soprattutto sentirci liberi di fare…

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      • Non credo si possa assistere e basta, secondo me giudichiamo in continuazione, poi l’insieme di ciò che noi accettiamo può essere anche vasto, ma il giudizio è inevitabile (per esempio, il non accettare chi lede gli altri è un giudizio)

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      • Ecco mi vien da sorridere, perché spesso nel caso di lesione l’indifferenza è ciò che va per la maggiore 😉
        Comunque, credo si possa assistere senza giudicare, nonostante l’interesse che ha attirato la nostra attenzione. Penso che accada molto spesso, di continuo potrei dire, ma non ci facciamo caso e lo chiamiamo vedere…

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      • Non ho detto proprio questo. Il non farci caso è rivolto all’assistere senza giudicare, penso che la cosa sia automatica e più frequante di quanto si pensi. E’ quando ci sentiamo in dovere di giudicare che adottiamo forzatamente una posizione, anche se non riguarda la nostra vita

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      • Secondo l’istinto di sopravvivenza potrebbe essere, perché dovremmo analizzare continuamente le condizioni con cui ci troviamo ad avere a che fare, ma quanta gente, quante cose, animali, piante e comportamenti ci troviamo ad analizzare senza giudicare? Interessante questo confronto che ci pone in disaccordo…

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      • Mi limito alle persone e ai comportamenti eh: secondo me nessuno. Perché secondo me un comportamento (o una persona) che noi giudichiamo “sbagliato” impedisce di per sè l’indifferenza, ci colpisce insomma. L’indifferenza, il non farci caso, significa solo che quel comportamento sta dentro ai confini di ciò che riteniamo accettabile (anche se magari non condivisibile)…

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      • Forse l’errore sta nel saltare un passaggio. Mi piace, non mi piace – giudizio – indifferenza.
        Sicuramente sondiamo e decidiamo se una cosa ci piace oppure no, se saremmo disposti a farla nostra o no. Poi può entrare in azione il giudizio che rende quella cosa negativa o positiva, ed è il momento in cui decidiamo da che parte stare, ci schieriamo, legittimandone o no l’esistenza. L’indifferenza invece è una cosa a sé, un escludere il mondo dalla propria vita, senza interesse di alcun genere…
        A me non piace la scelta della donna, ma non la giudico per la sua scelta, perché solo lei può sapere ciò che prova e le ragioni che l’hanno spinta. Non posso in alcun modo essere indifferente perché l’argomento mi interessa

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      • Sono convinto che non possa esserci indifferenza verso qualcosa che riteniamo negativo… E ti chiedo: se quella donna avesse, poniamo, ucciso la moglie dell’ingegnere per togliere un ostacolo, comunque non la giudicheresti? O invece quando dici “non giudico” intendi dopotutto che il suo comportamento sta all’interno di ciò che ritieni accettabile (a prescindere che tu lo condivida o no)?

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      • Poni due questioni distanti… l’omicidio non è accettabile, ma il perdersi rimane una questione privata. Ci si può perdere in molti modi, anche con la sola assenza di pensiero, ma solo se turba viene condannato… Perché il comportamento di quella donna dovrebbe turbare? Perché non ci comporteremmo in ugual modo? o perché fa paura la consapevolezza di ciò che potrebbe avvenire anche nel nostro cuore?

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      • Cerco solo di farti capire come la vedo: l’omicidio non è accettabile, dici. Semplicemente, l’insieme di ciò che ritieni accettabile può essere più o meno ampio, ma c’è… e in base a questo giudichi…
        Beh sì, il turbamento credo possa derivare da entrambi i motivi…

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      • Sì e no, perché in ciò che ritengo accettabile ci sono cose che potrebbero anche non piacermi, mentre con il giudizio azzero le possibilità solo perché non mi piace…

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      • Credo che stiamo usando il termine giudizio in maniera leggermente differente, tu ti riferisci ad un giudizio generale che sta alla base delle scelte ed io invece mi riferisco in particolare al giudizio morale…

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      • No no, è proprio un giudizio morale quello che compiamo continuamente, è proprio tramite quel giudizio che escludi l’omicidio dalle scelte accettabili…

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      • E’ tramite il giudizio morale che decidiamo di escludere l’omicidio dalle scelte accettabili, ma non è altrettanto morale il giudizio con cui scegliamo ciò che piace o non piace. Credo che siano due fasi diverse, due metri diversi. Ma mentre per il primo ci potrebbe essere condanna per il secondo no, anche se non piace… Ma nel secondo caso molta importanza hanno non le leggi quanto piuttosto gli usi e costumi…

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      • Esatto. In ogni caso prima si giudica moralmente, e se sta all’interno di ciò che riteniamo moralmente accettabile, allora si può dividere in ciò che piace o non piace. Ma comunque all’inizio un giudizio morale c’è, in ogni caso…

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      • Però la differenza c’è, altrimenti non potresti nemmeno giudicare immorale l’omicidio senza metterti nei panni di chi lo compie…

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      • La differenza c’è senz’altro, ma è sui tempi che penso non ci si trovi e comunque, come per i processi, ritengo ancora che il giudizio si possa dividere in più gradi…

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      • Noi due siamo fermi sul nostro punto di vista. Di sicuro abbiamo ragione entrambi, a modo nostro, siamo in stallo. Magari una terza persona porta pensiero nuovo e aspetti che prima non avevamo preso in considerazione…

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  4. A volte le persone vivono bene proprio con l’accettazione di un compromesso che per altri è follia e sconfitta!! Fanno ruotare la loro vita intorno a situazioni così e finché va si sentono anche di aver conquistato qualcosa.
    L’importante secondo me è che non abbiano aspettative, (e purtroppo queste invece sono insite nella loro scelta) ….. e allora i risvolti possono essere anche drammatici.
    In tutto ciò però stiamo dando per scontato il seguito della storia, e se invece lui un giorno capirà che Lei è importante ???
    E se lei andrà via e lui comprenderà con l’abbandono che non può fare a meno di lei???

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      • Be’ se hai amor proprio e rispetto per gli altri nella storia mi sembra che la via giusta è evidente, se poi stai parlando della via giusta per raggiungere un obiettivo a prescindere se ‘giusto’ o meno allora si, hai ragione!!!

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      • Giusto, ma una cosa sono le convinzioni personali altro è il rispetto per se stessi e per gli altri .. più che convinzione personale ed interpretazione dei fatti, quest’ultimo mi sembra un principio valido erga omnes ! Poi se tale principio è condiviso o meno questo è un altro discorso, no? 😏

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      • Sia lui che lei non rispettano altri, lei sicuramente non rispetta anzitutto se stessa, si accontenta, almeno inizialmente !
        Non è quello che vuole, si ‘vende’ ma non per raggiungere ciò che vuole ma per prendere ciò che non vuole veramente, sperando di ottenere Lui!!!!
        Dai, il risvolto di queste storie spesso balza agli onori della cronaca giudiziaria, perché un rapporto così spesso diventa ossessivo, malato, deviato (SICURAMENTE TRISTE) per poi arrivare agli eccessi che leggiamo nei quotidiani …

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      • 🙂 Mi fa sorridere il tuo coinvolgimento professionale. Hai più che ragione, spesso questo tipo di storie hanno risoluzioni poco “gradevoli”, ma non ci vendiamo un po’ tutti per qualcosa? Non vendiamo i nostri sogni le nostre aspirazioni per una situazione più lineare, anche se non felice, giusto per avere tra le mani qualcosa di tangibile… magari in attesa di risoluzioni diverse? Il tempo pesa sulle nostre spalle come un macigno e per accettare di trascorrerlo spesso si è costretti a silenziarlo in qualche modo…

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      • Ripeto, se parliamo della storia, la mia opinione è quella ed il rispetto per se stessa non c’e’ si vende e manco ottiene … Su 😏.
        Se parliamo in generale su chi, se e come si vende allora è un’altro paio di maniche e potrei dirti tanto altro, ma visto che andremo fuori post, ti dirò solo che credo di no! Non tutti si vendono, ma anche lì il risvolto te l’ho già spiegato sopra 😉 😘😘😘💖

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      • Questo post ti innervosisce. Mi piace 🙂
        Se ci si vende, alla fine si rimarrà svuotati con nulla da dare, come una pianta che non darà più frutti. E chi accetta un compromesso del genere non merita attenzione né amore… Questo è il mio pensiero 😉 😀

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      • Vedi? Siamo arrivati dove volevo io…
        Prima hai detto che un po’ tutti ci svendiamo (e sei andata sul generico) ed io invece parlando nello specifico (il racconto che hai postato) ho continuato a sostenere quel che poi hai ben riassunto negli ultimi due commenti. Conclusione: *li vediamo tristi e disperati perché hanno leso il loro amor proprio. Pertanto, senza giudicare nessuno (se non i protagonisti inventati di un racconto) siamo arrivati al dunque* !! 😊😊👍

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      • Però potrebbero essere disperati non tanto e non solo per aver leso l’amor proprio, ma perché quel che vivono è precario, come una bolla di sapone che può scoppiare da un momento all’altro. Magari quella di lei è una sfida, un giocare a carte scoperte. E lui non fa altro che accontentarsi, senza cercare di cambiare le cose, perso nella sua debolezza…

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  5. Quanta solitudine in questa donna! E ha bisogno di momenti che le diano l’illusione di una compagnia, come accendere banalmente la TV su un programma che non la coinvolga troppo. Le basta una voce. L’uomo che aspetta non è un semplice cliente, s’illude che lo sia. Ma le sue lacrime indicano altro.
    Bel racconto Dora, sollecita molte riflessioni.
    Primula

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  6. il quadro è come sempre bellissimo.
    il racconto si forse non spicca di originalità come ha scritto sopra Roxidor ma la tua sensibilità è il valore aggiunto.
    Sarebbe bello che questa qualità qualche volta la mettessi in un racconto di felicità e serenità, sarei curiosa di leggerti descrivendo un personaggio sereno. Chissà…..
    Brava tu e brava la Ceci!

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  7. Ciao Dora cara, il tuo racconto mi ricorda ad una amica che viva qui al lago di Garda 12 anni fa.. lei era da una vita l’amante di un industriale di verona .. ci sono conosciuto ancora quando lei viveva in Germania.. lui lo faceva venire qui in italia.. pagava la casa e lo manteneva con una bella paga mensile… andava per anni avanti.. lui iniziava ad invecchiare.. anche la moglie di lui sapeva di questa storia .. e un giorno la moglie chiamava la mia amica e disse… lui non lascia mai lei per una amante .. e la mia amica rispose, una cosa e certa se lui dovrebbe morire qui a casa mia .. lo more nel mio letto.. la moglie non lo ha mai più chiamata.. 😀 lei ora vive in calabria con un altro uomo da anni.. e la sua amante e morto a casa con la sua moglie … non e facile essere la amante…mai nessun natale assieme … cara buona serata ora faccio da mangiare Bussi Rebecca

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  8. Racconto ben scritto come sempre… personalmente non amo i compromessi… mi sta a pennello meglio soli che male accompagnati… vivo la solitudine non scelta ma ho alzato la testa per vivere bene con me stessa ma queste sono scelte personalissime … spesso la vita annebbia la vista e bisogna aspettare che si dirada..
    Sempre molto brava un grande abbraccio ❤

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  9. Un racconto bello, emozionante, coinvolgente. Una storia di una passione sconvolgente. Mi ha fatto tornare alla mente il film di Luis Buñuel “Bella di giorno” con Catherine Deneuve, in cui la protagonista molto sola e insoddisfatta della sua vita coniugale, comincia a frequentare assiduamente una casa di appuntamenti e in breve tempo la sua doppia vita si organizza: da una parte il focolare calmo, l’amore del marito, dall’altra le soddisfazioni violente che trova presso i clienti, finché un giorno, uno di essi, si innamora di lei … Naturalmente la tua è una storia che si sviluppa in maniera totalmente diversa da quella del film, ma il denominatore comune è sempre la solitudine e il grande bisogno d’amore. Soprattutto un aspetto dell’amore che il “pensare comune” ritiene sano, che si scontra con un altro considerato ossessivo, malato, deviato… Io penso, invece, che siano solo due facce della stessa medaglia. Non credo esista un unico modo di amare, ogni storia è a sé, ognuno vive in modo del tutto personale il proprio sentimento verso l’altro, quello che per qualcuno, in un rapporto come questo, può essere una perdita della dignità, per chi ama in quel preciso momento, per chi vive la propria storia, parole come dignità od orgoglio perdono ogni significato comune. Hai ragione, “Solo vivendo una storia si può arrivare a scoprirne la verità fino in fondo…” A volte servono più coraggio e più forza nella rinuncia che non nella scelta di vivere profondamente la propria storia, anche se comporta compromessi, anche se destinata, magari, ad essere breve, a finire … ma non lascia il rimpianto di non averla mai vissuta. Un amore struggente, doloroso anche, ma che questa tua donna vive fino in fondo, consapevolmente … “perché lui l’amava, ne era convinta, ma preferiva non saperlo” … Non pillole d’amore, ma un amore drammaticamente grande, vero … Davvero sai analizzare l’animo umano con grande maestria, scavando nelle mille sfaccettature della mente, con grande apertura e comprensione per le diversità di ognuno, con la consapevolezza che non esiste un unico “modus vivendi”, non esiste “una” vita, ma milioni di vite, milioni di solitudini, milioni di forme d’amore, senza che una sia migliore o peggiore dell’altra … Dora, piccola grande donna, è veramente un onore frequentarti e parlare di vita con te! ❤

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  10. Come sempre toccante e intenso…si respira una solitudine struggente, si comprende fino a che punto per amore si è disposti a scendere a compromessi…viene fuori il tuo sentire di questi giorni…e vorrei che quest’attesa finisse e accadesse qualcosa di bello! Ti abbraccio

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  11. Una passione assai singolare, con delle scelte ancor più originali, se possibile: intraprendere la professione per spersonalizzarsi, così fornendo l’alibi all’amante per non innamorarsi, pure fruendo delle grazie di un amore folle…
    Pazza oppure innamorata pazza, di certo capace di follie pur di vedere il miraggio di una luce nella propria notte interiore.
    M’intrippi come non mai.
    Un saluto ed un fiore

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  12. complimenti per il racconto Dora.Credo che per amore si possa arrivare anche a sconvolgere il proprio modo di pensare,il proprio orgoglio,a compiere atti che magari non si sarebbero neanche potuti pensare.Proprio perchè ogni amore ha diversi i protagonisti,i momenti della vita,le situazioni, dunque difficile da giudicare se non direttamente coinvolti.Penso che tutto può succedere,anche annullare una parte di sè per un certo periodo pur se la ragione suggerirebbe l’opposto; ma c’è qualcosa di ragionevole in amore?

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  13. Cara Dora, il tuo racconto mi ha subito rapita. Già dal titolo! È solo l’amore che riesce a scombussolarci così in realtà e, specie noi donne, saremo disposte a tutto per l’uomo a cui teniamo. Bellissimo il tuo sentire e brava anche Cecilia. Un sorriso 🙂

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