Scrivimi

“Scrivimi! Dimmi che verrai da me, dimmelo! Alimenta ancora un po’ l’illusione di averti, perché io possa viverne e continuare a sognarti. Allontana da me la rassegnazione, la perdita, il distacco, perché non voglio fare a meno di te…”
Cancellò la lettera e spense il computer. Si prese il viso tra le mani. Aveva voglia di piangere, sentiva le lacrime premere negli occhi già gonfi. Si alzò e corse giù, in giardino, si tolse le scarpe e iniziò a camminare sull’erba umida del mattino, le braccia strette al petto e lo sguardo fisso sugli alberi in lontananza.

L’aveva lasciato lei, gli aveva detto che era finita, dopo l’ennesimo silenzio, perché era solo silenzio ciò che riceveva da lui ogni volta in cui gli chiedeva di raggiungerla. Il silenzio di un’attesa che non aveva mai fine, di giorni e settimane che passavano senza darle l’opportunità di toccarlo, baciarlo, guardarlo negli occhi. L’aveva incontrato qualche mese prima, presentato da un’amica, mai conosciuto veramente, se non nella voce al telefono e nelle parole che le scriveva ogni giorno, sempre puntuale, sempre presente. E lei di quella presenza non ne poteva più fare a meno, perché era un motivo per alzarsi il mattino, una finestra attraverso cui guardare ai giorni futuri come giorni felici. E l’idea di aver posto fine a quel sogno le stringeva lo stomaco, lasciandola sprofondare in una realtà che non le piaceva, un futuro senza di lui, le sue lettere, la presenza del suo nome nella posta ricevuta.

Aveva passato la notte concentrata sulle sue foto, immobili nel loro ricordo, come immobili erano i suoi sentimenti, sospesi nel tempo e nel dubbio di una possibilità di cui non si vedeva più nessuna traccia. Lei stessa viveva sospesa, tra il bisogno di respirare ancora e il desiderio di un’apnea infinita, combattuta tra l’amore che provava, forte e insistente, e la ragione che la esortava a dimenticarlo.

Si sedette e cominciò a piangere, interrogandosi sul perché di tutto quel dolore. In fondo lui l’aveva tradita due volte, le aveva mentito, le aveva detto che l’avrebbe raggiunta per poi sparire nel silenzio, senza un avviso né una vera spiegazione. Strappò l’erba con forza e cominciò a farla a pezzi. Era arrabbiata con se stessa, per la facilità con cui gli aveva creduto, per aver sperato invano. Ed era arrabbiata con lui perché si era lasciato mettere da parte senza lottare, docile nella sua accettazione.

“Ma perché devo piangere per te, che non hai mai detto di amarmi, che non sei corso da me appena hai potuto? Farò a meno di te, vedrai!”, disse, sforzandosi di sorridere, mentre si rimetteva le scarpe. Guardò verso casa, come per salutarla, poi iniziò a correre incontro agli alberi, gettandosi in quell’abbraccio disperato. Voleva stancarsi, sperando di riuscire in quel modo a distrarre quel suo cuore malato d’amore. E corse, infatti, fino a non avere più fiato, fino a quando le decisioni prese non divennero certezze, quindi rientrò e preparò il caffè. Si sentiva bene con se stessa finalmente, sicura di aver ritrovato la serenità con la fine di quel tormento. Per la prima volta, dopo cinque giorni, smise di piangere. Prese il cellulare e gli scrisse: “Mi manchi!”. Immediata arrivò la risposta: “Anche tu!”.

 

328 pensieri su “Scrivimi

  1. …Che emozione….ogni messaggio scritto….ogni messaggio atteso…ogni messaggio ricevuto…il ”mi manchi” sono le parole che accompagnano ogni mio giorno…
    Grazie Dora…che risveglio emozionante…

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  2. … deve essere molto diffcile se un rapporto si basa solo sulle parole… questo bisogno di abbracciarsi e fondamentale… non so se potrei vivere di solo scrivere, parole sono solo parole… sempe bello i tuoi post mia cara Dora, sono felice di averlo letto.. abbi una buona domenica…

    bussi ♥

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      • Questo purtroppo dipende dall’amore che si prova. Ogni sentimento ha le sue necessità, ogni storia è diversa dalle altre. Comunque esiste sempre una possibilità di azione che può mettere fine all’attesa, in un modo o nell’altro…

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      • …. io per esempio ho bisogno di vedere e toccare… non so quanto tempo posso vivere felice solo attraverso SMS o e-mail.. o nel messenger … forse si deve provare per capire 😉

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      • Le lettere sono sempre state veicolo di emozioni. Anche se le mail o gli sms sono più immediati o brevi, riceverli provoca comunque una fitta che ci fa sentire vivi 😉
        Il sapere che l’altro ci sta pensando ci fa sentire importanti e necessari. E questo va al di là di ogni contatto fisico, che diviene solo un completamento…

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      • … io ho ancora lettere dalla mia adoescenza dal mio primo amore… lo ho conosciuto ad una Butterfahrt a Kiel in Geramnia Butterfahrt vuol dire poi andare ad una traghetto e comprare tutto senza tasse … dura 5 ore.. avevo 14 anni e lui 17 … ci siamo schritti per quasi 4 anni… poi mi disse in una lettera che sta per fidanzarsi… era come un strappo al mio cuore… mi sono rimasti solo i suoi lettere…

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      • … ero ragazzina.. non so oggi se lo farei… almeno non con la posta italiana .. ci vuole un mese alla risposta 😀 …

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  3. perché sempre lei per prima? io lo avrei fatto scrivere a lui “mi manchi”, è facile per un uomo rispondere “Anche tu”, ma lei non saprà mai se è vero. Comunque emozionante e vivo , questo racconto mette a nudo le emozioni di una donna che ama nonostante tutto. Buona domenica carissima!

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  4. Un racconto impregnato di sentimenti e contrasti, ricco di aspettative anche se disattese.
    Con qualche piccola integrazione e con risvolti diversi, con uno scambio di ruoli, sembra quasi la mia biografia di un anno appena trascorso. Lasciarsi dopo aver costruito null’altro che sentimenti, condivisione, emozioni e nulla più potrebbe essere facile ma non è così, non per me almeno. Anche se c’era una base fisica e reale, non solo limitata a scriversi e sentirsi al telefono.
    “Mi manchi” nel mio caso continueremo a ripetercelo in eterno, ne sono sicuro. A differenza dei tuoi personaggi non ci sarà più un seguito, cosa che il tuo racconto non lascia prevedere ma, credo, neanche esclude.
    Ma continuare a cercarsi quando l’impossibile è irrealizzabile non ha senso, fa solo male, non lo faccio più e anche dall’altra parte è la stessa cosa. Le catene non si spezzano e la vita deve continuare indipendentemente da esse, le nuvole e i sogni invece vengono spazzate via dal vento. Restano i ricordi, a volte fanno male, a volte sono bellissimi e riempiono lo stomaco di farfalle.
    Bello bello, mi è piaciuto e mi ha emozionato molto il tuo racconto, come sempre del resto!

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  5. Manca realmente una persona,profondamente conosciuta in ogni sfaccettatura,al punto di saper levigare difetti, accogliendo stille di magia o ci manca l’idea di essere corollario per la vita di qualcuno? Le parole,la sensibilità ferita,in un confronto improbabile con la realtà vanno colte ed attraversate in una catarsi interiore,senza rovesciare rabbia ma facendosi coraggio per dare equilibrio al percorso comune. Grazie per questa tua bellissima condivisione.
    Un abbraccio
    Daniela

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      • Quando impari ad ascoltarti… Ti senti in gabbia se non esprimi ciò che provi… Sia amore, affetto o le mille sfumature delle emozioni… A non dire ci si sente incomplete… Per questo si rischia

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      • E poi perché non dirlo? Perché non dobbiamo disturbare qualcuno? Per non sembrare ossessionati e deboli? La debolezza sta nel fuggire gli affetti, nel non volersene prendere carico, con la scusa di non sapere amare o non volere legami…

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      • Per quanto mi riguarda… La seconda è sempre tra i miei pensieri… Anche quando parlo… La paura di disturbare, infastidire… Esagerare… Poi faccio finta di nulla lo stesso… 😉

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      • Quello è un freno che ci diamo o che ci hanno dato, utile solo a controllare le nostre emozioni. E’ come se ci imponessimo di respirare poco per non consumare tutta l’aria…

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      • Esattamente… E quando si impara a pieni polmoni non si smette più… Anche se quel pensiero resta…
        E concordo sul tuo discorso sulla debolezza

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      • Intendo il sentirsi di troppo o l’aprirsi con chi la porta la sbarra?… Si tratta di emozioni, in ogni caso… C’è chi le vive e chi no… Credo

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      • E c’è chi vorrebbe, ma non sa o non può… Il sentirsi di troppo comunque è sempre un freno dettato da insicurezza, debolezza o altri. In realtà, in amore non si è mai di troppo… l’amore c’è o non c’è, ma non fa mai selezioni né dà privilegi

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      • Ho sbagliato.. Intendevi “sentirsi troppo”… Perché se è vero che negli affetti non si è mai “troppo”… È altrettanto vero che è facile sentirsi “esagerati, inopportuni”… E così via…

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      • Pensaci bene, perché ci si sente esagerati e inopportuni? Perché chiediamo ciò che ci è stato promesso o lasciato intendere. Perché in caso contrario dovremmo considerarci pazzi e visionari…

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      • … Concordo ma a volte si sente un’emozione e non lo sai spiegare… Succede, capita… E si resta abbastanza. Basiti da temere di essere esagerati nel pensare di provare certe emozioni…
        Ma alla fine ben venga la capacità di emozionarsi!

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      • Perché provare un’emozione dovrebbe essere esagerato? Le tue parole mi fanno venire in mente le differenze tra il nord e il sud, i freni del nord che tolgono a volte legittimità alle emozioni rilegandole in un assurdo contagocce e la libertà di danzarci che si respira nell’aria del sud, quello a cui devo la libertà che mi sento in diritto di vivere. Forse è semplicemente questa la spiegazione a tutto, solo una questione culturale più che una sensazione personale…

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      • Non so dire se è una questione culturale… Ho avuto a che fare con persone del sud molto “stitiche” e viceversa altri del nord molto più espansive … Sicuramente il confronto con gli altri e il ricevere delle batoste può far venire dei dubbi che le proprie emozioni siano legittime… Così come l’avere a che fare con persone poco sincere, o spaventate … Credo siano tanti i fattori 🙂

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      • Sicuramente i fattori sono tanti, ma una componente culturale la trovo presente, pur avendo amici del nord molto più aperti di altri del sud. Specialmente dopo i miei ultimi viaggi ho modo di rammentare differenze che avevo dimenticato, quali la complicità immediata con persone mai viste prima, l’intesa, il coinvolgimento. E poi c’è quella voglia di mostrare se stessi senza il timore di far brutte figure, cosa che si attutisce al nord, dove la riservatezza la fa da padrona. Certo, anche la differenza tra grande città e piccolo comune in parte incide, ma neppure tanto, ed anzi a volte la chiusura maggiore l’ho trovata proprio in provincia…
        Mi vien da fare un esempio che può sembrare sciocco, ma che trovo significativo: i dolci. A Torino di solito si compra il vassoio di bignole, al sud torni a casa con le paste. La misura dei dolci potrebbe essere usata come riferimento quasi 😉

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  6. Scrivimi………………….. Dora, hai espresso tutte le emozioni che si possono provare in una situazione come questa, alti e bassi, momenti forti e deboli, ricordi che non si vuole lasciare andare , qualcosa che si desidera con tutto il cuore………… il finale è perfetto, ci voleva un finale così! Baci, bacissimi.

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  7. cercarsi e trovarsi è la vera finestra dell’amore, in quell’atto d’apertura il mondo assume dimensioni senza pari. Ma è solo quando quella finestra rimane chiusa che riusciamo a misurane l’orizzonte. Ciao cara Dora

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  8. Molto decisa nella determinazione quella voce narrante. Dopo cinque giorni di pianti, dopo riflessioni e corse nella mattina, che fa? Scrive 😀
    Diciamo che la capacità di rescindere un legame virtuale non c’è. Allora avanti con comunicazioni di silenzi carichi di incognite.
    Veramente pregevole è questo post perr li sviluppo e per il finale davvero divertente – per noi lettori 😀

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  9. Intensa come sempre cara Dorina! Il finale mi piace molto perché spesso bastano veramente poche parole, basta guardarsi dentro facendo uscire le nostre vere emozioni… ❤️❤️❤️
    Però, io sono ancora qui che aspetto la tua lettera per me… quando mi scrivi?? 😄😄😄.

    Ps. Sono nel momento stupidera…. Baciiiiii 😘😘😘

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  10. Molto bello il tuo racconto, Dora, come sempre sai raccontare la natura umana con grande delicatezza. E mi hai reso così contenta! Anzi, sono proprio felice, perché così lontana da tutto questo che non posso altro che gioirne. Non soffro pene d’amore!, il mio cuore vive una serenità che non riusciva a comprendere negli anni della mia giovinezza. Perché il cuore, ogni cuore, se lasciato libero di essere se stesso, non si pone limiti per paura di soffrire, il cuore sa, è consapevole che l’amore guarisce da tutto, non può ferire e non può farci soffrire. E’ il bisogno, la necessità, la pretesa di qualcosa in cambio, il controllo a tutti i costi che fa soffrire, non l’amore. Amare e avere bisogno di amore sono due cose completamente diverse. E chiunque voglia amore soffre, perché non si può chiedere amore, l’amore si può solo dare. La prima lezione d’amore è non chiedere amore, ma dare. Ecco perché la sofferenza è così diffusa: tutti chiedono di essere amati e fingono di amare. Il vero amore dona una libertà totale, è incondizionato, non chiede nulla, dona, condivide. Non facciamo che preoccuparci se l’altro ci ama e quanto ci ama. Non dovremmo mai porci simili domande, ma chiederci sempre se noi amiamo, perché solo questo conta. Siamo noi che dobbiamo amare. E per prima cosa dobbiamo amare noi stessi, imparare a stare soli con se stessi è fondamentale, perché scompaiono i bisogni per l’altro, non ci sono più vuoti, non ci sono falle, non ci manca nulla, siamo semplicemente felici di essere noi stessi. Ho ritrovato un pensiero di Osho che dice che “… quando la nostra felicità dipende dagli altri, anche la nostra infelicità dipenderà dagli altri. Se siamo felici perché una donna o un uomo ci amano, diventeremo infelici quando non ci ameranno più. Se siamo felici per un qualsiasi motivo, in qualsiasi momento quel motivo potrà scomparire, e allora diventeremo infelici. La nostra felicità sarà sempre in bilico e ci sentiremo sempre nella tempesta. Non saremo mai sicuri di essere felici o infelici, perché in qualsiasi momento la terra può scomparire sotto i nostri piedi… “ Ecco, io credo che amore significhi dare senza alcun desiderio di contraccambio, senza alcun desiderio di restituzione, senza assolutamente nessuna sorta di richiesta … c’è una serenità così grande in tutto questo che la questione di ricevere qualcosa in cambio non attraversa affatto la mente… Grazie per il tuo racconto, mia cara, è come quando mi commuovo davanti alle scene di un film in cui i protagonisti stanno soffrendo e piango … sono anche lacrime di gioia … perché in quel momento ho la consapevolezza che succede a loro e che io sono più fortunata e serena. 🙂

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    • Marianne, il tuo commento mi fa sorridere. Nelle tue parole ritrovo molto mio pensiero, tranne che per qualche particolare. Io parto dal presupposto che tutti, chi più chi meno, abbiamo bisogno di affezionarci e di avere qualcuno che si affezioni a noi. Quando allora si può fare la distinzione tra vero amore e dipendenza, o bisogno personale? La linea è molto sottile, perché anche dare amore in cambio di niente è necessità personale. Quel che credo sia importante, a mio avviso, è la distinzione tra amore ricambiato e non ricambiato. Prima di tutto credo che se si tratta di amore vero diviene più facile lasciare andare, per amore dell’altro e rispetto nei suoi confronti, mentre nel caso di dipendenza l’attaccamento diventa vitale e di difficile risoluzione. C’è anche un altro discorso che rende l’interpretazione complicata: il messaggio trasmesso. Fino a quando arriveranno dei messaggi ingannevoli non ci si sentirà mai liberi di rinunciare, resterà sempre il rimorso per non aver capito.
      Purtroppo la nostra felicità dipende da altri, da quanto ci amano, e dall’interesse che hanno nei nostri confronti. Certo, dobbiamo amare noi stessi ed accettarci prima di altri, ma senza il supporto degli affetti non riusciremo mai a farlo…
      Forse hai superato le pene d’amore, ma non il bisogno di essere voluta bene. Questo bisogno fa parte di noi, dal momento in cui veniamo al mondo e più sono forti i segnali di allarme che ci arrivano, più diventiamo dipendenti dagli affetti e timorosi di perderli…

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      • Fa sorridere molto anche me, perché io mi sento molto amata, so che lo sono, e a volte mi chiedo anche come sia possibile … Quello che dicevo è che l’amore arriva quando si ama. Incominciamo a farlo senza aspettarci un risultato e pian piano l’amore tornerà indietro, sempre più grande. Se aspettiamo che compaia la persona giusta per amare, quella non arriverà mai, cominciamo ad amare per primi noi stessi, continuiamo ad amare, e la persona giusta arriverà più facilmente perché il nostro cuore sarà come un fiore che sboccia e sarà in grado di attirare altro amore. Mi sento come una rosa stasera! XD

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      • Però son due tipi di affetti che viaggiano insieme. Certo, trovare l’anima gemella non deve essere frutto di una caccia, ma un incontro casuale che può avvenire oppure no, mentre l’affettività che ci supporta e ci aiuta a crescere ed amarci, quella deve esserci a prescindere dal nostro carattere e predisposizione ad amare. Non si può trovare solo in se stessi, e non dipende dal nostro comportamento.
        Tu hai ragione nel dire che prima di chiedere amore all’altro bisogna saperlo dare, ma è pur vero che se non ci sentiamo amati facciamo fatica a distinguere tra cosa è giusto o non è giusto fare…

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      • Io sono più vecchia di te, mia cara, ho vissuto un po’ di più, e ho raggiunto la pace … se non avessi problemi fisici (di salute voglio dire), basterei a me stessa! Alla grande! 😀

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      • Ora sì, perché gli ormoni ti aiutano anche. Ma se hai raggiunto quest’equilibrio lo devi soprattutto (credo) al modo in cui sei stata amata.
        A me è stato insegnato ad amare, regalandomi, per dovere. Ho imparato ad amare nonostante l’assenza di un ritorno e per tutto il tempo in cui ho permesso che ciò avvenisse mi sono sentita svuotata, usata. Un ritorno è sempre necessario, forse non lo scopo principale, ma deve esserci o si formerà uno squilibrio…

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      • Come hai detto tu, ogni vita è diversa, ogni storia è diversa e la mia pace non ha nulla a che vedere con un fatto ormonale o con quello di come sono stata amata, me la sono costruita con scelte precise, anche con grandi rinunce … certo ho avuto la libertà di farle, ma ho anche combattuto per averla, poi il “ritorno” c’è stato e c’è ancora … ma non mi sono mai posta il problema che dovesse esserci … ma, appunto, ogni storia è una storia a sé … 🙂

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      • Il ritorno, come tu ben dici, non deve essere l’obiettivo, ma deve esserci. Logico che se non si sa amare esso non potrà mai esistere, ma troppo spesso si fa confusione tra amare e darsi incondizionatamente, troppo spesso quest’invito è fatto in maniera mirata, volta a zittire richieste a cui non si vuole dar seguito…
        Sono più giovane di te, è vero, ma credo di non avere un’idea balzana se dico che l’età aiuta a vedere le cose in maniera diversa. Rispetto a dieci anni fa mi sento più forte e in una situazione come quella del racconto pretenderei chiarezza, sicura del mio diritto ad essere rispettata…

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      • Non c’è alcun dubbio, gli anni che passano ti maturano e ti portano un equilibrio diverso anche nel vedere e affrontare le cose. E c’è un’enorme differenza tra l’amare e il darsi incondizionatamente … ci puoi giurare! 😉

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      • Non rinnegherò mai i miei errori, perché in tal caso rinnegherei me stessa, quel che non accetto sono gli errori imposti e quelli che sono stata obbligata a commettere per risolvere situazioni non create da me…

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      • Dovrai accettare anche quelli, Dora, anche se non sono imputabili a te, perché ormai ci sono stati e indietro non si torna. Anche quelli hanno contribuito al formarsi della consapevolezza che hai di te, che è la cosa fondamentale adesso, perché è proprio dalla consapevolezza che conosci ciò che sei e ciò che vuoi, e puoi agire per ottenerlo senza più catene. Ci sono state sicuramente situazioni nella vita di ognuno di noi che ci hanno costretto a fare cose che non avremmo scelto di fare, facendosi commettere inevitabilmente degli errori. Ma, appunto, indietro non si torna, possiamo solo cambiare il nostro modo di agire per il futuro …

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      • Sicuramente tengo con me anche gli errori non miei, non cambierei nulla di quel che ho vissuto, ma non li accetterò mai. Se lo facessi andrei contro ciò che ho imparato in questi anni. Se li accettassi, come inevitabili o solo perché sono accaduti e indietro non si può tornare, sarei come chi li ha commessi. Anche se è passato tempo, sono pur sempre errori che non dovevano esistere e non li legittimerò mai con un’accettazione

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      • E’ solo un mio parere, ma penso che vivrai male così, e me ne dispiace, accettare non vuol dire legittimare, secondo me, ma superare, lasciare indietro per andare avanti. Certo io non sono te, posso solo dirti il mio pensiero … credo che nemmeno in psicanalisi accettazione sia sinonimo di legittimazione, ma tutto è come lo si vive, cara, e io non posso dirti certo come dovresti vivere, vorrei solo che tu fossi serena e non soffrissi ancora. 🙂

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      • Ma io non soffro, sono serena. Sono solo severa con chi ha sbagliato, senza pentimento. Non me lo perdonerei se non lo fossi. Per il resto, lo puoi leggere dai miei scritti, non c’è rabbia o rancore, ma presa d’atto, esame e raccolta “informazioni”. Certo non posso rifiutare, non lo farei mai, è successo e non posso e non voglio cancellare nulla, ma non posso accettare, perché se lo facessi farei mie quelle scelte. Forse è solo terminologia diversa la nostra, ma per chi ha dei dubbi sui miei pensieri e qualità di vita si sbaglia. Non sono mai stata meglio di ora che so quale sia la mia posizione

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      • Marianne, sarà anche un pasticcio di parole, ma proprio non riesco a digerire l’uso del termine accettare. Si può accettare una malattia, una disgrazia, ma non le scelte sbagliate di altri e se questa parola è usata per descrivere un processo che porta alla serenità beh allora forse è il caso di ripensarci… 😉

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      • Tesoro, il pasticcio di parole era riferito a “Dora” e “adoro” 😀 Ho fatto anche una rima, adesso! 😀 Quanto all’accettazione, gelso bianco ha capito quello che intendo io per questo termine, che non significa per me né arrendersi né subire passivamente. Il fatto è che io condivido la tua scelta di combattere gli errori commessi da altri, il processo di accettazione, dal mio punto di vista, passa anche dalla ribellione … è davvero questione di come si intende una parola …

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      • Io vado a farlo adesso … a nanna. La notte scorsa non ho dormito per niente e devo riposare … io qualcuno l’ho già perso … il neurone … Buonanotte, Dorina bella, tanti baciotti e sogni sereni … torno domani sera, dopo il lavoro … ah!, che se deve fa’ pe campa’!? 😀

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      • Bello il dialogo tra te, Dora e la bella persona che è mariannecraven che ha scritto con un sentimento sincero e non plateale.
        Vi sorrido.

        “credo che nemmeno in psicanalisi accettazione sia sinonimo di legittimazione” scrive marianne.
        Accettazione non è, neppure a mio parere, sinonimo di legittimazione. E’ altro.

        Sui termini però è difficile intendersi.

        Ciò che conta è cercare di comprendersi con l’affetto.

        Buona notte, Dora cara.
        gb

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      • Marianne è una bellissima persona, una carissima amica e l’affetto che provo per lei non potrei quantificarlo.
        Sì, è una questione di termini. Per me accettazione equivale a resa. E poi cosa vuol dire accettazione se non accettare, accogliere?
        Io son costretta a convivere con i ricordi, non li rinnego ed ho imparato a farne buon uso. Non importa ciò che è successo, non ne faccio un dramma e anzi “ironicamente” mi reputo fortunata perché tutto il mio vissuto mi ha reso ricca di “informazioni”, ma non accetterò mai ciò che è successo, non accoglierò mai le scelte di altri, così come non perdonerò. Cerco di comprendere ciò che è successo e capire l’origine delle cose, perché penso che solo così si può cercare e trovare un modo per aiutare altri, ma da qui ad accettare c’è un abisso.
        Forse sono io che interpreto male il termine o forse è il termine ad essere usato male, non posso dirlo, so solo che lo sento fuori luogo…
        In passato ho accettato ciò che era successo, ma è stato un errore, un periodo in cui mi sentivo colpevole e sporca. L’accettazione non mi era servita per stare bene con me stessa, ma per silenziare la mia ribellione. Ed è la ribellione che io devo invece alimentare, per combattere e far sentire la mia voce

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      • “In passato ho accettato ciò che era successo, ma è stato un errore, un periodo in cui mi sentivo colpevole e sporca.”
        Questo non è l'”accettazione”, ma una resa che fa solo più male.
        L'”accettazione” vera porta poi alla serenità. E’ un lungo cammino l'”accettazione”.

        Comunque ci siamo comprese benissimo, Dora cara, anche se c’è qualche piccolo problema di termini.

        Ti abbraccio.
        Un sorriso
        gb

        Marianne mi piace molto. Non la conoscevo, ma si intuisce in lei moltissimo di profondo.

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  11. La fine è strepitosa secondo me, un grande classico che non poteva essere descritto meglio. Sempre bravissima, hai una capacità di scrittura davvero spettacolare.

    Buon fine serata 🙂

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  12. Viviamo di attese e speranze, di slanci e di messaggi…mi sono lasciata guidare dalle tue parole, sono rimasta sospesa fino all’ultimo per capire e scoprire la sua decisione presa. Quando scrivi, hai la capacità di far fermare il respiro e ci si immerge a capofitto nel mondo e nelle storie che racconti. Brava Dora, avevo voglia di leggerti!!!

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  13. L’adolescenza è piena di queste attese…. che da adulti si attenuano.. ma nn spariscono… certo è che è sempre un piacere leggere che si manca a qualcuno… ed io adoro scriverlo alle persone che nella mia vita hanno veramente sostenuto tanto la mia testa eh eh eh nn sono facile io… ma alcune persone sono state e sono la cosa più bella che io avessi mai potuto incontrare nella mia vita. Scusa ma adesso che mi hai ricordata… lo scrivo ad una persona che mi manca davvero tanto.

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  14. Quante volte ho sperato che si fossero ricomposte le mie ‘vecchie’ storie d’amore.
    Quante telefonate ho atteso, quante parole ho desiderato sentire, quanti incontri non si sono avverati.
    Quanto ho sofferto, perché io amavo con tutto me stesso.

    Ma c’è un disegno, era scritto che avrei alla fine incontrato la persona giusta, e avrei avuto un figlio.
    Per cui non rimpiango nulla.

    Buon bisestile.

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      • Io Dora la vedo da un altro punto di vista.
        Io credo di essere sempre stato un ‘debole’, specialmente dal punto di vista affettivo.
        Un sempre io “bisogno” degli altri, più di quanto gli altri possano avere bisogno di me.
        E così ho sempre amato al 100%, ma al termine della storia ho sofferto come un cane abbandonato, anche perché ho avuto storie lunghe ed appaganti, e come tali l’interruzione è stata traumatica.
        Non dico che le ex non abbiano sofferto, però so come ci sono rimasto io.
        Nel primo caso, avevo 24 anni, mi spedirono 1 mese in montagna perché ero ridotto ad un cencio.
        Però, alla fine, il disegno divino ha voluto che io trovassi un nuovo equilibrio, che mi rende felice.

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      • Di solito sono le donne a scrivere in questo modo, ad amare e soffrire. La realtà è che gli uomini del proprio dolore spesso non parlano. l tuo commento è importante perché fa capire che siamo tutte anime su questa terra, con la stessa facoltà di amare e soffrire, senza alcuna differenza…

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      • Forse perché, in fondo in fondo, sono profondamente insicuro, e da qui scaturisce la mia debolezza.
        E’ sempre stato un mio limite caratteriale, che mi ha sempre molto limitato.

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  15. Troverà lei la spinta finale.
    Lei sa che quel “Anche tu” è scritto senza dare importanza alle parole.
    E’ necessario che ognuno compia il suo cammino per arrivare alla consapevolezza e agire di conseguenza.
    Lei deve compiere ancora altri passi.

    Bello, Dora cara.
    Ti abbraccio
    gb

    Non so, non ti colgo serena e mi piacerebbe tanto tu lo fossi.
    Mia sensazione… con affetto per te

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      • “La consapevolezza non basta se non si vuole smettere di sperare…”
        E siamo sempre sul quel termine “accettazione” da te visto come una resa, mentre non è per nulla una resa, ma una vittoria.

        Mi dispiace molto che tu non sia serena.
        Ti auguro di trovare la via che ti farà ri_trovare anche la serenità.

        Ti abbraccio con affetto
        gb

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      • In questo caso l’accettazione esiste, anche se frenata nei tempi, perché la consapevolezza c’è, la ragione detta regole, ma il cuore ha necessità di non seguirle e vuole rimandare ancora un po’ la fine del sogno…
        Cos’è la serenità in fondo se non una tregua? Almeno nella mia vita è così. Passerà anche questa e nuovo riposo arriverà…
        Ricambio il tuo abbraccio, con tanto affetto 🙂

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      • La serenità non è solo una tregua. E’ un modo di essere nei confronti di ciò che ci accade.

        Ti auguro di trovare la vera serenità, Dora cara.
        Di cuore.

        Ti abbraccio con affetto

        Un sorriso
        gb

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      • Non è sempre il nostro atteggiamento, il nostro modo di essere ad influire, ma gli scuotimenti continui a cui si è sottoposti a fare della serenità un qualcosa di raro. Ma, in fin dei conti, come farei a scrivere se nel mio animo ci fosse calma piatta? 😀
        Mi sei tanto cara anche tu 🙂

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      • La serenità non è calma piatta, oh no.
        Puoi avere serenità anche con un vento fortissimo che tende le vele al massimo.

        E tu scriverai sempre, Dora. ❤

        Mi sei cara, sì
        gb
        Buona notte.

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      • Sono così abituata a convivere con le turbolenze, che quasi mi trovo fuori posto quando non ce ne sono. Sì, riguardo all’affrontarle sono serena, rimango me stessa senza troppo divincolarmi dagli eventi, ma a volte avrei tanto bisogno di riposo, anche se non ci sono abituata e forse non ne farei nemmeno buon uso…

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  16. Eh! Ne è valsa la pena aspettare…
    Come sempre ti si legge aspettando di capire cosa succedera. … Viviamo di attese e speranze, di detto e non detto… Perô se una cosa fa male.. Boh

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  17. Un post molto bello il tuo,e sarebbe molto bello lasciarsi andare sempre,in ogni momento della vita a qualsiasi scambio di sentimenti,anche per iscritto.Ma viaggiando per le vie del cuore è facile trovare intoppi dati da parole dette quasi per gioco; esistono persone che hanno una gran facilità di fingere con i sentimenti, utilizzando vari metodi di convincimento, diventando quasi ossessivi nei loro svariati messaggi d’amore. Quando si realizza che era un rapporto svilente,fatto di troppo fumo e nessuna sostanza, diventa difficile poi intraprendere un nuovo rapporto comunicando per iscritto,poichè convinti che la menzogna sia sempre in agguato, e si preferisce affidare ai cinque sensi ogni parola detta o ascoltata.La diffidenza si impadronisce soprattutto in chi lo è già di natura e diviene necessità che l’amore sia più tangibile e meno affidato alle sole parole.
    ciao cara Dora ❤

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    • Sì, è vero, dopo tali esperienze c’è chi trova difficile lasciarsi andare, ma tutto dipende anche da quel che si cerca, dal carattere, dalla disponibilità ad amare ed essere amati che difficilmente muta a seguito di una delusione. A volte si crede di aver appreso il modo per non ricaderci, ma se entra in gara l’affettività le vie d’uscita diminuiscono… Una grande differenza sta negli obiettivi che le parti hanno, che limitano o soffocano le aspettative dell’altro…
      Un abbraccio grande Daniela, con affetto 🙂

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  18. Che dire?… Ci si sta appesi a quel filo di virtualità, tanto che, quando minaccia di spezzarsi, ecco che basta un interrogativo ben piazzato, per ritrovarsi d’incanto in sintonia…
    Più che mai un piacere leggerti …

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  19. “..tra il bisogno di respirare ancora e il desiderio di un’apnea infinita” ..mi pare che hai detto “tutto” con questi parole. Quel dolore.. indefinito. Profondo e incontrollabile.

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  20. Emozione pura…andare contro i propri sentimenti perché fanno troppo male e non si riescono a sopportare diventa per molti una condizione di vita ma poi basta un momento di lucidità (o di follia a seconda dei punti di vista) e la scorza costruitasi con tanta fatica crolla in un attimo…quel mi manchi racchiude dentro un mondo di amore e di bisogno d’amore…complimenti Dora!
    E visto la giornata Buona Pasqua!

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