Devi volermi bene

Mi affacciai sulle scale per salutare mia madre, prima che la campanella segnasse l’ora d’inizio delle lezioni. Come ogni mattina le avevo dato un bacio nell’androne dove mi lasciava senza fretta di andar via, presente fino all’ultimo gradino che mi divideva dal primo piano. Come ogni mattina, quella volta mi ero girata a guardarla per l’ennesimo cenno di mano, quando la vidi, intenta a parlare con qualcuno. Mi sporsi con la curiosità di chi non ha nulla da temere, con l’animo leggero e divertito dal fatto di non esser vista, quando il cuore mi si spezzò di colpo e il tradimento che mi accorsi di subire annullò ogni altra sensazione. Stava parlando con la maestra, quella nuova, quella giovane e bella, quella amica, comprensiva e disponibile, quella a cui avevo confidato il mio segreto.

Entrai in classe con le lacrime agli occhi, sforzandomi di trattenerle per non dar modo a nessuno di scrutarmi. Mi sedetti al mio posto con l’animo pesante e il corpo molle di chi ha faticato in una cava tutto il giorno, da più giorni. Eccola la maestra, la mia amica, la persona a cui avevo detto che pensavo di non essere figlia della famiglia in cui vivevo. Eccola colei a cui avevo spiegato di averlo sempre saputo dai discorsi e dalle domande poste a mia madre dalla gente per strada, quando, immancabilmente, chiedevano se fossi io la bambina che “si erano presi”. “E certo che sono io, non lo vedi come ci sta male per questa domanda la mia mamma, non vedi l’imbarazzo che ha per la mia presenza e la sua voglia di fuggire da te che la stai torturando?”.
Ogni persona era un pericolo, ognuno di loro s’intrufolava nella nostra vita con il desiderio di racimolare particolari interessanti. Ma di particolari mia madre non ne voleva rivelare, almeno non con me al fianco, e toccava proprio a me ogni volta salvarla dal disagio, fingendo il solito capriccio di bambina, quello con cui si lamenta stanchezza o voglia di gelato.

Nell’intervallo la maestra mi prese da parte e mi rivelò che sì, ero stata adottata, ma che ero fortunata perché i miei nuovi genitori mi volevano bene e anch’io dovevo volerne a loro. “Certo, maestra, era solo per curiosità, solo perché avevo dei ricordi che mi conducevano ad una casa diversa, a persone diverse, a situazioni diverse che ad un tratto non ho più trovato. Le ho parlato solo per essere sicura se fossero sogni o ricordi veri, solo per capire che tipo di testa avessi, se ero una che viaggia di fantasia e basta”. Il mio unico obiettivo in quel momento era far cessare al più presto quel suo bisogno di riappacificazione e zittire quel suo volersi mettere l’animo in pace, raccogliendo applausi per l’idea e il coraggio di indagare così a fondo nella questione. Sì, voleva che le attribuissi il merito di aver intermediato con mia madre, di averle riportato il mio disagio, di averle raccomandato di parlarmi con amore.

E mia madre mi parlò con amore, ma con l’amore che chiedeva a me, per alleviare la sua sofferenza. “Ma no, cosa credi? Quella era solo una nutrice, una a cui ti abbiamo affidata per un po’. Non dire più certe cose in giro, ci fai soffrire. Devi volerci bene, perché noi te ne vogliamo”, mi disse con gli occhi lucidi e il tono mesto. “Certo mamma che ti voglio bene!”, le dissi abbracciandola con le lacrime agli occhi. “Non ti lascerò mai, te lo giuro, starò sempre con te!”, la rassicurai carezzandole il viso.
Le avevo detto ciò che voleva sentirsi dire. Per far smettere al più presto le sue bugie e il suo lamento. Avevo letto sul suo viso l’inadeguatezza e la paura a cui io sola avrei potuto mettere fine. Aveva mentito, come aveva sempre fatto, portando avanti la sua convinzione che così potesse divenire tutto vero e indistruttibile, perché nessuno avrebbe mai smontato quel suo castello di carte.

164 pensieri su “Devi volermi bene

  1. Cara Dora,
    ho letto con interesse questo tuo post con i miei occhi di padre.
    Effettivamente troppe volte, quando i bambini ci chiedono qualcosa di “impegnativo”, come temi concernenti la morte, l’amore, il sesso, la droga, la vita, … tendiamo a rimandare, evitare, schivare con semplici ed inutili risposte che nella maggior parte dei casi fanno più male che bene.
    Riuscire ad affrontare queste situazioni senza paura, prendendosi il tempo necessario e usando un linguaggio a loro comprensibile dovrebbe essere uno dei piacevoli compiti principali di ogni genitore. Certo non è cosa facile. Bisogna restare umili e imparare pian piano, senza temere di ammettere la propria inadeguatezza o ignoranza. Spesso abbiamo paura a mostrarci deboli davanti ai nostri figli perché poi pensiamo di perdere tutta la nostra “forza”, ma invece è proprio il contrario. Più riusciamo a metterci al loro livello e più loro ci daranno fiducia.
    In fondo basta poco … “bisognerebbe solo riuscire” ad usare il proprio cuore, farlo parlare esattamente come facevamo noi alla loro età, al posto di ostinarci sempre a proporre soluzioni troppo complesse, ragionate e razionali che non portano a nulla.

    ps: questo è solo il mio modestissimo pensiero, esposto qui, senza nessunissima pretesa … soprattutto sperando di non esser andato fuori dal seminato.

    Buona continuazione

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    • Quando si espone il proprio pensiero non si va mai fuori del seminato… E ti ringrazio per aver lasciato il commento, che lascio che parli da solo (perché parla bene) senza la mia interferenza. Buon pomeriggio Christian! 🙂

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  2. Pensa che, anch’io da piccolo, avevo di questi pensieri, ovvero che non fossi figlio dei miei genitori, ma che fossi stato adottato. Il pensiero mi solleticava quando mi sentivo non amato e magari ignorato. Certo sono sensazioni che si provano fallaci. Però quando si fanno realtà è qualcosa che credo sia devastante per un bimbo: come già detto da qualcuno, si è ancora fogli da scrivere. Ed averci impronte così condizionanti non è mai bello…
    Splendida lettura più che mai, di una linearità empatizzante che spiazza… Uno dei tuoi racconti, tra quelli che ho letto sinora, più belli, coinvolgenti ed emozionanti…
    Un bacio di luna calante

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    • Devastante è stato il tradimento degli adulti. Se fossero stati sinceri sarebbe stato diverso. Sapere e far finta è un onere troppo gravoso richiesto ad un bambino… Il tradimento della maestra, poi, ha reso tutto molto più complicato da gestire…
      Un bacio anche a te Silviatico, fatto di serena armonia

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  3. Una bambina sveglia. Perchè sei stata costretta a esserlo? Io ero un rintronato totale…
    Ma davvero ti ha detto “devi volerci bene perchè noi te ne vogliamo”? Queste bugie portate avanti a lungo… ma se si è convinti che sia la cosa giusta da fare, davvero convinti, sono poi così imperdonabili? Non è così semplice capire cos’è giusto o sbagliato…

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  4. Quando la paura di svelare le proprie fragilità prende il sopravvento, ci si barrica dietro un “castello di carte” obbligando chi ci circonda (non può scegliere diversamente), ad abitarlo insieme a noi. L’ apparente fortezza ci dà l’illusione di una base sicura da cui guardare il mondo e dalla quale escludere tutto ciò che ne minerebbe alla radice il precario equilibrio. A qualunque costo! Anche esercitando il ricatto affettivo e inducendolo al senso di colpa. Chi subisce inerme perchè troppo piccolo e incapace per difendersene, mette in atto tutte le strategie difensive di cui dispone, come fossero uno scudo. La dinamica che si viene a creare è deleteria e dolorosa per tutti i protagonisti. Nessuno vince e ognuno cerca di sopravvivere come può. Trasformando, se ci riesce, il sentimento di vulnerabilità in possibilità e quello di smarrimento in voglia di riscatto. Mi auguro sia stato questo lieto fine di questa dolorosa storia! Buona giornata!

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    • Per fortuna ho una volontà forte e perseverante, sempre alla ricerca di risposte. E come per una malattia si cerca di identificare l’agente eziologico, così io sono andata all’origine dei comportamenti, analizzandoli. Prima di tutto i miei per capire meglio gli altri. In me lei non troverà vittimismo, ma solo sana amarezza… Sì, la ricerca dell’affetto è sempre stata motore nella mia vita, ma questo non ha annebbiato e condizionato il mio vedere e volere… Il senso di colpa ha inciso parecchio, trasformando necessità d’altri come mie, ma sempre in maniera non del tutto determinante. C’è, invece, un altro senso di colpa che ha influito maggiormente, ma di questo parlerò in futuro…

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  5. oi dora… mi sembra di capire che ora quella bambina sia diventata una splendida donna, con la stessa voglia di verità…
    i bambini capiscono e assimilano cose che a volte i grandi non vogliono sapere…
    poi ho ià detto il mio pensiero che una mamma è una mamma, biologica o no…

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  6. “Il mio unico obiettivo in quel momento era far cessare al più presto quel suo bisogno di riappacificazione e zittire quel suo volersi mettere l’animo in pace, raccogliendo applausi per l’idea e il coraggio di indagare così a fondo nella questione” dal brano

    Che gran dono saper scrivere.
    Ho letto con piacere e coinvolgimento. Il genere di parole che cerco e che con piacere trovo.

    Ale

    Torna da queste parti, a piedi scalzi sente la tua mancanza!

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  7. I grandi, spesso, non si rendono conto di quanto sia eclatante il percepire la veridicità, di
    alcune situazioni ,da parte dei loro figli…
    Sempre bello leggerti, Dora, un sorriso per te, silvia

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  8. Cara Dora, un vissuto intenso con un carico non da poco…rassicurare gli adulti sul fatto che tutto vada o stia andando bene…sembra una cosa assurda e inspiegabile, eppure accade. Mi hai emozionata, tanto, e fatto riflettere. Sei una donna che sono felice di aver incontrato 😀😊😍😘

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  9. Gli adulti non ignorano, sanno benissimo sempre tutto, guardano però i bambini negli occhi e in quel preciso momento si sentono inadeguati al proprio ruolo. Finché si é bambini si ha la forza e la capacità di affrontare tutto, anche le insicurezze di coloro che dovrebbero essere le nostre guide. Ci regali emozioni incredibili come sempre Dora. 😘

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