Il bastone

“Il bastone l’hai portato?”, chiese la nonna vedendomi arrivare.
“No!”, le risposi, come ogni volta, sempre con un po’ di pentimento. In fondo non chiedeva nulla di così impossibile, ma la mamma aveva detto che era inutile farglielo avere, perché sarebbe stato solo d’intralcio. Finché fosse rimasta a letto non le sarebbe servito a nulla.
“Ma il dottore cosa dice?”. Con quella domanda tentavo di giustificarmi.
“Se aspetto che lui mi dia il permesso non mi alzerò più da questo letto. Non voglio mica fare la fine di quella lì!”, e indicò la donna nel letto di fronte al suo. “Si è indebolita al punto che ha bisogno di aiuto per tutto. Senti, domani portami il bastone!”, concluse sbrigativamente.
“Ma cosa te ne fai se non ti puoi ancora alzare da sola? Perché non chiedi prima al medico?”
“Proprio lui! Quando passa per le visite non si avvicina neppure. L’altro giorno ho tentato di tirargli il camice per farlo fermare un attimo, ma ha fatto finta di niente e ha continuato il giro. Hai voglia a dirgli le cose, non ti ascolta!”
Non sapevo cosa dire per farle capire che era solo questione di tempo. Era sempre stata uno spirito libero e indipendente ed ora non accettava l’immobilità, seppur per un breve periodo. Sicuramente aveva paura di non riuscire più a tornare come prima e questo la preoccupava.
“Va bene, domani te lo porto”, la rassicurai cedendo alla sua richiesta. “Ma tu promettimi che non farai sciocchezze e che chiederai…”
“Tu non preoccuparti, so io cosa fare. Domani ricordati di portarmi il bastone!”, mi interruppe categorica.

Il giorno dopo mi presentai in ospedale con il bastone tanto reclamato, carica di preoccupazione. Sì, la mia era una resa. Mi stavo comportando come una madre che cede ai capricci del figlio solo per mettersi l’animo in pace. Ma, in fin dei conti, anche se mi sentivo in colpa per non averla accontentata prima, ero sicura che non avrebbe tentato nulla di avventato.
Quando la nonna mi vide, le si illuminarono gli occhi. “Dammelo!” mi ordinò decisa.
“Non è meglio che lo riponga nell’armadietto?”
“No, mi serve. Mettilo qui!” e batté la mano sul letto.
Rimanemmo in attesa, in silenzio, io seduta a leggere una rivista e lei col suo bastone di fianco.
Ad un certo punto sentimmo delle voci in corridoio, poi due medici e un’infermiera entrarono, iniziando il giro dei letti. Quando si avvicinarono alla nonna capii il motivo di tanto nervosismo da parte sua: per quanto lei si sforzasse non riusciva ad ottenere la loro attenzione, e ogni sua lamentela veniva zittita con un risoluto “Non si preoccupi!”.
Mi alzai per prendere il bastone e riporlo sicura che ormai l’idea avesse perso significato, quando vidi la nonna stringerlo forte e puntarlo nel fianco del dottore più vicino.
“Ma signora, cosa fa!”, domandò perplesso il pover’uomo.
“Mi deve fare alzare, sennò non mi muoverò più!”, esclamò mia nonna, felice di avere ottenuto ciò che voleva.

4 pensieri su “Il bastone

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