Il guinzaglio

Camminava con il capo chino e le mani in tasca. Ogni passo gli costava fatica quanto una corsa. Costringersi a proseguire era una violenza, una tortura che si stava imponendo. Il cuore gli indicava la direzione opposta, ma sapeva che non era più il tempo di percorrerla. Se l’avesse fatto, sarebbe stato costretto a passare sotto casa di lei, a fermarsi, sperando di vederla comparire. Si sarebbe seduto sulla panchina nella piazzetta antistante ed avrebbe spiato i suoi movimenti, aspettando di essere visto. Ma non poteva farlo, non più, da quando le aveva detto chiaramente che era finita. Sì, era finita, ed era stato lui a lasciarla. Rivedeva ancora il momento in cui l’aveva fatto, secco, risoluto nella decisione di metterla in condizione di non amarlo più. Le aveva parlato con freddezza, con voluto distacco, con la convinzione che era ciò che voleva veramente. Le aveva detto che la trovava appiccicosa come carta moschicida, che era stanco di essere la sua mosca, che ce ne sono tante di mosche, tanto per lei uno valeva l’altro, vista la facilità con cui si innamorava. Le aveva rimproverato di essere assillante con la sua presenza assidua e predominante che gli toglieva l’aria. Lei c’era sempre, con il sole e con la pioggia, di giorno e di notte, servile e accondiscendente.
Sì, l’aveva trattata male per scelta, per allontanarla. Non sopportava i suoi occhi imploranti, il suo pianto sincero, il suo mettersi in discussione sempre e comunque, in ogni caso. Lui che si chiudeva nel silenzio alla sua richiesta di risposte. Lui che non sapeva affrontarne i dubbi e li vedeva come un attacco alla sua autonomia. Lui che non credeva potesse esistere un amore così forte da far di un uomo un amato, nonostante i suoi difetti. Un motivo diverso, più segreto, un obiettivo, un bisogno, qualsiasi motivazione era plausibile, ma non l’amore. Quello era sicuro fosse solo un miraggio, un’illusione creata ad arte come arma per manipolare l’altro, una fantasia a cui si fa riferimento nei momenti di noia. Niente di più di un metodo, con cui lui non voleva essere costretto. Per questo aveva additato i pregi di lei come difetti, demolendone la struttura, le certezze, la continuità, perché in fondo, se la demolizione era stata così facile, ciò lasciava intendere che le proprie convinzioni erano fondate. E c’era riuscito, l’aveva ferita, denigrando la sua essenza, dalle abitudini più banali alle cose che per lei avevano più importanza, da quel suo giocherellare con una penna quando era nervosa, all’attaccamento che dimostrava per ogni forma di animale. Sì, c’era riuscito, perché lei ne era uscita distrutta, incredula di tanta cattiveria, di tanto accanimento.
Aveva vinto, ma perché ora di quella vittoria non sapeva più che farsene? Perché la mancanza di lei gli riusciva così intollerabile? La libertà riconquistata non lo quietava, non era più sufficiente lo spazio ritrovato nella sua vita, perché di essa non riusciva più ad individuarne il significato. Ad un tratto si era ritrovato solo con se stesso e il vuoto che aveva tanto desiderato, sentendosi estraneo a tutto quello che era sempre stato.

Stordito dai suoi pensieri si fermò ad osservare una donna a spasso col suo cane. Fissò l’animale vincolato alla padrona e tremò al pensiero che anche l’amore ti mette il guinzaglio. Era appunto stato il legame, il vincolo che si crea, a renderlo titubante al punto da rivolgersi contro di lei e la prepotenza del suo sentimento. E stava sospirando per quell’idea che ridava vigore alla sua scelta, quando una scena gli sovvertì le certezze: il collare si aprì accidentalmente e la bestiola si ritrovò libera. Provò soddisfazione a quella vista, immaginando la fuga del cane, finalmente libero di decidere la direzione, ma con suo grande stupore, invece di gioirne e correre via felice, esso si fermò intimorito, con lo sguardo perso. Quindi il guinzaglio non era solo costrizione, pensò con amara delusione, ma rappresentava anche una protezione, una sicurezza.

121 pensieri su “Il guinzaglio

  1. I guinzagli vanno bene anche perché hanno il mollettone che si sgancia, sono i collari che strozzano. Del resto la cinofilia moderna dice pettorina e al posto del guinzaglio dopo un lungo lavoro d intesa, la voce. Ciao sempre bello leggerti

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  2. Bravissima Dora 👍 con una metafora sei riuscita a raccontare uno spaccato di vita che rispecchia una situazione attuale.. Molte volte ci soffermiamo sulle apparenze e sulle prime intuizioni, senza pensare molto, prendendo delle decisioni affrettate e del tutto sbagliate.. Bisognerebbe avere la lucidità di comprendere tutto a 360 gradi e poi trarre le conclusioni. In questo caso sì che potremmo dire di aver preso la giusta decisione, per noi e per gli altri!
    Il tuo racconto di legge piacevolmente, hai una semplicità di scrittura impressionante! Complimenti 👏 😉

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  3. leggo e resto stupita dal modo semplice e penetrante con cui riesci a far provare emozioni descrivendo momenti che tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella vita…

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    • Forse lui vedeva l’amore come un guinzaglio, mentre in realtà è il semplice legame affettivo che si instaura tra due persone “legate” sentimentalmente. Come dici tu è come tenere per mano… Ma a volte le nostre paure possono farci vedere le cose in maniera diversa da come sono in realtà…

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  4. Se non sapessi che questo è il tuo blog e che tu sei Dora, io capirei il tuo modo di scrivere, ti ritroverei in giro, hai ritmo e una volta trovato il ritmo le parole vengono da sole ( questa l’ho rubata a Virginia! ), ma lo penso veramente. Complimenti: Sei per caso di Torino? Se non voi rispondere qua, fallo in privato, noto che nei tuoi post, tag, parli sempre di Torino.

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  5. Stare con la persona amata è una scelta che si fa ogni giorno, una scelta di mente R poi di cuore. Questo secondo me è un amore sano. ☺️
    Bravissima hai reso perfettamente l’idea, complimenti cara 😘😘😘

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  6. A dire la verità, concordo con Sem sul fatto che se l’amore viene visto come un guinzaglio, e il guinzaglio come sicurezza senza la quale ci si sente persi, qualcosa non va. Però è molto vero che le persone che stanno male con se stesse tendono a vedere la parte che limita, quella che ti fa sentire legato, e non si accorgono che la mancanza di libertà e di spazio non viene dall’amore, ma ce l’hanno dentro. Allora qualunque relazione, anche quella con più potenzialità, finisce per morire in uno spazio chiuso. Bel racconto!
    Alexandra

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    • Infatti, tutto dipende da come vediamo le cose, da come le interpretiamo. L’amore è comunque un impegno che si prende con l’altra persona. Quanto siamo disposti ad impegnarci? Buongiorno Alexandra, un sereno sabato! 🙂

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  7. As usual writing/reflecting about relationships is something that you do exceptionally.
    Of course we find ourselves in what you reflect about and that makes us think as well.
    Even if it is not very pleasant for us!
    Un piccolo bacio Dora!

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  8. Mi viene in mente Jeanne Moreau, in”Querelle de Brest”di Fassbinder, quando canta: ognuno uccide ciò che ama. C’è chi lo uccide da giovane, chi lo uccide da vecchio… Qua sembra che si sia “giovani”, anche se la metafora del guinzaglio la trovo leggermente ambigua: è vero che risulti essere una protezione per l’animale, ma è anche vero che può ridurre in schiavitù. Penso che, forse, sarebbe più efficace una metafora che esplicitasse complicità ed afflato respinti…
    Ciò non toglie che il tuo scrivere sia sempre speciale…
    Un abbraccio di soffici nuvole orlate del raso vespertino………

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    • Potrebbe sembrare ambigua, ma anche no. Il protagonista teme che legarsi ad una persona sentimentalmente equivalga alla costrizione del guinzaglio per il cane. Poi, osservando il comportamento del cane ha il dubbio che possa essere addirittura una sicurezza. Non facciamo altro che cantare il vincolo amoroso come necessario, proprio perché lo stare senza ci spaventa. Quindi alla fine ci si deve chiedere: l’amore è un vincolo forzato, una prigione o un legame che ci dà forza e coraggio? Il cane senza il guinzaglio si è sentito perso, perché è venuto a mancargli quel legame che gli infondeva anche sicurezza (ma poteva anche essere un bambino che perde la mano sicura della mamma…) Per l’uomo cosa accade se viene a mancare l’amore? Quanti sfuggono l’amore perché consapevoli che in una certa maniera se ne diventa schiavi? Perché, in fondo, ogni volta che amiamo perdiamo un po’ della nostra libertà…

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      • Sinceramente, nel finale, quell’agitarsi di guinzaglio, l’ho preso come rimpianto per una sicurezza mancata dal protagonista. Sarà perchè non ho una visione positiva del guinzaglio nel caso dell’uomo. Mentre per l’animale potrebbe starci benissimo: in fondo è una garanzia per difenderlo dal traffico o dall’aggressione di altri cagnacci. Mentre per l’uomo ha una valenza decisamente negativa: presuppone che l’essere umano abdichi ad ogni sua capacità di giudizio critico ed adesione volontaria, per non dire di quell’equilibrio tra i voleri di una coppia e che io definisco “complicità” in un rapporto d’amore,in cui non esistono guinzagli se non per la libera scelta e per gioco nella dinamica tra due individui. Questo a mio modestissimo ed insignificante parere. Arrivando poi agli interrogativi che tu poni in modo molto pressante e competente, posso soltanto dirti: non è che si sfugge l’amore perchè si abbia paura di diventarne schiavi, semplicemente lo si rifiuta perchè ci sono problematiche interiori che fanno si che non si riesca ad empatizzare con l’altro, oppure che si è dotati di quello spirito, autonomo e individualista, che fa sì che si consideri come costrittivo ogni possibile legame che vada oltre un certo limite nei rapporti interpersonali. In pratica si è single per definizione. Ma ciò non vuol dire che non si sia in grado di amare, o che si rifugga l’amore, bensì che si ricercano nuovi tipi di rapporti e legami a livelli diversi da quelli considerati tradizionali di coppia. Insomma, credo che non sia l’amore a renderci schiavi, casomai siamo noi a finire schiavi dell’abitudine. E, l’apparente rifuggire l’amore per non esserne schiavi, è semplicemente espressione di aspetti e caratteristiche interiori che vanno oltre la paura della perdita della libertà. Poichè credo che nell’amore non si perda mai nulla della nostra libertà, quando questo è espressione di un legame accettato e condiviso di complicità ad ogni livello del vivere di sempre…

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      • Questo è un vedere armonioso e logico, ma nella realtà ci sono mille maniere di vivere e vedere l’amore. Scegliere di vivere da soli è una scelta di vita, ma rifiutare un amore perché non si è disposti a legarsi ci fa entrare in un campo un po’ complesso e a volte c’è chi sente la necessità di svalutare ciò a cui si rinuncia, per avere il coraggio di farlo. L’amore non rende schiavi nel senso letterale della parola, ma chiede rinunce, pensieri per l’altro, adattamento e cambiamento di stile di vita. Per schiavitù si intende il desiderio, la necessità dell’altro che ti porta a cercarlo e a volerlo, che te ne fa sentire la mancanza. La “schiavitù” forse potremmo quasi descriverla come un collante naturale che tiene insieme la coppia e la famiglia, il legame affettivo. Certamente, in un rapporto sano, la libertà non viene a mancare, ma deve comunque essere preso in considerazione il condizionamento che l’amore per l’altro ha sulla nostra vita.

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  9. Il guinzaglio può dare sicurezza, ma nello stesso tempo togliere libertà, per questo a mio parere, quel guinzaglio non deve essere costrizione e nemmeno troppo corto, altrimenti può creare paura, paura di un legame troppo simile alla dipendenza. E allora che il guinzaglio ci sia, ma che rappresenti la reciproca comprensione e il reciproco sostenersi, sia nel bene che nel male.
    Molto bello il tuo racconto Dora, sempre a mio parere, porta a riflettere su quanto importante possa essere un “guinzaglio” in un rapporto!!
    Serena notte e buona domenica, Pat

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    • Sono contenta Pat della tua interpretazione perché aggiunge un nuova lettura. Infatti è della diversità di intendere il guinzaglio chi io voglio fare analisi e capire quanto varia sia l’importanza del legame per ognuno di noi. Una buona domenica anche a te! 🙂

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  10. oh dora! mammamia che emmmmozioni porti sempre tu! le convinzioni e le paure radicate che abbiamo ci fanno fare scelte… la libertà di correre via del finale, ma poi la scelta di rimanere è una cosa bellissima!

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  11. Bellissimo racconto! Come non specchiarsi per il proprio vissuto? Ho vissuto da “padrone” e non ero contento, ho vissuto da “cane” e non ero contento (meno che mai), in entrambi i casi forse il “guinzaglio”, sia subito che tenuto in mano, era una costrizione. Per l’oggi non mi pronuncio, sarebbe complicatissimo esprimersi!
    Grazie Dora. 🙂

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