The Walking Dead

Secondo il blogger, e mio caro amico, ivano f, ho una certa predilezione, per così dire, per The Walking Dead, una serie televisiva incentrata sugli zombie. Premettendo che non ho mai avuto attrazione prima per film o altro in cui gli zombie fossero presenti, mi sono chiesta il perché di tale interesse. Per gli attori? No! Per la trama? A volte delude un po’… Per lo spargimento di sangue? Assolutamente no! Per la caccia allo zombie assassino e la sfida dell’uomo contro il pericolo? Anche in questo caso devo rispondere di no. Ma allora, qual è la ragione per cui mi piace così tanto? Forse perché, in un certo modo, racconta una situazione in cui mi sono trovata: il terremoto dell’Irpinia del 1980.

Lo scenario di distruzione, la perdita di tutto e la ricerca della salvezza fisica come unico obiettivo, fanno di questa serie una realtà molto vicina a noi, più di quanto possiamo pensare. Gli zombie restano solo un accessorio e non devono distrarci da quello che è possibile che accada, a chiunque ed in qualsiasi luogo. Che sia un terremoto, una guerra, un incendio, un’alluvione, l’istinto ti invita a salvare il tuo corpo e le persone che ami e non hai il tempo di fare le valigie con l’imbarazzo di dover scegliere cosa portare con te. In casi del genere, perdi la tua vita precedente e i ricordi che ti legano ad essa. Non esisteranno più le foto della tua infanzia né quelle della passeggiata romantica sulla spiaggia, del cane che hai tanto amato o dell’amico morto da tempo. Non potrai prendere con te la collezione di macchine fotografiche a cui tenevi tanto o le lenzuola ricamate che ti ha regalato la nonna. I “pensierini” che ti hanno fatto i tuoi figli puoi scordarteli per sempre e peggio per te se ti eri tolto la fede per lavorare più liberamente, anche quella te la puoi dimenticare. Sei costretto a fuggire immediatamente, con la velocità di un respiro, così come sei vestito e nonostante ciò che di importante, o meno, tu stessi facendo. Per cui puoi ritrovarti per strada in pigiama, con l’accappatoio o senza neppure le scarpe, perché nella fuga le hai perse. E stai sicuro che questo può accadere in ogni stagione, con il caldo e con il freddo, e ti ritroverai privato della tua vita, in balia del caso e del futuro, come mai prima di ora.
Ma The Walking Dead pone l’attenzione anche su ciò che avviene dopo: il rapporto tra gli uomini che sono sopravvissuti. E così come accade nel telefilm, si creano gruppi improvvisati, affettività del tutto nuove tra persone sconosciute e con cui ci si trova a condividere lo stesso destino, ma anche rivalità, paure, diffidenza e cattiveria da parte di coloro che come avvoltoi sono pronti a cibarsi delle macerie altrui. A me è andata bene, perché la mia casa non è crollata ed ho potuto recuperare i miei ricordi, ma mi son trovata comunque ad avere a che fare con l’interferenza dell’interesse di chi con me non aveva nulla da spartire. E so anche cosa vuol dire cercare un riparo per la notte che sta arrivando, così come sia sostanziale un tetto che ti protegga per un tempo indefinito, perché non riesci neppure a immaginare che possano esistere le prospettive di un cambiamento. Sei perso in un presente infinito che ti toglie speranza e a cui ti devi adattare con tutte le tue forze, se vuoi sopravvivere.

Il terremoto per me ha costituito, nonostante la sofferenza che ha provocato, una prova importante, che ho superato. Il ricordo non smetterà mai di procurarmi dolore e paura, ma allo stesso tempo viverlo è stato intenso, ed ha occupato una parte della mia vita. Ero io quella senza una casa  né un vestito di ricambio. Ero io la quindicenne che di colpo si è trovata a condividere l’abbandono del sonno con persone di cui non aveva mai saputo nulla prima. Se dimenticassi o non alimentassi il ricordo, senza cercare nuove prove della mia forza, sarebbe come soccombere agli eventi, mostrando fragilità e distacco da me stessa. Perché tutto ciò che ho vissuto è importante e ha fatto in modo che io sia quella che sono.
The Walking Dead rievoca tutto questo, ma con la rassicurazione di non essere reale.

170 pensieri su “The Walking Dead

  1. Me lo ricordo eccome il terremoto dell’Irpinia, ero tornato da poco in Italia; la mia “ragazza” di allora partì volontaria in quanto esperta [chimica] nella potabilizzazione dell’acqua.
    Bel pezzo Dora, la similitudine sembrava “forzata” invece non lo è per nulla. Vedi, a volte, basta poco.
    Un abbraccio
    Renato

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  2. Ciao cara, molto interessante la prospettiva che proponi, mi ha fatto pensare. Non ho mai seguito TWD, non ho molto tempo per SKY, e quel poco lo dedico alle varie stagioni de “Il Trono di Spade” (credo di essere stato uno dei primi in Italia a leggere i libri di G.R.R. Martin, tanti anni fa) e “Homeland” (che sta peggiorando di stagione in stagione), però, a proposito di TWD, ricordo di aver letto un’analisi che diceva che, in fondo, gli Zombie si potevano identificare come gli uomini e le donne delle nostre città, disumanizzati da uno routine di lavoro, impegni, traffico, metropolitane, maschere, e rituali a tal punto da perdere la propria umanità.
    E ho pensato che… uno dei motivi per cui non mi piace andare in Metro, e in qualunque “vagonata” di pendolari, è proprio perché mi sembra di essere in mezzo a tanti zombie…

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  3. mi piace tantissimo questo post. Anche a me chiedono perché solo film horror con zombie e demoni. Io li interpreto come metafore. Gli zombi sono l’umanità che mi circonda che farebbe carte false per “mangiarmi il cervello”, perché sì, non si fermano più a pensare, l’importare è sovrastare l’altro e tu devi stare sempre con gli occhi aperti. Gli zombi però li riconosci da lontano. Con i demoni è diverso, prendono le sembianze di amici o di persone accattivanti e seducenti ma solo per nuocerti, anche questa una metafora di una certa umanità che si incontra quotidianamente..
    Molto toccata dalla tua esperienza, immagino che certe cose ti si imprimano, ti marchino proprio per il resto della vita

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  4. “Se dimenticassi o non alimentassi il ricordo, senza cercare nuove prove della mia forza, sarebbe come soccombere agli eventi, mostrando fragilità e distacco da me stessa.” TU SEI UN GENIO E SEI SPLENDIDA. ( sto urlando eh!)

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  5. non ho mai visto the walking dead e non sapevo di cosa parlasse… ma tu gli hai dato un anima…
    devono essere state sensazioni bruttissime… però hai ragione, averle vissute è stato uno dei tanti pezzini del puzzle che ti hanno portato ad essere quello che sei!

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  6. non riesco a guardare TWD, così come un sacco di cose che mi inquietano e tolgono il sonno… e non tanto per le immagini più crude ma per quella sensazione di angoscia che aleggia come una coperta impolverata…
    Non ho mai vissuto una cosa così ma so che tu hai reso meravigliosamente l’idea…
    🙂

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  7. Io invece sono un appassionato di zombi e mi piacerebbe vedere qualcosa sugli zombi fatto bene. Non quella noia mortale ripetitiva che dice che gli uomini sono tutti cattivi, eccetto quelli matti che pur di far fare scelte sbagliate su scelte sbagliate, uccidono i propri amici.

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  8. L’esperienza che si prova durante un terremoto è terribile.I ricordi drammatici che t’inseguono ora fanno parte della tua vita e diventano una prova di forza per il futuro per essere stata capace di superare questa drammatica esperienza.

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      • Non riesco neppure ad immaginare cosa si prova di fronte a una situazione estrema come quella che hai vissuto, Dora. Le rarissime volte che a Milano si è sentito la coda di un terremoto, con appena qualche lampadario che dondola e il letto o la scrivania che balla, senza apparente motivo, mi ha lasciato la sensazione di essere niente , ma proprio niente, di fronte alla forza spietata della natura. Tu sei riuscita a farne fonte di energia per te stessa. Poi dimmi che non sei meravigliosa e vengo lì! 🙂

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      • Non credere che io non abbia paura del terremoto, non si impara mai ad accettarne l’evento, non si può, quello che si può imparare invece è come affrontare il dopo… Ma non sempre le esperienze passate, dirette o indirette, insegnano…

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      • Il fatto è che il dopo non ti appartiene più, perché è nelle mani di altri che sicuramente non decideranno mai in base a ciò che provi o di cui hai bisogno. E’ questo che mi ha fatto più male… E’ per questo che, a costo di sbagliare, voglio essere io a decidere per la mia vita, sempre…

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  9. Non ho mai seguito la serie, ma conosco bene i terremoti e parecchie persone che a Modena e provincia sono rimaste senza casa. E che scandalosamente lo sono ancora! Ma hanno una dignità e una forza tali che stanno ancora andando avanti con le proprie forze ed il proprio coraggio! Come te:)))

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    • In certe occasioni si deve tirar fuori una pazienza infinita. Il tempo passa in fretta e la vita stenta a ritrovare le certezze necessarie per fare progetti per il futuro, perché in fondo viviamo di progetti. Nel momento in cui ci viene tolta l’opportunità di farne tutto diventa solo un’attesa e si vive sospesi…

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  10. Anche io seguo la serie di Rick & co… e mi piace…certo le mie motivazioni sono diverse dalle tue e le sento più vicine a quello che ha detto Ivy alcuni commenti sopra… ma hai saputo rendere bene il tuo punto di vista…

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  11. Premetto che non conosco questa serie: non ci ho la tivvù. Dunque ne so meno ancora di qualsiasi altra serie televisiva che si possa tirare in ballo in qualsiasi discussione. Però devo dire che, leggendo il tuo post, mi hai solleticato qualche interesse in proposito. In fondo, ricordo che anche per il primo”Zombies”di Romero,era stato fatto un discorso di fantasociologia:l’individuo alle prese con l’altro da sè; dunque costretto ad una lotta senza quartiere, per sopravvivere ad una società oppressiva e alienante. La metafora funziona sempre, come dimostra anche questa serie televisiva. E come, molto brillantemente tu, comprendi, riportando il discorso alla tua esperienza personale di vita. Ci sono condizioni storiche che fanno sì che, periodicamente, vengano a galla quegli istinti detti primordiali. Istinti che trasformano gli individui, facendone sgorgare il peggio come il meglio. E, di fronte a questi estremi, bisogna attrezzarsi a cercare di ristabilire quel minimo di convivenza atto al proseguimento di una vita relazionale appena decente… Insomma: mi hai convinto che si tratta di buoni telefilms. E che tu scrivi in modo più che mai apprezzabile: poche volte m’è capitato di leggere descrizioni, così coinvolgenti, di eventi tanto catastrofici ed ancestralmente destabilizzanti, quali un terremoto…
    Un abbraccio di nuvole di raso…

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  12. Non ho mai visto questa serie, ma di solito non guardo la TV in genere, ma l’assonanza con cui descrivi una serie televisiva con una realtà drammatica è esemplare e direi geniale! Io ero piccolo all’epoca, ricordo ben poco.. L’unico ricordo che ho è che ci trovavamo in casa ed io ero sulle ginocchia di mio padre che era seduto su una sedia a sdraio vicino al camino.. D’un tratto mi ritrovai in mezzo alla strada, con un mare di persone che urlava.. Da me si è sentito, ma i danni furono marginali.. Non ricordo le sensazioni, ripeto ero piccino, ma leggendo il tuo articolo posso solo immaginare ciò che è stato, durante e dopo.. Credo che la similitudine con gli zombie sia estremamente reale.. Bravissima 👏 👏 👏
    Ora invece siamo zombie solo la mattina 😉

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  13. A volte mi domando come mai certe cose catturano la mia attenzione anche se magari non sono proprio il mio genere… a volte mi rispondo, a volte non so…
    Tu sei riuscita a trovare una spiegazione che tocca il cuore. La tua esperienza così terribile e così vera, raccontata con una tale semplicità, ma carica di emozionimi ha fatto vibrare l’anima …
    Grazie ❤️

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  14. Cara Dora, il tuo post mi ha colpito molto.
    Non ho per mia fortuna vissuto il dramma di un terremoto, anche se abitando in Friuli V.G. ho sentito spesso il racconto del drammatico evento del 1976. Ho visitato da poco Gemona, una delle città più colpite, ora magnificamente ricostruita pietra su pietra.
    Ma il tuo toccante ricordo, evocato in questo post, mi coinvolge particolarmente anche per un altro motivo. In quest’ultimo anno ho curato un volume dedicato proprio all’immaginario cinematografico dell’apocalisse. Un intero capitolo è dedicato agli zombie. Il mio saggio introduttivo si occupa proprio dei motivi per cui il cinema catastrofico esercita un fascino così forte… il timore della morte, la speranza della salvezza… sentimenti primordiali che da sempre guidano l’uomo alla ricerca di risposte. Hai in un certo senso confermato con le tue parole e la tua esperienza diretta quello che io ho cercato di provare in modo teorico, facendo affidamento su centinaia di saggi, di studi e di astrazioni filosofiche. Ora siamo quasi in fase di stampa, un momento cruciale del mio lavoro e della mia vita, in cui il tuo post, quasi come un presentimento, mi riempie di buone speranze… non posso che dirti grazie.

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  15. Grazie della citazione, inutile ai fini del post… 🙂
    Non immaginavo che la tua motivazione potesse essere questa. Si è dunque attirati da ciò che ci fa rivivere emozioni intense, a prescindere se positive o meno?
    In un certo senso, origliare quei meccanismi generati da una convivenza forzata di gruppi ristretti è un po’ il motivo della sopravvivenza dei reality… mi sembra.

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    • Citarti era doveroso, perché è per merito tuo se ho fatto questa analisi del mio profondo. Sì, credo che siano le emozioni a orientarci, sia belle che brutte. Per quanto riguarda i reality invece continuerei a credere che sia una sorta di voyeurismo la motivazione principale, senza dimenticare la curiosità innata e il bisogno di pettegolezzo che esistono in ognuno di noi…

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      • Ah ma non metto in dubbio che il voyeurismo sia la motivazione principale (io li detesto, i reality), solo dico che, inscenando situazioni ai limiti della realtà, in qualche modo danno luogo agli stessi meccanismi di cui parli nel post

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      • Non ho mai guardato i reality per cui non posso avere un pensiero preciso, ma solo fare un’ipotesi personale. Credo che quel tipo di “realtà” possa evocare solo false emozioni…

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      • Sono d’accordo, perchè è una realtà falsata: si è consapevoli che è temporanea; c’è un obiettivo chiaro -la vittoria- che deforma inevitabilmente le relazioni; i comportamenti derivano dalla ricerca del consenso sia dei “colleghi” sia del pubblico a casa

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      • Non può essere il 2015, non ci credo. Ti racconto una storia. Un giorno di tanti anni fa ho assistito alla lite tra due donne. Uno spettacolo memorabile: capelli tirati con forza, gonne che si alzavano corpi che rotolavano. Intorno a loro un crocchio felice e appasionato di spettatori. Finita la lite, come tutti i presenti sono tornata a casa, con la convinzione che quello fosse un caso isolato e che il mondo reale fosse diverso. E così era, perché quelle due donne rappresentavano solo se stesse e non l’intera società. Anni dopo ho ritrovato la stessa scena in televisione, tra politici, partecipanti ai reality o ospiti televisivi… Sei proprio sicuro che sia il 2015? O è piuttosto un grande tuffo indietro, in un’epoca difficile da definire?

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      • Sfruttano curiosità, morbosità, voglia di spettegolare e vedere nelle case degli altri, facendoci credere che è ciò che siamo. I giovani per esempio, non sono tutti perditempo e bamboccioni, non sono tutti ignoranti e drogati. Ci sono ragazzi che fanno i volontari, che studiano, lavorano, che nulla hanno a che vedere con i modelli presentati. Ma di questi giovani, non si parla, perché non sono materiale adatto per scriverci libri o costruirci reality

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  16. I was wondering how a TV series like TWD could be interesting enough to attract so many people’s attention.
    After all, if we watch it metaphorically we can find enough reasons to follow it.
    Each one of us may find ourselves in all that catasthrophical scenario. And then I clearly understand why I refuse watching TWD – I’m afraid of facing that “end of times situation” – I don’t want my comfort life to be disturbed – I want to think that is only fiction – nothing like that would ever happen to me (!), but then you say that something like that can happen to anyone of us and you’re absolutely right!
    To face your deepest fears is something I don’t expect watching a TV series!
    Fantastici post!

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    • The Walking Dead rievoca emozioni, ma allo stesso tempo ci lascia la consapevolezza che non è realtà, e questo evita la sofferenza. Forse è per questo che i film catastrofici sono preferiti ad un documentario che parla di storia vera. Le storie vere causano dolore e per questo si preferisce evitarle… Ma questo è un mio pensiero 🙂

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      • Sono convinta che se non si vivono le situazioni non verranno mai capite veramente. Che sia una piccola ferita o un dramma serio, solo se accade a noi ne comprendiamo il significato. Il documentario ci coinvolge e fa soffrire, ma tutto dura poco perché non lo viviamo. L’esperienza personale invece rimane impressa come un tatuaggio…

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  17. Noi il terremoto nel 1976 in Friuli con i suoi quasi 1000 morti. Tu nel 1980 in Irpinia con i suoi quasi 3000 morti. Due tragedie indelebili nella memoria.
    Meglio il fumetto che la noiosa serie tivvù di The Walking Dead: tra le pagine inchiostrate si respira tutto il dramma del “dopo”.
    Ciao
    Sid

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    • Ciao Sid! Ricordo il terremoto del Friuli, il 6 maggio (ricordo bene?), tre giorni dopo ci fu una leggera scossa da noi, la prima di cui io abbia avuto coscienza. E ricordo anche la spiegazione che un maestro ci fece riguardo il cemento armato e le costruzioni che possono resistere ad una scossa.
      Il fumetto non l’ho letto, perché di partenza le storie di zombie non mi interessano granché, ma la versione televisiva, in cui sono inciampata, mi ha presa…

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      • A maggio e a settembre. La politica ignorò bellamente la prevenzione anti-sismica, a nord come a sud, nonostante l’Italia fosse, e sia, un mosaico di placche tettoniche in perenne movimento. E’ vero, certi morti camminano, sulle coscienze di uno Stato colpevole!
        Leggi il fumetto, è bello e intenso, serrato e terrificante!
        Bacio
        Sid

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      • L’errore della “mentalità” del nostro paese è il badare solo all’emergenza senza fare attenzione alla prevenzione. Negli interventi immediati siamo i più bravi, ma cosa ce ne facciamo del primato? Una gara periodica a cui partecipare?
        Allora, dato che ci troviamo, facciamone un concorso vero con relativi premi e primo classificato…
        Il fumetto, prometto, lo leggerò su tuo invito, e mi lascerò terrificare pensando a te! 🙂

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  18. La vita, purtroppo, è un’essenza imprevedibile e ha il potere, improvvisamente, di cambiare le
    nostre abitudini e i nostri pensieri. Quando si sopravvive a un’esperienza devastante, in seguito
    penso, si allarghi la propria ottica mentale e si ammorbidiscano molti presupposti del passato
    che, ora, risultano spigolosi….
    Buona domenica, Dora, e un saluto,silvia

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  19. Bellissimo post! Fa capire che, spesso, le cose che vediamo in Tv si ispirano ad avvenimenti che sono avvenuti o che possono avvenire anche nella realtà. Solo che sembrano lontani, finti… finchè non ci toccano dal vivo.
    Mi dispiace per quello che hai vissuto a un’età così giovane. Sicuramente è un’esperienza che ti ha segnato, anche se per fortuna non hai perso la tua casa e sei stata fortunata.
    Spero che tu non debba più vivere una cosa del genere.
    Un abbraccio 🙂

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  20. A me invece TWD non piace… ho provato a vederla ma quando trovo reazioni senza senso (e ce n’è stata una subito all’inizio), abbandono. Preferisco i film di Romero, quanto meno i personaggi sono coerenti con se stessi. Però capisco il tuo punto di vista, io la vedo come un’opera di fiction, tu ci vedi qualcosa di più.

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      • Io lo giudico proprio a livello di reazioni umane XD diciamo che il “lo incateno, lo dimentico sul tetto in piena estate e circondato da zombie, mi sento in colpa dopo DUE giorni, torno a prenderlo…” mi ha infastidita. O gli spari in testa ed eviti che soffra o non torni a prenderlo dopo due giorni (in tre in condizioni normali muori di sete, non oso immaginare due giorni su un tetto in piena estate… )

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      • Sembra irreale ed è irritante, ma quante volte si agisce in un modo sbagliato solo perché non si ha il coraggio di decidere diversamente? SE non gli ha sparato è stato perché non era nella sua natura essere assassino. E il ripensamento avviene quando il cuore non trova pace…

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      • Il ripensamento non può però arrivare due giorni dopo, arriva subito perché il tempo non lo hai. Passati due giorni hai buone probabilità di mandare a morire tutti per chi è già morto. Quindi o lo uccidi subito per evitargli sofferenza o inizi a pensare a un piano già il giorno dopo. Non è il ripensamento in sé, è che la cosa giusta, in questo caso va fatta subito, non dopo quando le probabilità che sia morto sono altissime, mettendo a rischio più persone. Se fossero tornati subito, niente da dire, hanno aspettato però due giorni senza che ci abbiano minimamente pensato o abbiamo progettato un piano.

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      • C’è da dire che gli aveva lasciato la chiave, se poi è andata persa non è colpa sua. Il ripensamento esiste, è inevitabile e ti logora finché non cerchi di rimediare… IN fondo è fiction, ma quanti sarebbero vissuti sereni dubitando delle proprie azioni?
        Ciò dimostra anche che quando ti trovi al comando è difficile prendere una decisione senza il rischio di sbagliare, specialmente quando devi farlo in fretta e pressato dall’agitazione di chi ti è intorno. Non sempre si può sapere quali saranno le ripercussioni, ma non per questo si può stare tranquilli senza provarci

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      • Ma infatti il mio problema non è il ripensamento. A parte che dare la chiave a una persona che prova risentimento va contro ogni logica della polizia… è il fatto che questo ripensamento arrivi due giorni dopo, quando il gioco non va vale candela. Già la mattina dopo avrebbero dovuto mettersi in moto per salvarlo, così facendo, far passar due giorni senza ragione è, a livello di trama e di psicologia, sbagliato specie perché non c’è neanche un fattore scatenante. Dopo due giorni, così decidono di salvare qualcuno che potrebbe essere morto. Se sei il capo, vale davvero la pena tornare indietro a salvare qualcuno che è molto probabilmente morto? Forse, ma va fatto subito quando c’è effittiva probabilità che sia vivo. Due giorni, sotto al sole estivo, senza cibo né acqua, circondato dagli zombie è una tortura immane… una morte molto lenta. Quindi o torni indietro subito oppure sii cosciente che hai abbandonato a morire qualcuno e cerca di prenderne atto, tornare indietro così tardi equivale a mettersi in pericolo inutilmente, te e le persone che ti porterai dietro. Non è una reazione normale o umana… solo che avevano bisogno che il tipo se ne andasse dal tetto e mettesse abbastanza distanza in modo che risultasse, per i protagonisti, difficile da raggiungere. L’ho trovata una soluzione poco ragionata e coerente coi personaggi in sé.

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      • L’hai detto: avevano bisogno che lui se ne andasse dal tetto per dare impulso alla trama. A parte comunque i miei motivi di rimembranze, anch’io ho trovato a volte deludente lo sviluppo della storia. Cio nonostante la curiosità dopo un po’ vince, ma questo è un discorso comune a tutto ciò che si guarda e che dopo un po’ ti sa prendere, a prescindere dal gradimento…

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  21. Having trouble with the translation widget but the title of the post made me look in another browser lol. We love the Walking Dead series and are not usually horror flick fans (although Dean Koontz is a good read too). And you are right, it is about survival at the core and being forced to face the dread of circumstances outside of our control. I think the show is a big hit because zombies can represent anything that is pervasive, devastating, and life altering – earthquake, depression, wars, heartache, accidents, crime etc… all which can leave someone in ‘survival mode’. I’ve heard some great quotes in walking dead as well was was surprising. All in all, love the show!

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  22. Non guardo queste serie tv e in genere non amo il genere horror, però hai reso bene l’idea del tuo post. Ricordo benissimo il terremoto dell’Irpinia e anche quello del Friuli. Grazie a Dio non ho mai avuto esperienze simili, però qui a Firenze ogni tanto sentiamo qualche scossa, sia quelle che arrivano dall’Appennino che quelle del Chianti ed è proprio pauroso! TI senti impotente contro la natura…

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