Questione di territorio

“Ma sei proprio sicura di volere invitare anche lui?”, mi chiese allarmata Agnese.
“Certo!”, risposi. “Verrebbe a saperlo e ci rimarrebbe male!”
“Secondo me sbagli!”, continuò. “È esagitato. Non riuscirai a tenerlo a bada!”
“Vedremo!”, cercai di chiudere il discorso.
Aveva ragione, Franco era un bambino irrequieto. Da più fonti mi erano arrivate notizie sconfortanti riguardo le sue incursioni nelle quali si dilettava una volta entrato in casa. E chi l’aveva ospitato si era ritrovato con i nervi a fior di pelle, visto lo spirito di avventura che lo portava ad arrampicarsi sui mobili o a trascinare i coetanei in giochi alquanto movimentati.
Non sapevo come avrei affrontato la cosa. Di certo i gemelli non ritenevano fosse un pericolo e l’avevano invitato alla loro festa di compleanno, assicurandomi che lo avrebbero tenuto sotto controllo.

“Ma cosa ti aspetti, che i tuoi figli gli facciano da guardia del corpo?”.
Agnese aveva resistito solo pochi minuti per poi riprendere il discorso. Le volevo bene, ma a volte trovavo un po’ pesante l’ostinazione dei suoi consigli. Non avendo figli, si era legata molto ai miei, cosa che la faceva quasi sentire responsabile nei nostri confronti.
“Di sicuro andrà tutto bene!”, cercai di rassicurarla.
“Non dimenticare, però, che non ci sono solo i tuoi figli. Anche se con loro va d’accordo, non è detto che con gli altri bambini vada tutto bene!”
Aveva ragione. Quel bambino dimostrava di mal tollerare chi si rifiutava di seguire le sue direttive, e, più di una volta, era arrivato alla lite. Ma io non potevo farci nulla, a meno di annullare tutto, e questo non potevo farlo, non era giusto.

Arrivai al pomeriggio della festa stanca e preoccupata. Sapevo che mi sarebbe toccato un attento servizio di vigilanza, ma ero comunque intenzionata a nascondere i miei timori per non turbare nessuno.
Alle quattro la casa cominciò a riempirsi di bambini. Nessun genitore o nonno si offrì di rimanere per darmi una mano, ma forse era meglio così. Avrei gestito la cosa a modo mio , e poi, c’era pur sempre Agnese a darmi una mano.
Tra gli ultimi arrivò Franco con un’espressione corrucciata e le mani ciondolanti. La nonna entrò per prima, mi salutò, si prodigò in mille ringraziamenti e se ne andò. Lui, nel frattempo, se ne era rimasto sulla soglia a fissarmi. Lo guardai a mia volta, gli puntai lo sguardo direttamente negli occhi e dissi: “Questa è casa mia! Comando io!”

Mai festa di compleanno fu più tranquilla…

14 pensieri su “Questione di territorio

  1. Ehi Ciao!
    Ma che cosa carina.. non sapevo di questa tua passione… leggendo… quasi ti vedo.. mi sembra di sentire la tua voce! ti abbraccio.

    Paola Sartori

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  2. E’ un po’ triste questa tendenza, che ho riscontrato più di una volta, a escludere qualunque potenziale causa di “problemi”, anche quando si tratta di un bambino, pur di avere una vita tutta liscia e tranquilla e senza nulla che la smuova. Così lo si ferisce, tra l’altro, sempre di più (il che certo non ne migliorerà il carattere), mentre davvero basta, a volte, prendersi la responsabilità di porre dei limiti ed essere un po’ decisi nel farli rispettare, senza tarpare le ali a nessuno. Solo, facendo gli adulti, e lasciando che il bambino faccia il bambino 🙂

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