La piazza

L’altoparlante annunciò la partenza del treno. Giulio prese posto vicino al finestrino, gli piaceva osservare le case che fiancheggiavano i binari e immaginare la vita dall’unico fotogramma di quotidianità che riusciva a cogliere: una donna che stende il bucato, un uomo che sorseggia il caffè in piedi sul balcone, un ragazzo seduto su una panchina con il capo rivolto in basso a fissare le sue scarpe.
Si voltò a guardare gli altri viaggiatori e si chiese quali rapporti avessero con il mondo. Avevano amici? Condividevano con loro la vita? O erano così presi dal lavoro da non avere il tempo di incontrare nessuno? Ripensò alla piazza del paese dove suo padre lo portava la sera per incontrare gli amici. Dopo cena, senza appuntamento, si era certi di trovare qualcuno. Si chiacchierava, si rideva… Ora, invece, erano rare le volte in cui riusciva a vedere gente. L’avarizia del tempo richiedeva un appuntamento che non trovava mai posto in un’agenda sempre piena.

“É libero?”. Una ragazza interruppe i suoi pensieri affacciandosi sul sedile libero di fianco a lui.
“Certamente!”, rispose sistemandosi come quando si cerca di riordinare in fretta l’appartamento all’arrivo di un ospite.
“Vedo che anche lei va al concorso!”, osservò lei indicando la cartellina che Giulio aveva sulle gambe.
“Sì, ormai non me ne perdo uno!”, esclamò con un largo sorriso.
“Eh sì, trovare un lavoro diventa sempre più complicato ed i concorsi danno sempre meno speranze. Sto cominciando a pensare di mollare tutto. A quanti è già andato finora?”
“Una quindicina…”
“Quindici?”, fece lei sgranando gli occhi. “Allora non ho da lamentarmi io che sono solo al terzo”, concluse mesta.
“Effettivamente il numero di partecipanti è così alto da richiedere grande fortuna più che bravura”.

Fu un viaggio piacevole, uno dei migliori che avesse fatto. Mai aveva conversato tanto con qualcuno ed il tempo era trascorso così in fretta che giunti in stazione provò quasi dispiacere.
Mancavano ancora due ore al concorso, ma il punto di ritrovo era già tanto gremito che si faceva fatica a passare. Cercò con trepidazione i suoi amici e alla fine li vide. C’erano tutti. Li salutò e li abbracciò. Gli faceva piacere avere l’opportunità di presentarli alla sua compagna di viaggio, la sua nuova amica. Li conosceva dall’inizio ed aveva condiviso con loro ogni ansia, ogni aspettativa. La felicità di quei momenti spazzò via la stanchezza del viaggio. E il corpo gli mostrò il suo benessere.
Assaporò ogni istante, registrò ogni parola, ogni espressione. Nulla doveva andar perso, perché unico ed irripetibile.

Ad un tratto qualcuno avvertì che si poteva entrare e prendere posto. La folla cominciò a muoversi. Anche i suoi amici si allontanarono, seguendo il flusso. Lui rimase fermo a guardare.
“Non vieni?”, gli chiese la ragazza perplessa.
“No, io non partecipo!”
“Come? Ma allora, perché sei venuto?”
“Per vedere i miei amici!”

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