Amore ti appartengo!

“Amore ti appartengo, come il giorno al Sole. Respiro avida le tue parole, sognando carezze mai avute”; “Amore sono persa in te, nulla di me ha volontà di resistere…”, e così via. Tutto dipende dalla fantasia di chi scrive. Taluni lo fanno con dolcezza e passione, altri invece optano per parole più aggressive o al contrario arrendevoli, in un gioco di ruoli dove l’altro è colui, o colei, a cui ci diamo, senza remore né pentimento.
Alla base di questa necessità di espressione c’è il bisogno di appartenenza. Non siamo “programmati” per vivere da soli, per cui, come gli animali trovano sicurezza e garanzie di sopravvivenza facendo parte di un branco, manifestiamo tale istinto  soprattutto con il  bisogno di far parte della vita di qualcuno in maniera stabile e duratura. E che sia la famiglia, la scuola, una banda o un innamorato, l’esigenza della relazione sociale influenza inevitabilmente la nostra vita.

Il bisogno di appartenenza è innato e lo si può comprendere, per esempio, pensando ai bambini abbandonati negli orfanotrofi. Dopo vari tentativi andati a vuoto, il loro pianto cessava perché avevano imparato che dall’altra parte nessuno avrebbe raccolto quel richiamo. E iniziava così la loro resa al silenzio e la chiusura al mondo, mentre l’eventuale sopravvivenza veniva segnata per sempre dalla consapevolezza di non appartenere a nessuno.
Appartenere quindi si identifica non con il possesso, ma con l’amore. Se io appartengo, sono amato. E, se sono amato, sopravvivo, perché ho una possibilità e uno scopo per sopravvivere.

Questo è un argomento molto vasto che non si può confinare in un breve post, ma mi piacerebbe comunque estrapolare un piccolo appiglio di riflessione. Quanto siamo disposti a vivere senza appartenere a nessuno? E in quale maniera la nostra vita sarebbe influenzata dalla mancanza dell’appartenenza?

66 pensieri su “Amore ti appartengo!

  1. Mica paglia, oserei dire: c’è tutta l’esistenza di miliardi di individui, in quei due interrogativi, alla fine della tua più che interessante riflessione.Mi limito semplicemente a rispondere al primo notando che l’appartenenza non può significare annullamento del sè, cosa che molto spesso si traduce in fraintendimenti mortali. Mentre per il secondo penso che andrebbe rapportato in gran misura della capacità dell’individuo di comprendere in sè il proprio essere individuo autonomo ed allo stesso tempo necessitante dell’altro da sè. Ma sempre in chiave di compartecipazione ai disagi dell’esistenza…………Un caro saluto ed un fiore……………..

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  2. Secondo me il segreto sta nelle regole. Tu parli non solo di amore, ma anche di famiglia, scuola, branco… questi ultimi esempi hanno sempre regole molto rigide e se vuoi farne parte devi sottostare a delle regole precise. In amore può verificarsi la stessa cosa allora diventa possesso. Se invece avviene tutto per libera scelta e tolleranza della diversità, allora le cose cambiano molto…

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  3. Appartenere si, ma mai annullarsi per qualcuno, amici, amore o famiglia che sia.
    Non bisogna mai a rinunicare a sè stessi per qualcun altro. Se si ama una persona la si ama per come è, senza volerla cambiare o renderla simile a come noi vorremmo che fosse, al nostro ideale:)))

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  4. Se appartenere è darsi, incondizionatamente senza “se” e senza “ma”, incuranti dell’indomani e delle incertezze del futuro, con i bagagli del passato dimenticati nell’ultima stazione ferroviaria, è un atto d’amore che ha un valore incomparabile. Grazie… un post molto bello e intenso.

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  5. Post interessante…con un quesito dai risvolti troppo vasti…in sintesi (se smp si può sinsetizzare) secondo me sí da un lato ogni uno è nato x non vivere solo e quasi smp la solitudine ti devasta. ..dall’altro delle volte quando non si è soli si cercano angoli di solitudine. ..qst diventa un paradosso dell’animo xkè infondo l’essere umano è incontentabile. ..

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  6. Avere qualcuno al proprio fianco è una necessità insità nell’umanità, anche se non sempre
    tutti i tentativi vadano a buon fine….
    Buon lunedì, Dora, silvia

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