Avellino, amore mio!

Nei giorni scorsi sono stata ad Avellino, questo il motivo della mia quasi assenza. Ci sono andata per questioni di famiglia, ma è stata anche l’occasione per ripercorrere le sue strade e per respirare la sua aria. Ho ritrovato luoghi e persone della mia giovinezza. Ho provato sensazioni dimenticate e rivissuto emozioni che credevo vincolate ad un tempo passato.

Ho abbandonato la mia terra ventotto anni fa, con sollievo, decisa a rifarmi una vita in un luogo diverso, un posto da amare, più di quanto io avessi mai amato prima. Venivo da una vita complicata fatta di rincorse e tradimenti, di abbandoni e disillusioni. Ho lasciato la mia città, insofferente per gli usi e costumi, rifiutandone l’appartenenza. La mia vita era stata gestita da altri e da altri sempre giudicata, in una facile intromissione, anche da parte di sconosciuti che mi fermavano per strada per dirmi come avrei dovuto o no comportarmi e quali sarebbero dovute essere le scelte opportune per la mia vita. Tutto sempre in funzione del bene che avrei dovuto ricambiare a chi mi aveva cresciuta con tanto affetto e premura. Ma cosa ne sapevano loro della mia vita reale, dei miei affanni, delle mie ragioni? Certo non avrei potuto chiarire la situazione spiegando che non ne potevo più del nulla e del vuoto che vivevo giorno dopo giorno e del carcere affettivo e vincolante in cui ero rinchiusa. Non potevo certo dire che mi sentivo una proprietà in usucapione, più che una figlia con diritto di vita. No, non potevo certo dir loro la verità, perché non l’avrebbero ascoltata né gradita e perché in fondo non sta bene dire le cose proprie ad altri. Quale scelta mi rimaneva quindi se non il cambiamento, l’abbandono della città dove ero cresciuta? Nessuna!

Per questo mi sono trasferita a Torino, che mi è piaciuta subito, perché diversa da come me l’ero immaginata. Non era la fredda città industriale che lasciavano intendere i racconti di chi c’era stato. Non era piatta, sterile e refrattaria alle emozioni, ma era, ed è, una signora elegante dalla storia evidente. E l’atmosfera che si respira tra le sue strade fa sentire importanti, perché sono le stesse strade dove è passato chi la storia l’ha fatta. Torino è stata da subito una possibilità di vita e di pensiero, una fonte di opportunità ed io l’ho amata, e l’amo, intensamente e senza alcun ripensamento. Potessi scegliere di nuovo deciderei allo stesso modo, con sicurezza, perché ha significato libertà e rinascita. Perché mi ha tirato fuori da quel giro vizioso che era diventata la mia vita, fatto semplicemente di niente, da cui solo la fuga poteva liberarmi.

Ma nonostante la passione che mi ha legata dal primo momento a questa città e la gratitudine per avermi accolta come una figlia, il mio cuore non ha mai trovato pace, perché una parte di me era altrove, presso un amore lontano, un amore a cui non appartenevo più da tanto, o meglio da cui non mi ero mai sentita veramente voluta: Avellino, una città a cui chiedo perdono per il rifiuto passato dettato da umiliazioni subite non per colpa sua. Avellino, terra ricca di odori e colori, che non ho mai conosciuto abbastanza. Mi mancano le sue montagne e la vegetazione ancora libera di sistemarsi a proprio piacimento. Mi mancano la complicità che nasce spontanea anche tra persone che nulla hanno da spartire tra di loro e quel bicchiere mezzo pieno che fa della vita un carico più leggero. Mi manca la propensione ad ascoltare l’altro e la disponibilità a condividerne i problemi. In fin dei conti, se ho superato tanti ostacoli lo devo a quel pensiero ottimista e tendente a guardare avanti che ha influenzato fin dall’inizio le mie opinioni e che fa credere che qualsiasi cosa accada c’è sempre un valido motivo per sopravvivere…

Piccola nota: forse non tutti sanno che, durante la seconda guerra mondiale, la Sacra Sindone è stata nascosta nel Santuario Abbazia di Montevergine, situato su Montevergine, una delle cime dei Monti del Partenio. Esso, per la sua posizione, vigila su Avellino, così come Superga fa con Torino.

145 pensieri su “Avellino, amore mio!

  1. Me ne andrei anche io lontano dalla mia città… ancora un legame “volatile e fluttuante” e uno concreto familiare mi tengono fermo qui ma se potessi me ne andrei. Certo andar via comporta anche tante altre rinunce per cui forse parlo sull’onda di una emozione e di pensieri troppo vaghi per pensare a un’azione concreta e risolutiva. Ma come al solito non mi capisco neanche io… 😀
    Chissà…

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  2. Questa cosa della doppia appartenenza la sento, perché essendo italiana da una parte e anglosassone dall’altra, mi sento sempre a casa e mai del tutto a casa in un luogo e nell’altro. ricordo quanto poco avevo amato genova da ragazza, e come mi fossi accorta di quanto mi era mancata di ritorno da quasi un anno a Londra. Per poi rendermi conto, un giorno, durante un breve viaggio di nuovo a Londra, che ancora una volta, anche lì, era come se fossi tornata a casa (benché mio padre poi non fosse di Londra, ma questa è un’altra storia).
    Per un po’ ci si sente divisi, poi, come dici tu, un giorno le parti si ricompongono ne si uniscono a tante altre e ci accorgiamo che tutto contribuisce a fare di noi quello che siamo e quindi è “normale” poter avere entrambe le cose, poter essere a casa in più luoghi ed è (per me) una bellissima sensazione!

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    • Passeggiando da sola per le stesse strade percorse da ragazza ho ritrovato gli stessi pensieri, l’amarezza, ma anche la sicurezza che la mia città mi infondeva. Ho rivissuto l’atmosfera tranqullizzante, serena, ottimista che avevo quasi dimenticato… E ai ricordi poco piacevoli, alla disperazione provata in quegli anni, si sono aggiunte le sensazioni gradevoli dell’essere a casa propria. Ed ho capito che siamo noi a volerci sentire estranei, per facilitare il distacco, per poterne fare a meno…

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  3. Sono nata e vissuta in questa mia città…..l’ho vista crescere, la amo! ma sinceramente, specialmente negli ultimi anni, mi è presa la smania di fuggire, di andarmene lontano, forse per allontanarmi dai ricordi…….
    Lo farei se non fossi vincolata dal lavoro, o forse avendo anche la fortuna di essere una dipendente statale e di poter chiedere trasferimento altrove….

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  4. Ciao Dora a farlo apposta il nome di un emissario del Po.
    Dora Baltica o Dora Riparia 😀?
    Lo sapevi che io sono torinese di Torino? Per fortuna ho avuto una famiglia e soprattutto una madre molto molto aperta anche se vigile! Non mi piace definirla amica anche se diventando adulta tra noi c’è stata molta complicità però in me c’è sempre stato il rispetto nei confronti del suo “ruolo”. Mi manca molto.
    Per ragioni di famiglia ci siamo molto spostati in Italia e all’estero i miei studi e di anni della formazione li ho vissuti negli Stati Uniti e poi sono rientrata a Roma direttamente.
    Dunque non mi manca una città in particolare Roma mi ha accolto e mi ha conquistato con il calore un po’ caciarone ma genuino e Torino invece resta la città dei miei nonni dei giardinetti di piazza Bernini.
    Non fare caso a cattivo italiano perché ormai ho preso l’abitudine di rispondere dettando come dire a braccio!!!
    Sii serena qualunque sia il nostro comportamento ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa da dire malamente e soprattutto senza conoscere i fatti!
    Sheraconunabbraccio 🌷🍀🌹

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  5. Anche io ho un cuore che appartiene a due paesini, nel mio caso, di due nazioni diverse; ogni uno a modo suo è mio. In uno c’è la mia infanzia, i miei studi, la mia adolescenza; nell’altro la nuova vita, il lavoro ( una volta ), i figli, la educazione, la bellezza, la donna.
    Mi piace Torino è una signora elegante 😉

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  6. vado rarissimo in Austria e sopratutto nella mia città natale… ma quando sono li sento ancora questo legame .. e poi alla fine la mia patria.. Meine Heimat… ti abbraccio cara Dora un bacio Pif ❤

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  7. Io ho la fortuna di abitare a 10 km dal mio paese natale, ogni domenica con la mia famiglia siamo a cena dai miei genitori. La scorsa settimana però sono andata a fare una passeggiata a piedi con mio papà ed ho rivisto tutti i posti della mia infanzia con calma. Anche se mi separano pochi chilometri ormai la mia vita è le mie amicizie sono qui, però il tuo luogo natale ti regala sensazioni molto profonde. È bello che tu possa avere due luoghi del cuore, è come ricucire lo strappo che c’è stato e diventare completa. In fondo c’è talmente tanto spazio…

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  8. Tornare con gli occhi e il cuore più maturo e saggio, fa scorgere i lati positivi e fa affievolire i ricordi negativi… la maturazione ci porta ad assaporare ciò che c’è di buono ^_^
    Complimenti per il tuo viaggio… interiore ❤

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  9. Sinceramente mi ritengo un apolide. Sarà perchè, a partire dalla mia infanzia, è stato un cambiamento di residenza continuo. Tanto che adesso, se ripenso ai luoghi della mia infanzia, li rivedo come spazi della memoria in cui non è certo che fossi io a muovermici. Ma questo non vuol dire che non mi appassioni. Anzi ci trovo quella passione tipica di chi va indietro “alla ricerca del tempo perduto”. Allora mi piace pensare di avere vissuto innumerevoli vite, tante quante sono i paesaggi che sono cambiati nel mio eterno peregrinare. Mi piace moltissimo questa sensazione. Però comprendo anche il tuo sentirti scissa. All’inizio dei miei traslochi anch’io mi sentivo scisso. Poi con il tempo mi adeguavo, comprendendo quanto sia importante sentirsi a proprio agio nel posto che ti ospita…
    Bentornata con un abbraccio di petali vellutati…

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    • Finché viene vissuto come un’avventura il cambiamento risulta intrigante, quando però diventa forzato, per non guardare indietro bisogna sottovalutare ciò che si lascia. Ed io l’ho fatto, con un senso di colpa opprimente, specialmente nei miei confronti, per ciò di cui mi stavo privando… L’adeguamento avverrà sempre in qualche modo, ma non sostituirà mai la mancanza… Un abbraccio anche a te, con affetto 🙂

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      • Saprai meglio di me quante cose ci vengono a mancare nell’arco dell’esistenza. Essendo infante, ho dovuto sempre seguire la famiglia.E per ciò ho dovuto crearmi un immaginario in grado di farmi superare ogni volta lo shock del cambiamento repentino. Questo immaginario mi era fornito dal mio amore innato per l’avventura, dal piacere della scoperta e dalla curiosità che da sempre mi anima. Ma, come dicevo, comprendo la tua sofferenza: sentire di essere costretti ad andare, per potere continuare ad esistere, non è mai bello: aggiunge sofferenza a sofferenza. Ed è certo che, quando si rivolge uno sguardo indietro, si riattizza quell’amore per i luoghi che non è mai venuto meno. Per fortuna che hai imparato ad amare anche la realtà di una città, come quella di Torino, così ricca e promettente di sviluppi stimolanti…
        Abbraccissimo…

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      • Conosco Torino per esserci stato alcune volte. Debbo dire che è molto strana: sembra che la storia sfugga da ogni angolo e persino dagli scantinati dei palazzi d’un tempo…
        Bacio ricambiato con grande affetto…

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  10. Sono anche io di origine campano della provincia di Napoli, sono stato anche io al Nord e l ho vissuto con contraddizione. A Torino ci sono stato nel 2010 credo per l ostensione della sindone, ed è stato per me un momento molto emozionante carico di spiritualità ed energia. Per il resto Torino mi è sembrata una città fredda, bella ma vuota. Magari solo un impressione però è vero che il calore meridionale e un altra cosa è lo dice uno che non ama molto la sua terra ed è spinto verso altri luoghi che sente di piu come casa. Comunque bellissima la condivisione della tua rinascita che ora ti permette meglio di ricongiungerti con la tua terra e seminare li qualcosa di nuovo. Un abbraccio. Francesco

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  11. penso che le nostre radici siano una parte vincolante di noi stessi. Certo, possono esserci periodi della vita in cui ci si vuole allontanarsi da esse e, tentati dal mettere alla prova la propria indipendenza, si vorrebbe essere altro, ma questo è impossibile, perché l’ altro che vorremmo essere lo vorremmo essere perché siamo noi stessi e non possiamo fare a meno di essere tali, radici comprese. Il punto sta nel potersi riconoscere accettandosi per quello che si è a cui prima o poi si ritorna sempre, volenti o nolenti, perché non può esservi alcuna libertà fuori dall’ accettazione di ciò che originariamente siamo, se non nell’ illusione e nella sofferenza di non potersi ritrovare pur sentendo di essere fin da quel principio che ci si illude di poter negare.

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    • Hai detto tutto. Le radici sono vincolanti, è vero! Per riconoscersi ed accettarsi bisogna volersi, avere sicurezza, e questo si può ottenere solo con gli affetti. Se non hai sostegno affettivo, non hai forza…

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  12. il tema dell’evasione (del fuggire dalla propria realtà) è uno di quelli che in qualche modo si ripresenta ciclicamente nella vita di ognuno -o quasi-. Anche io per motivi di lavoro sono volato via dal mio paesello ma è stata una scelta imposta dal bisogno di sentirmi finalmente uomo e in autonomia (cose che solo il lavoro o comunque una certa libertà economica ti riesce a dare). Non mi sono mai pentito di essere andato via ma allo stesso tempo porto con me quei luoghi, quegli odori e sensazioni che mi hanno visto crescere e in fondo -e in qualche maniera- è come se non fossi mai partito. Ci ritorno appena posso e vi ritrovo più o meno le stesse cose insieme a i tanti amici che ancora sono tali anche a distanza di anni e di chilometri. Le radici sono un legame troppo forte da recidere, almeno così è per me : nessuna città altra potrà mai farmi sentire veramente emigrante. Per esempio parlo spesso in dialetto con una moglie triestina che oramai ha “imparato a capirmi” :). Anche sul lavoro ho la possibilità di farlo con alcuni colleghi conterranei e il farlo mi riporta indietro nel tempo. Poi ci sono gli affetti lontani i quali ravvivano questo legame in ogni modo attraverso telefonate, viaggi, ricorrenze, ecc.

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    • Se si riesce a mantenere un rapporto così con la terra da cui si proviene, le cose sono sicuramente più facili e il distacco pesa di meno. Anch’io ho degli amici e dei parenti a cui sono molto legata e di cui non diminuisce l’importanza nonostante la distanza. Quel che mi dispiace è il tempo speso a voler dimenticare quei luoghi, almeno fino ad ora…

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  13. Avellino tera che conosco tanto tanto! Avlliin! La strada che da casa mia portava ad Avellino la avrò percorsa milioni di volte. ..shhh ti svelo un segreto… ci avevo la morosa a due passi! E aAvellino era il nostro luogo preferito di incontro 😉

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  14. …e ovviamente nei miei vari viaggi nello splendido nostro sud, sono passato per Avellino. Ricordo ancora che mentre ero fermo ai bordi della strada guardando la cartina passò un signore e mi urlò “oh, ma che studi??? dimmi dove devi andare che ti ci porto io!” e veramente mi disse di seguirlo deviando per vari km pur di mettermi sulla strada giusta 🙂

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  15. Adesso ho.capito in pieno il tuo commento al mio post sui ritorni. Torino la conosco bene, mi piace, non è caotica come.Milano. Venaria reale durante la settimana senza le comitive è molto bella e ci ho.passato delle belle mattinate.

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  16. Nessuno può rinnegare le proprie radici. Il richiamo è sempre forte. Ho girato molto spostandomi con la famiglia in molte città ma il legame con le mie origini è rimasto saldo.
    Di Torino ho buoni ricordi dopo esserci rimasto per circa sei mesi per lavoro. Ugualmente di molte altre città ho ricordi piacevoli.

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  17. a volte serve una separazione seppur drastica e dolorosa, per riappacificarsi con qualcosa… evidentemente ora come diciamo sempre, e dopo avere letto TE nei tuoi post, era arrivato il momento giusto per riaprirti a quella terra… Dora sei una donna preziosa!
    noi ogni tanto andiamo al santuario di monte vergine. La mamma del mio compagno è di lusciano e il papa di aversa. si sono trasferiti vicino a roma prima di avere i loro figli, ma quando ne doveva nascere uno (sono ben sei) comunque lei andava giù a partorire…
    anni fa, quando ancora non avevo la mia strampalata e complicata famiglia mi sarei tanto voluta trasferire fuori dall’italia…. persone che conoscevo lo hanno fatto e non sono più tornati…
    non sto parlando perchè non amo la mia terra, o la mia vita, ma avrei avuto proprio questo bisogno… sai mai magari tra tanti anni oh!
    se vengo a torino ci vediamo e se tu scendi a roma devi trovare il tempo per me!

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    • Anch’io ho desiderato tante volte luoghi diversi dall’Italia. In fondo è normale, quando si è insoddisfatti, voler trovare qualcosa di più soddisfacente. Ma il luogo in cui sei nato non ti permetterà mai partenze definitive e indolori, ci sarà sempre qualcosa che inevitabilmente ti ricondurrà ad esso…
      Se verrai a Torino ti aspetterò a braccia aperte, se invece sarò io a venire a Roma tu sarai una meta sicura…

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  18. Nn sono ancora capace d staele molto tempo lontana… un anno è troppo dopo al max circa 8 mesi.. sento il richiamo naturale al quale nn so desistere. . Ma si manifesta così forte che ho proprio dagli sbalsi d’umore alle allucinazioni sui volti delle persone. Scusa ma il piccolo è irrequieto questa sera e mi ha fatto inviare il mess d prima

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