Due giorni

“Entra! Non temere…”, la prese per mano e la condusse in casa.
“Sicuro che poi non si accorgerà di nulla?”, chiese lei con timore.
“Starà via due settimane. Avremo tutto il tempo per mettere a posto!”
“Ma è tutto così strano…”, proprio non le andava di intrufolarsi così nella vita di un’altra. Le pareva una mancanza di rispetto.
“Vieni qui!”, fece lui deciso, tirandola a sé.
Stare tra le sue braccia le fece dimenticare ogni riserva. Tutto spariva, ogni cosa perdeva d’importanza. Era con lui, null’altro contava. E poi, come negare quanto fosse eccitante quella trasgressione e il rischio che aleggiava nell’aria? Era curiosa di entrare nella sua intimità, in ciò che fino ad allora le era stato oscuro. Insieme, non avevano mai passato una notte intera. Ed ora l’avrebbe visto e avuto in tutti i momenti della sua giornata.
“Voglio che tu viva in questa casa per poterti ricordare e vedere anche quando non sei qui. Ti amo ed è un tormento stare senza di te.”, le disse guardandola negli occhi. “Dimmi che non mi lascerai mai, che sarai sempre mia!”
“Sì, amore, sarò sempre tua!”, gli rispose con il cuore che batteva senza alcun controllo.

Si erano conosciuti in primavera, entrambi seduti da soli in un bar, entrambi col desiderio di non essere più soli. Lui le si era avvicinato chiedendole semplicemente se avesse voglia di scambiare qualche parola. E lei non aveva detto di no a quell’uomo di cui si era innamorata all’istante.
Da quel giorno si erano amati, lasciati e ripresi. Certo, la presenza ingombrante di una moglie non rendeva il rapporto sempre facile e sereno. Ma voleva dimostrargli tutto il suo amore, gli sarebbe stata vicino e non lo avrebbe lasciato mai. “L’amore aiuta a superare tutto.”, si diceva convinta. “E anche se non potrò mai vivere con lui, non lo lascerò, perché non posso farne a meno”.
Aveva raccolto i suoi sfoghi, per l’oppressione di una moglie che non lo aveva mai amato. L’aveva assistito nel pianto, vinto dalla disperazione, ogni volta in cui il loro amore era stato messo in discussione. “Dammi solo un po’ di tempo. La lascerò, per te, perché voglio vivere con te il resto dei miei giorni.”, le aveva assicurato lui tra le lacrime. “Ero troppo giovane e l’ho sposata per sbaglio. Non l’amo, non l’ho mai amata.”

Ogni cosa in quella casa ricordava la sua rivale. La disposizione dei mobili, le tende, i libri. La immaginava in cucina, in bagno, in quel letto dove ora lei stava dormendo. Ma soprattutto era lui a ricordarla di continuo. Ne aveva decantato le lodi in cucina e nel tenere in ordine la casa. Le aveva subito mostrato i suoi abiti, i suoi fiori, il suo profumo che volle subito farle provare.
Si alzò senza far rumore e si mise a girare per l’appartamento. Erano passati due giorni, ma le erano sembrati un’eternità. Il suo amore, quello per cui avrebbe dato la vita, non era più lo stesso, non lo riconosceva più.
Due giorni, solo due giorni e il suo castello era crollato. Di colpo le si erano presentati avanti agli occhi i momenti in cui lui l’aveva trattata male, le parole offensive dette con cattiveria, il tono della voce arrogante e poi, il solito pentimento, le lacrime e quel modo che lui aveva di dire: “É colpa mia tesoro, perdonami!”

Due giorni aveva impiegato per decidere cosa fare, anche se l’aveva capito da subito, appena entrata in casa, quando lui le aveva chiesto di far l’amore sul divano, dove lo faceva con sua moglie la sera. E anche se lui ne aveva parlato con rabbia, mostrando quasi ribrezzo, a lei era caduta ogni speranza, e ogni illusione era svanita. Di colpo l’aveva visto falso, egoista. E non avevano importanza i motivi che lo spingevano ad agire in quel modo, se la sua fosse malattia o perversione. Sapeva solo che stava male, che aveva voglia di piangere, di gridare, di picchiarlo. Perché, se ami qualcuno, non le parli di un’altra, non ami il suo corpo come se fosse quello di un’altra.
Aveva aspettato due giorni per avere il coraggio di andar via, ma alla fine lo fece, lasciandosi i dubbi alle spalle.
Si vestì in fretta, preparò le sue cose e si tuffò in strada. Quello non era l’amore della sua vita. Era solo un uomo, come tanti, che non valeva la pena amare.

166 pensieri su “Due giorni

  1. Letto in un fiato: riesci a creare un clima empatico, con la tua narrazione, davvero bello. Subito ci si ritrova coinvolti in storie particolari e complesse. Come in questa, in cui la presa di coscienza dell’eroina si saluta con un senso di liberazione e partecipazione…
    Bello tantissimo bello
    Un abbraccio di vento sereno

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  2. Le persone andrebbero educate all’amore: troppo spesso non vi si è abituati e non lo si sa riconoscere. E quando ancora lo si riconosce c’è sempre il rischio di non sapersi comportare in maniera adeguata.

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  3. Sono d’accordo con Dora ciò che penso è semplicissimo: vivere momento

    per momento, uscire veloce dal passato senza proiettare alcun futuro…però
    godi il silenzio, la gioia la bellezza di questi momenti e come diceva Gabriel
    Garcia Marquez ” Non smettere mai di sorridere, nemmeno quando sei triste, perché non si si sa mai chi potrebbe innamorarsi del tuo sorriso”.

    Complimenti Dora !<3

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  4. Ti dirò che io quelle che si accodano all’uomo di un’altra non le ho mai capite!Primo perché certe cose non mi va di condividerle con nessuno;secondo perché mi fa schifo chi mente e tradisce;terzo perché non vorrei mai che un’altra persona dovesse soffrire a causa mia.Chi non ama più moglie o marito lo lasci non prenda in giro moglie/marito e amante! Detesto i vigliacchi ma anche chi si illude di poter sostituire la moglie/marito di turno e si prende gli avanzi della vita degli altri!

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  5. A volte ci si rende conto, a malincuore, che quello che credevamo un grande amore, non
    era altro che un incontro occasionale della vita, non degno d’un impegno mentale valido
    Ho gradito molto la lettura del tuo brano.
    Per quanto riguarda la scritta sui cookie, è wordpress stesso a manlevarmi da qualsiasi
    responsabilità, che possa in qualche modo nuocermi.
    Un caro saluto,silvia

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  6. Emozionante, coinvolgente e quanto mai vero … l’amore a volte stravolge la realtà, ma l’amore ha bisogno di crescere, maturare, trasformarsi … quando succede sai riconoscerne la verità … puoi raggiungere il cielo o sprofondare nell’abisso … ma hai amato … Bellissimo racconto, Dora, sai scrivere così bene che difficilmente non ci si immedesima, complimenti. 🙂

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