Il Professore Luongo

Foto presa da avellinesi.it
Foto tratta da avellinesi.it

Lo ricordo farsi strada tra la gente impegnata nella passeggiata domenicale. Lo si vedeva spuntare da lontano, anzi era il suo cartello a dar segno della sua presenza, prima di tutto. Un cartello enorme che ai miei occhi di bambina pareva gigantesco e faticoso da sorreggere.
Mi incuriosiva il suo gesto e il mistero delle sue motivazioni, che lo spingevano a tale sacrificio. Avrei voluto saperne di più, ma gli adulti a cui avevo modo di chiedere mi consigliavano di stargli alla larga, perché era matto, dicevano. Che non fosse ben visto da alcuni lo si sentiva nell’aria, ma avevo anche l’impressione che fosse una persona con tante cose da dire e che quello fosse l’unico modo per farsi sentire. Se non ti comporti in modo strano,  infatti, non fai personaggio e non attrai l’attenzione.

Per anni, nei miei ricordi, l’uomo con il cartello è stato legato alla scritta di cui si faceva portavoce:”È colpa tua! I figli non ti obbediscono perché hanno troppi soldi in tasca!“, fino a quando, in una libreria di Torino, ho trovato il libro Anni Settanta del fotografo e scrittore Dario Lanzardo. In esso vi è una foto che ritrae l’uomo che ricordavo, con il suo immancabile cartello, nei pressi dello stabilimento Fiat di Mirafiori a Torino. Da lì, cercando in internet, ho scoperto il sito avellinesi.it e alcuni articoli che parlano di lui. Ho così saputo che era un professore di liceo e che con quell’agire mirava ad evidenziare la decadenza morale della società e la rincorsa al denaro che avrebbe portato solo a una perdita graduale di valori. Da insegnante, aveva avuto l’opportunità di osservare da vicino i giovani e i loro disagi, giungendo alla conclusione che la responsabilità del declino sociale fosse da attribuire soprattutto alle famiglie.

Il prof. Luongo con una sua classe. 1945 Foto presa da avellinesi.it
Il prof. Luongo con una sua classe. 1945

Foto tratta da avellinesi.it

Il Professore era solito girare l’Italia con quel suo enorme cartello e palloncini colorati per i bambini. E il suo avanzare era preannunciato dal suono del suo fischietto, immancabile richiamo per i più distratti. C’è chi parla di lui come di un uomo attento ai bambini, cosa che mostrava col gesto di spolverare i palloncini prima di regalarli.

Io lo ricorderò sempre come un uomo che è riuscito a trovare un modo per farsi vedere e sentire dalla gente, e, soprattutto, rimanere nel cuore di chi l’ha conosciuto.

Foto presa da avellinesi.it
Foto tratta da avellinesi.it

121 pensieri su “Il Professore Luongo

  1. ma che bella storia!
    grande Dora che l’hai trovata e condivisa… 🙂
    e trovo delizioso il gesto di spolverare i palloncini… che bellezza… anzi Bellezza!!…
    ( mi ha ricordato “l’uomo col megafono” di Silvestri…)

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  2. Col tuo tocco di deliziosa tenerezza hai disegnato una figura splendida di essere umano a tutto tondo, di quelli che, con la propria originalità, hanno cercato di richiamare l’attenzione ai guasti di questa società…..
    Felice del tuo ritorno
    Un abbraccio di petali vellutati…..

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  3. Io conosco il personaggio perché me ne parlò mia mamma tanto tempo fa … più che altro ricordavo il nome me lo ripeteva spesso… grazie dell’approfondimento … dovrei aver qualche libro o vecchio articolo che parla di lui chissà in quale meandro dello Studio ma se trovo ti dirò. Bacio ❤

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  4. I love stories about lost causes, with unbreakable heroes, fighting against all odds.
    I also remember some of those determined and restless people ready to change the world back in those days. Where are they now? We still need them! They have all been swallowed by the big cities, controlled, they have become one of us!
    I enjoyed your post very much!

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    • Ciao José! Sono contenta che ti sia piaciuto. Sì, il Professore è stato un eroe, a modo suo, anche se a noi può sembrare che abbia combattuto contro i mulini a vento. Ma anche solo il ricordo che ha lasciato è una vittoria. Tanto è vero che adesso ne stiamo parlando… 🙂

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  5. Buongiorno Dora , questo articolo mi ha fatto riflettere .Viviamo in tempi che sono cambiati radicalmente rispetto ad anni fa .Io scriverei un nuovo cartello : É colpa tua ! i figli ti obbediscono perché non hanno un futuro e campano con il vostro stipendio o pensione ancora per un po’…Quando voi non ci sarete più I figli non obbediscono e si ribelleranno al sistema marcio che c’è .
    Cosa ne pensi ?
    Buon inizio settimana cara amica .Un abbraccio 🙂 ❤

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    • Ciao Viola! Sì, è un momento strano quello che viviamo che si potrebbe ritrovare in ciò che dici.E’ sul ribellarsi al sistema che ho i miei dubbi. A disfare le cose si fa in fretta, ma a recuperarle ci vuole molto, troppo tempo… Magari avverrà, ma sarà un processo lento e doloroso… Un abbraccio anche a te, e che sia una buona settimana per tutti noi 🙂

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  6. Una bella storia che grazie al tuo ricordo ora è conosciuta da più persone!
    Chissà perché quando una persona fa qualche cosa di diverso da ciò che è considerato “normale” viene subito additata come pazza. Questo professore non lo era per niente, anzi aveva scritto una gran verità nel suo cartello, anche se ovviamente non sempre la colpa è solo dei genitori!!
    Saluti, Patrizia

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  7. Ciao, volevo lasciare la mia testimonianza. Sono di Roma, e da ragazzino quando la Roma giocava in casa andavo sempre allo Stadio Olimpico a vedere la partita.
    E ricordo benissimo questo signore con i suoi cartelli colorati, credo fossero rosa e verde.
    Sto parlando più o meno della fine degli anni ’80 inizio ’90. Le squadre giocano in casa ogni due domeniche, e la Roma si alterna con la lazio, ma io sono portato a pensare che venisse lì ogni volta che c’era una partita, che fosse della Roma o della lazio.
    Mi ricordo che lo vedevo sempre al termine della partita, quando la gente defluiva dallo stadio, a pensarci bene quel posto e quell’ora del pomeriggio era il momento di massima visibilità possibile per lui!
    Esattamente si posizionava su viale del Foro Italico tra la fontana del globo (la cosiddetta “palla”) e la stele Mussolini (“l’obelisco”), quello era il punto di massimo deflusso dallo stadio verso ponte Duca d’Aosta.
    Oggi mi è casualmente riaffiorato questo ricordo, e oltre a trovare qualche notizia sul web ho trovato anche tre foto che ho condiviso in un gruppo Facebook di tifosi romanisti. Le foto hanno ricevuto molti “mi piace” e molti commenti da persone che ricordavano questo personaggio dell’epoca….
    Ciao!

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    • Massimiliano, che bella testimonianza che lasci. Sono contenta di conoscere qualcuno che del Professore sa e ricorda. Le foto che hai sono cosa rara, perché a quanto pare sono andate perse quasi tutte. Sicuramente cercava di essere il più visibile possibile, la sua era una missione, più che un obiettivo personale. Come insegnante conosceva la realtà famigliare e cercava di avvertire, a modo suo, riguardo ai rischi per la società tutta. Ma come sempre, chi come lui cerca di farsi ascoltare deve comportarsi in maniera eccentrica, diventare un personaggio, e questo porta a una mal considerazione…
      Ti ringrazio molto, sono felice del tuo passaggio 🙂

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